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Vannacci lancia la sfida al 2027: “Corro anche da solo” e prepara la rete del Mondo al contrario

Nasce Futuro Nazionale, arrivano fondi e adesioni mentre nella Lega si moltiplicano i malumori e si attende il consiglio federale

Vannacci

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Roberto Vannacci guarda dritto alle Politiche del 2027 e alza la posta. «Corro anche da solo, non c’è nessun problema». L’ex vicesegretario della Lega, da dieci giorni leader di Futuro Nazionale, mette in chiaro che la nuova creatura politica non è un progetto di testimonianza ma un’operazione con ambizioni di governo, dentro o fuori il centrodestra.

Il generale in congedo non arretra, anzi rilancia. La coalizione di centrodestra resta, nelle sue parole, «la collocazione del mio partito». Ma il sostegno non è incondizionato. Lo ha dimostrato il voto “sdoppiato” dei tre deputati di FnV in Aula: sì alla fiducia al governo, no al decreto sull’Ucraina. Una linea che fotografa il doppio registro del movimento: sostegno all’esecutivo, ma marcatura identitaria sui temi sensibili, a partire dall’invio di armi a Kiev.

Sul futuro delle alleanze, Vannacci tiene le carte coperte. «Lo vedremo all’approssimarsi delle politiche del 2027. Dovranno essere fatte scelte e dovranno essere fatte a più teste», spiega in un’intervista televisiva. Nessuna chiusura pregiudiziale, ma nemmeno automatismi. Porte socchiuse a Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia, «che rappresenta principi e valori che condividiamo», ma senza contatti formali finora. Porte invece chiuse a Fabrizio Corona e ai partiti come Sud chiama Nord e Italexit.

Fabrizio Corona

Intanto il motore organizzativo si accende. L’associazione Il Mondo al contrario, nata sull’onda del libro che ha trasformato Vannacci in un caso politico e che conta circa 5.000 soci, è pronta a sostenere il nuovo partito anche sul piano economico e logistico. Lunedì sera l’assemblea voterà una modifica statutaria che inserirà una clausola transitoria fino al 2027: fondi e personale al servizio di Futuro Nazionale per consolidarne la presenza sul territorio. Resterà formalmente un’associazione culturale, ma diventerà il braccio organizzativo della sfida elettorale. Nel testo sarà previsto anche un paletto sull’uso del simbolo, che resterà prerogativa esclusiva dell’eurodeputato e del partito.

Vannacci continua il suo tour in Italia. Tappe nei piccoli centri, sale che si riempiono e talvolta si spostano all’ultimo minuto, come accaduto nel Bresciano dove l’incontro è finito in una pizzeria per indisponibilità della sala prenotata. Promette un pacchetto di misure sulla sicurezza, da presentare forse già a marzo, in una conferenza stampa alla Camera insieme ai suoi “futuristi”, termine che preferisce a “vannacciani”. È su sicurezza, identità e sovranità che intende costruire l’ossatura programmatica.

La rete cresce soprattutto tra i delusi della Lega. In Toscana, sua regione d’origine, si contano almeno otto nuove adesioni di peso. A Modena ha scelto FnV Guglielmo Golinelli, segretario provinciale del Carroccio ed ex deputato con 18 anni di militanza. A Vercelli il vicesegretario provinciale Gian Carlo Locarni, più di vent’anni nella Lega, ha spiegato il passaggio con parole nette: «In FnV trovo più coerenza e più coraggio». A Taranto si è dimesso il segretario leghista Francesco Battista. Segnali che raccontano un malessere diffuso in alcune aree del partito di Matteo Salvini.

La Lega, però, non resta ferma. Domani è convocato a Milano il consiglio federale, il primo dopo l’addio di Vannacci alla vicesegreteria. In cima all’agenda c’è la manifestazione del 18 aprile con i Patrioti europei, in difesa dei valori dell’Occidente. Un evento che punta a rilanciare l’identità del partito e a ricompattare le truppe. Dal materiale promozionale è scomparsa la parola “remigrazione”, cavallo di battaglia di Vannacci, segnale di una possibile presa di distanza per evitare sovrapposizioni e confusione.

Ai piani alti del Carroccio negano che si discuterà già del successore di Vannacci come vicesegretario, ma il nome che circola con insistenza è quello di Luca Zaia. Il presidente del Veneto tace. Si fa strada l’ipotesi che potrebbe accettare solo con ampi margini di manovra e un ruolo operativo reale, non simbolico. Una nomina di facciata non sarebbe sufficiente.

La partita del 2027 è ancora lontana, ma Vannacci si muove come se fosse dietro l’angolo. Costruisce un partito, consolida una base, intercetta malumori e prepara un’agenda identitaria. Con o senza il centrodestra, dice di essere pronto. E nella destra italiana, già attraversata da tensioni sotterranee, la sua corsa solitaria rischia di ridisegnare equilibri e leadership.

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