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Ceres piange Bruno Giacosa, lo storico bidello della Murialdo: “Un’istituzione, una grande persona”

Tra i molti messaggi di cordoglio comparsi sui social anche quello dell'assessore regionale Andrea Tronzano

Ceres piange Bruno Giacosa, lo storico bidello della Murialdo: “Un’istituzione, una grande persona”

Se ne è andato in silenzio, come fanno spesso le persone che hanno passato una vita intera dietro le quinte, a tenere in piedi luoghi e relazioni senza mai cercare il centro del palco. Bruno Giacosa, 89 anni, è mancato all’affetto dei suoi cari il 3 febbraio 2026, come annunciato nel manifesto funebre affisso in questi giorni. I funerali sono stati celebrati venerdì 6 febbraio alle ore 12 al Tempio crematorio di Mappano.

Ma per Ceres, e soprattutto per generazioni di studenti della scuola Murialdo, Bruno Giacosa non è stato soltanto un nome su un manifesto. È stato “il bidello”. Una figura familiare, un volto rassicurante nei corridoi, una presenza costante che ha attraversato epoche e cambiamenti, lasciando dietro di sé un patrimonio di ricordi.

Sui social, in poche ore, si è accesa una scia di messaggi che raccontano molto più di una carriera lavorativa. «R.I.P. Sei stato un’istituzione alla scuola Murialdo di Ceres, lasciando molti ricordi dell’epoca, grande bidello», scrive qualcuno. E un altro: «Un grande bidello, una grande persona». Parole semplici, ma che restituiscono la dimensione di un uomo capace di farsi voler bene.

In un tempo in cui le figure scolastiche sembrano spesso ridotte a ruoli amministrativi, Giacosa apparteneva a quella generazione di bidelli – oggi collaboratori scolastici – che erano molto di più di custodi di aule. Erano punti di riferimento, confidenti discreti, sentinelle silenziose dei cortili e dei corridoi.

Un ex collega lo ricorda così: «Nella mia vita lavorativa da bidello, ora collaboratore scolastico, l’ho conosciuto a molti corsi di formazione e riunioni sindacali in varie sedi scolastiche. Porgo le mie più sentite condoglianze alla famiglia. R.I.P.». Un ricordo che parla anche del suo impegno oltre l’orario di servizio: formazione, incontri, partecipazione sindacale. Segno di una professionalità vissuta con serietà e senso di responsabilità.

Chi abitava vicino a lui lo descrive come «gran brava persona». Un uomo semplice, radicato nel territorio, riconosciuto e stimato non solo tra i banchi di scuola ma anche nella vita quotidiana.

La notizia della sua scomparsa ha raggiunto anche il mondo istituzionale. L’assessore al Bilancio della Regione Piemonte, Andrea Tronzano, ha voluto esprimere pubblicamente il proprio cordoglio: «Condoglianze alla famiglia e a chi lo conosceva e lo apprezzava». Un segno che la figura di Giacosa aveva superato i confini della scuola per diventare patrimonio condiviso della comunità.

Nel manifesto funebre, accanto al suo nome, compaiono quelli della moglie Jolanda, del figlio Mauro, dei nipoti Martina e Francesco, e dei parenti tutti. Una famiglia che oggi raccoglie l’abbraccio di un paese intero.

Ottantanove anni sono quasi un secolo di storia. Bruno Giacosa ne ha attraversato le stagioni con discrezione, scegliendo un lavoro umile solo in apparenza, ma fondamentale nella costruzione quotidiana della scuola pubblica. Chi lo ha conosciuto ricorda probabilmente il rumore delle chiavi nel mazzo, le porte aperte al mattino presto, le luci spente alla fine della giornata, le parole di rimprovero dette con misura e quelle di incoraggiamento sussurrate nei momenti giusti.

La scuola Murialdo di Ceres, in queste ore, non perde soltanto un ex dipendente. Perde un pezzo della propria memoria. Perché ci sono figure che diventano simboli, che si intrecciano con l’infanzia e l’adolescenza di intere generazioni. E quando se ne vanno, è come se si chiudesse un capitolo collettivo.

Resta l’immagine di un uomo dagli occhiali sottili e dallo sguardo gentile, consegnata al manifesto funebre e ai ricordi di chi lo ha incontrato lungo il cammino. Resta, soprattutto, la gratitudine di una comunità che oggi lo saluta con rispetto.

Ceres dice addio a Bruno Giacosa, il “grande bidello” che ha fatto della presenza quotidiana un servizio e della semplicità una virtù. E nei corridoi della Murialdo, per chi sa ascoltare, sembra quasi di sentire ancora il passo tranquillo di chi ha custodito, per una vita intera, molto più di un edificio: ha custodito relazioni, crescita e memoria.

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