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Foehn devastante tra Canavese e alte valli torinesi: raffiche fino a 168 km/h e rischio valanghe in forte aumento

Gran Vaudala sfiora i 170 km/h, oltre 40 centimetri di neve fresca in alta Val Susa e gestori dei rifugi invitano a non salire in quota

Foehn devastante tra Canavese e alte valli torinesi: raffiche fino a 168 km/h e rischio valanghe in forte aumento

Foehn devastante tra Canavese e alte valli torinesi: raffiche fino a 168 km/h e rischio valanghe in forte aumento

Non è stato un semplice episodio di vento. Nelle ultime ore le alte valli alpine del Piemonte sono state investite da venti di foehn tempestosi, con raffiche che sui rilievi del Torinese hanno toccato valori eccezionali. Il dato più impressionante arriva da Ceresole Reale – Gran Vaudala, a 3.200 metri di quota, dove le stazioni meteorologiche hanno registrato una punta di 168 chilometri orari. Numeri che parlano da soli e che raccontano la violenza di una massa d’aria calda e secca scesa con forza oltre la cresta alpina.

Non è un caso isolato. A Bardonecchia – Punta Ban (2.694 metri) le raffiche hanno raggiunto i 134 km/h, mentre Balme – Rifugio Gastaldi e Crissolo – Rifugio Quintino Sella hanno toccato i 133 km/h. A Giaglione – Rifugio Vaccarone, a 2.745 metri, il vento ha soffiato fino a 129 km/h. Valori che collocano l’episodio tra i più intensi della stagione invernale in corso.

Il foehn, vento di caduta tipico delle Alpi, è noto per la sua capacità di innalzare rapidamente le temperature e asciugare l’aria. Ma quando si presenta con questa intensità, diventa un fattore di rischio. Non solo per l’escursionismo in quota, ma anche per la stabilità del manto nevoso. Il brusco aumento termico associato alle raffiche ha infatti aggravato il pericolo valanghe, già elevato dopo le abbondanti nevicate degli ultimi giorni.

Dal Rifugio Selleries, nelle Valli Chisone e Susa, le immagini della tarda mattinata di giovedì 12 febbraio mostrano raffiche violente che sollevano nuvole di neve e riducono la visibilità. I gestori hanno invitato con decisione a non salire in quota anche nella giornata successiva, sottolineando la persistenza di un forte rischio valanghivo e l’instabilità del manto nevoso. Un appello alla prudenza che arriva in un momento in cui molti appassionati di sci alpinismo e ciaspolate guardano alle finestre di bel tempo come occasioni da non perdere.

Il quadro meteorologico, però, è tutt’altro che stabile. Mentre il foehn spazza le creste, una nuova perturbazione atlantica è pronta a riportare condizioni pienamente invernali. Tra venerdì sera e sabato pomeriggio sono attese nevicate fitte su gran parte dell’arco alpino piemontese, con accumuli che potrebbero risultare significativi soprattutto sui settori occidentali.

L’alta Val Susa è già stata protagonista di giornate intense. Gli sfondamenti da Ovest dei nuclei precipitativi hanno determinato nevicate continue tra la Valle d’Aosta occidentale e i rilievi francesi, con effetti marcati anche sul versante piemontese. A monte di Bardonecchia, sopra i 2.000 metri di quota, sono stati segnalati oltre 40 centimetri di neve fresca nelle ultime 36 ore. A Rochemolles, sotto un forte rovescio di neve, il paesaggio si è trasformato rapidamente in un bianco compatto e profondo.

Questo alternarsi di precipitazioni abbondanti e vento forte rappresenta uno degli scenari più delicati per la montagna invernale. Il vento, infatti, ridistribuisce la neve, creando accumuli irregolari e lastre instabili che possono cedere al passaggio di un singolo escursionista. Il rialzo termico legato al foehn contribuisce ulteriormente a modificare la struttura del manto, rendendolo più fragile in alcuni strati.

Non va sottovalutato neppure l’impatto sulle infrastrutture di alta quota. Raffiche superiori ai 150 chilometri orari possono mettere a dura prova impianti di risalita, linee elettriche e strutture leggere. In diversi comprensori sciistici si è proceduto alla chiusura temporanea di alcuni collegamenti proprio per ragioni di sicurezza.

Il fenomeno del foehn, pur essendo noto e ricorrente, negli ultimi anni ha mostrato episodi di intensità crescente. Gli esperti sottolineano come la combinazione tra correnti occidentali più frequenti e configurazioni bariche favorevoli possa amplificare gli effetti sulle Alpi occidentali. Il risultato è una montagna sempre più esposta a sbalzi termici repentini: neve abbondante, poi vento caldo e secco, quindi nuove perturbazioni.

Per il Piemonte alpino si tratta di un inverno dinamico, caratterizzato da accumuli nevosi importanti ma anche da fasi di forte instabilità. Un contesto che impone attenzione costante non solo agli operatori turistici, ma anche agli appassionati. Il richiamo alla prudenza non è formale. Il pericolo valanghe, già elevato in diverse zone, potrebbe ulteriormente aumentare con le nuove nevicate attese.

Nel frattempo, le immagini delle raffiche che sferzano le creste e delle bufere di neve in alta Val Susa restituiscono la potenza di una montagna che non fa sconti. La spettacolarità del paesaggio imbiancato convive con la necessità di rispetto e cautela. Le prossime ore saranno decisive per capire l’entità dei nuovi accumuli e l’evoluzione del rischio.

Il Piemonte si prepara così a un nuovo passaggio perturbato, dopo aver registrato uno degli episodi di foehn più intensi dell’inverno. Le valli alpine restano sotto osservazione, tra record di vento e metri di neve fresca. In quota, più che mai, è il momento della responsabilità.

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