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12 Febbraio 2026 - 09:01
Valanghe, scatta il livello 4-FORTE: vento a 140 all’ora e montagne del Torinese a rischio massimo
Il livello di pericolo è salito a 4-FORTE su una scala di 5 e il messaggio è chiaro: in alta montagna le condizioni sono critiche. Il Centro Funzionale di Arpa Piemonte ha emesso per giovedì 12 febbraio un’allerta gialla per valanghe sulle zone di alta valle del Torinese, ma il dato che preoccupa è l’innalzamento del rischio valanghivo ai massimi livelli prima del grado estremo.
Nelle ultime 24-36 ore le precipitazioni sono state copiose. La neve fresca si è depositata su un manto preesistente già abbondante e, soprattutto, facilmente trasportabile dal vento. Una combinazione che innesca uno scenario delicato: la stratificazione diventa instabile, i carichi aumentano e le sollecitazioni prodotte dal vento possono favorire distacchi improvvisi. A complicare il quadro è l’intensificazione del foehn, con raffiche attese tra i 120 e i 140 chilometri orari sui crinali nel pomeriggio-sera di giovedì.
Il vento forte non è soltanto un elemento di disturbo atmosferico. In ambito nivologico rappresenta un fattore determinante: sposta grandi quantità di neve, crea accumuli irregolari, forma lastroni duri sopra strati più deboli. È in queste condizioni che si generano le valanghe a lastroni, spesso le più pericolose perché possono coinvolgere anche gli strati profondi del manto nevoso. Ed è proprio questo lo scenario indicato da Arpa: possibili distacchi che potrebbero interessare non solo la superficie, ma anche livelli più interni e strutturalmente fragili.
Le aree maggiormente esposte sono le valli di Susa, Lanzo e Orco, territori già abituati a inverni intensi ma che in queste ore si trovano a fronteggiare una combinazione di fattori critici. Qui sono attese le raffiche più violente e qui il pericolo di fenomeni valanghivi anche di grandi dimensioni è considerato concreto. Non si parla solo di piccoli distacchi spontanei, ma di eventi capaci di interessare pendii ampi e di raggiungere zone abitualmente meno esposte.
Il grado 4 della scala europea del pericolo valanghe indica condizioni in cui il manto nevoso è fortemente instabile su molti pendii ripidi. I distacchi possono avvenire già al passaggio di un singolo escursionista e le valanghe spontanee, anche di grandi dimensioni, diventano probabili. In queste situazioni, l’attività fuori pista e le escursioni in quota richiedono massima prudenza, quando non la rinuncia totale.

Dopo il picco di instabilità atteso per giovedì, è previsto un temporaneo miglioramento. Ampie schiarite e un’attenuazione delle precipitazioni dovrebbero caratterizzare la giornata di venerdì, offrendo una breve tregua. Ma si tratterà di una pausa fragile. Entro la serata di venerdì 13 febbraio una nuova perturbazione raggiungerà il Piemonte, riportando precipitazioni moderate e diffuse.
Tra la notte e la mattinata di sabato 14 febbraio sono attesi rovesci anche a carattere più intenso. La quota neve si collocherà mediamente tra i 900 e i 1.300 metri, con possibili sconfinamenti fino ai 700 metri sul Cuneese. Significa che molte vallate alpine e prealpine torneranno a imbiancarsi, andando ad aggiungere nuovi strati su un manto già complesso.
E non sarà finita. Un’ulteriore perturbazione è prevista tra la tarda serata di domenica e il pomeriggio di lunedì. In questo caso si parla di nevicate da sfondamento all’interno delle valli alpine, dal Monviso al Verbano-Cusio-Ossola, con fenomeni intensi tra Canavese, Biellese, Sesia e Ossola. In alcune zone la neve potrebbe scendere fino ai fondovalle, rendendo più delicata anche la viabilità ordinaria.
La sequenza di impulsi perturbati disegna un quadro tipicamente invernale ma particolarmente dinamico. La ripetizione di nevicate ravvicinate, intervallate da fasi ventose, è una delle configurazioni più complesse da gestire sotto il profilo del rischio valanghivo. Ogni nuova precipitazione modifica l’equilibrio del manto, mentre il vento rimescola e redistribuisce i carichi.
Per i territori montani si apre dunque una fase di attenzione costante. Le amministrazioni locali, i gestori degli impianti e le squadre di soccorso monitorano l’evoluzione in tempo reale. La raccomandazione è chiara: evitare pendii ripidi non controllati, informarsi quotidianamente sui bollettini aggiornati e non sottovalutare segnali come crepe nel manto o rumori di assestamento.
L’inverno mostra il suo volto più severo proprio quando le condizioni sembrano invitare a uscire, complice la pausa di sole tra una perturbazione e l’altra. Ma dietro l’apparente quiete, soprattutto in quota, possono nascondersi tensioni invisibili. E in montagna l’errore di valutazione può trasformarsi in tragedia nel giro di pochi secondi.
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