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14 Febbraio 2026 - 14:35
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La redazione de La Stampa alza il livello dello scontro e chiede chiarezza sulla possibile vendita del Gruppo Gedi. In una nota pubblicata sul sito del quotidiano, il Comitato di redazione (Cdr) denuncia «la totale mancanza di trasparenza e informazione attorno alla vendita», definendo l’atteggiamento dell’attuale proprietà «inqualificabile» e potenzialmente dannoso anche per l’eventuale nuovo acquirente nei rapporti con giornaliste e giornalisti.
La preoccupazione cresce in un clima già teso, alimentato – si legge nella nota – da «notizie sempre più inquietanti» emerse dalla due diligence condotta sui conti di Gedi dal possibile compratore, il gruppo greco Antenna. Il dossier finanziario e industriale dell’operazione resta coperto da riserbo, ma la mancanza di informazioni ufficiali è diventata il punto di rottura per la redazione.
L’assemblea dei giornalisti chiede all’azienda di «fornire chiarimenti sullo stato delle trattative e sugli eventuali rinnovi dell’esclusiva» e di spiegare se la cessione de La Stampa sia «in qualsiasi modo condizionata alla conclusione dell’operazione di vendita dell’intero gruppo». Un passaggio che rivela il timore che la testata torinese possa essere coinvolta in una strategia più ampia senza un confronto trasparente con chi vi lavora.
Nel mirino non c’è soltanto la proprietà uscente, ma anche il possibile nuovo acquirente. «A chi compra la nostra gloriosa testata – simbolo dell’identità culturale italiana, liberale e democratica – chiediamo di garantire, con un impegno scritto e contestuale alla vendita, la salvaguardia dei posti di lavoro e degli stipendi attuali, con il rispetto di tutti gli accordi aziendali esistenti». La richiesta è netta e riguarda non solo l’occupazione, ma anche la tutela delle condizioni contrattuali e delle redazioni locali. «Un impegno a non chiudere nessuna delle redazioni locali» è indicato come punto imprescindibile.

Il direttore Andrea Malaguti
La redazione sottolinea inoltre la necessità che l’eventuale compratore presenti, oltre alle adeguate garanzie finanziarie, «anche un piano editoriale che assicuri il rilancio del nostro giornale, dopo una stagione estremamente difficile». Un richiamo che va oltre il perimetro aziendale e tocca la funzione pubblica dell’informazione, in un momento in cui il settore editoriale attraversa una fase di trasformazione profonda.
Il tono della nota non lascia spazio a interpretazioni. In assenza di impegni chiari, l’assemblea «si riserva ogni azione che ritenga utile nella lotta per la salvaguardia dei posti di lavoro e del patrimonio culturale e intellettuale rappresentato da La Stampa». Sul tavolo c’è un pacchetto di cinque giorni di sciopero già assegnato, oltre alla possibilità di ulteriori iniziative.
La redazione conferma lo stato di agitazione e il blocco degli eventi speciali sul territorio, segnale concreto di una tensione che non riguarda soltanto i palazzi romani o milanesi, ma anche il rapporto con i lettori e con le comunità locali.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di ridefinizione degli assetti proprietari nell’editoria italiana. Il possibile passaggio di Gedi al gruppo Antenna aprirebbe una fase nuova, ma anche delicata, per una delle principali realtà giornalistiche del Paese. La richiesta dei giornalisti de La Stampa è chiara: non un cambio di proprietà calato dall’alto, ma un’operazione accompagnata da trasparenza, tutele occupazionali e una visione editoriale capace di rilanciare una testata che rivendica un ruolo storico nel panorama culturale italiano.
Ora la palla torna all’azienda e al potenziale acquirente. Le prossime settimane diranno se prevarrà la linea del dialogo o quella dello scontro. Intanto, la redazione ha scelto di rompere il silenzio e di chiedere garanzie formali, scritte e pubbliche.
A sostegno della redazione è intervenuta anche Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, che in una nota si schiera «con le colleghe e i colleghi de La Stampa che oggi chiedono garanzie e trasparenza sulle ipotesi di vendita delle testate del gruppo editoriale». L’esecutivo sottolinea come «il silenzio intorno alle condizioni di cessione del gruppo stia condizionando la vita delle redazioni e crei grande incertezza sul futuro delle diverse testate».
Per Usigrai, un eventuale cambio di proprietà di un gruppo come Gedi non è un passaggio meramente societario ma un’operazione con ricadute economiche e sociali che «dipendenti e cittadini hanno diritto di conoscere». Il futuro di un gruppo editoriale, si legge ancora, «riguarda anche la comunità dei suoi lettori» e richiede quindi impegni chiari su «posti di lavoro, livelli salariali e assetto delle redazioni».
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