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Stop ai cavalli al macello: il Parlamento apre la battaglia che può cambiare per sempre la legge italiana

Dopo anni di tentativi falliti, le proposte per riconoscere gli equidi come animali d’affezione arrivano in Aula. Animal Equality: passo cruciale, ora serve coerenza

Stop ai cavalli al macello

Stop ai cavalli al macello: il Parlamento apre la battaglia che può cambiare per sempre la legge italiana

Il tema è rimasto per anni ai margini. Oggi entra ufficialmente nell’agenda del Parlamento. Le proposte di legge per vietare la macellazione degli equidi in Italia sono state calendarizzate alla Camera. È la prima volta, dopo quattro legislature e diversi tentativi rimasti sulla carta, che l’iter di esame viene avviato in modo concreto.

Le iniziative portano la prima firma delle deputate Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (AVS). A queste si affianca anche una proposta analoga dell’On. Michela Vittoria Brambilla. Il cuore del provvedimento è chiaro: riconoscere agli equidi – cavalli, asini e muli – lo status giuridico di animali d’affezione, vietandone di conseguenza la macellazione.

Un passaggio che, se approvato, cambierebbe radicalmente il quadro normativo italiano. Oggi la carne di cavallo è ancora legale e commercializzata, sebbene si tratti di una nicchia di mercato sempre più ridotta. I numeri parlano di una tendenza in calo costante da oltre un decennio.

Secondo i dati dell’Anagrafe Zootecnica, riportati anche nel dossier della Camera dei Deputati, le macellazioni di equidi sono diminuite progressivamente dal 2012. Il consumo segue la stessa traiettoria. Un recente report Ipsos, pubblicato da Animal Equality Italia, indica che tra i consumatori di carne – pari al 92% della popolazione – solo il 17% dichiara di mangiare carne equina almeno una volta al mese. L’83% afferma invece di non consumarla. Di questi, il 73% motiva la scelta con un sentimento di empatia verso l’animale.

La distanza culturale tra cavalli e altri animali da reddito è uno dei nodi centrali del dibattito. Il cavallo, nell’immaginario collettivo, è spesso associato alla compagnia, allo sport, alla relazione con l’uomo. In Grecia, nel 2020, il Governo ha vietato la macellazione degli equidi, il loro allevamento e l’esportazione per la produzione di carne, pelli e cuoio, riconoscendoli come animali da compagnia. Le proposte italiane si muovono su una linea simile.

Dietro l’accelerazione politica c’è anche la pressione dell’opinione pubblica. Nel 2023 Animal Equality ha lanciato una petizione per chiedere il divieto nazionale della macellazione dei cavalli. Oltre 247 mila cittadini hanno sottoscritto l’iniziativa. Per l’organizzazione, l’avvio dell’esame parlamentare rappresenta un passaggio atteso.

Non è solo una questione etica. Le associazioni animaliste sollevano anche interrogativi sulla trasparenza della filiera e sulla tutela della salute pubblica. Il tema è tornato al centro del dibattito dopo un’inchiesta sotto copertura condotta dal team investigativo di Animal Equality tra novembre 2024 e giugno 2025 all’interno del macello equino Zerbini & Ragazzi, in Emilia Romagna.

Le immagini e le ricostruzioni diffuse dall’organizzazione hanno documentato presunte criticità nello stordimento e nella fase di macellazione degli animali. Secondo quanto denunciato, sarebbero emerse negligenze e violazioni delle norme sul benessere animale. A novembre 2025 l’associazione ha presentato un esposto alle autorità. La Procura di Reggio Emilia ha avviato un’indagine.

L’Emilia Romagna, secondo i dati sui consumi, si colloca al terzo posto in Italia per consumo di carne di cavallo, con il 9%, dietro alla Puglia (11%) e alla Lombardia (24%). Proprio davanti al macello oggetto dell’inchiesta, a dicembre, si sono verificati momenti di tensione: l’On. Stefania Ascari, il consigliere regionale Lorenzo Casadei e l’ex parlamentare Paolo Bernini sono stati minacciati e aggrediti fisicamente mentre si trovavano sul posto.

Il clima attorno al tema è acceso. Da una parte le associazioni animaliste, che parlano di pratica crudele e opaca. Dall’altra una filiera che, pur ridimensionata, esiste ancora e che difende la legittimità di un’attività prevista dalla legge. I numeri, tuttavia, indicano che il mercato della carne equina è sempre più marginale.

La calendarizzazione delle proposte segna un punto di svolta politico. Fino ad oggi i tentativi di introdurre un divieto si erano fermati alle prime fasi dell’iter parlamentare. Ora il confronto entrerà nel merito. Le Commissioni competenti dovranno esaminare il testo, ascoltare eventuali audizioni, valutare gli impatti economici e giuridici.

La questione non è solo normativa. È simbolica. Equiparare gli equidi a cani e gatti significherebbe ridefinire il confine tra animali da reddito e animali d’affezione. Un confine che cambia nel tempo, insieme alla sensibilità sociale.

Il Parlamento si trova davanti a una scelta che incrocia etica, economia e cultura. La discussione promette di essere accesa. Le associazioni annunciano che seguiranno passo dopo passo l’iter legislativo. I promotori delle proposte puntano a un intervento che definiscono coerente con l’evoluzione della società italiana.

Dopo anni di silenzi e tentativi rimasti sulla carta, il dossier “cavalli al macello” entra ufficialmente nel confronto parlamentare. E questa volta, per la prima volta, non sembra destinato a restare chiuso in un cassetto.

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