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Velodromo Francone, il rischio chiusura è reale: senza una firma del Comune il Centro Pista può lasciare il Piemonte

A San Francesco il tempo stringe: entro fine febbraio va inviata la documentazione alla Federazione nazionale, ma manca ancora il titolo abilitativo per l’attività 2026

Velodromo Francone

Velodromo Francone, il rischio chiusura è reale: senza una firma del Comune il Centro Pista può lasciare il Piemonte

C’è un impianto che da quasi trent’anni sforna giovani talenti del ciclismo piemontese. E c’è una firma che ancora non arriva. Il destino del Centro Federale di Avviamento alla Pista al Velodromo Francone si gioca tutto su un atto formale del Comune di San Francesco, senza il quale l’attività 2026 non potrà partire. E senza attività, il rischio è uno solo: perdere un presidio sportivo che dal 1997 rappresenta una palestra di crescita per le categorie Giovanissimi, Esordienti, Allievi e Junior.

L’impianto di via Ghetto è da anni il punto di riferimento per le società ciclistiche piemontesi. Qui si allenano ragazzi che muovono i primi passi sulla pista sotto la guida dei tecnici federali, in un percorso che spesso diventa trampolino verso categorie superiori. Non è soltanto una struttura sportiva, ma un nodo strategico della filiera ciclistica regionale.

A metà gennaio il clima era ancora improntato a un cauto ottimismo. Oggi, con le settimane che scorrono, prevale l’incertezza. L’associazione Velodromo Francone, che gestisce la struttura, attende un provvedimento ufficiale dell’Amministrazione comunale che consenta di proseguire l’attività alle condizioni attuali. Senza un titolo abilitativo, spiegano dalla gestione, non è possibile aprire la stagione.

Il nodo è tecnico ma dalle conseguenze politiche e sportive pesanti. Senza un atto formale – una delibera o un provvedimento equivalente – non si può programmare il 2026. E il calendario non concede margini. Entro la fine di febbraio l’associazione e il Comitato Fci Piemonte devono trasmettere alla Federazione nazionale la documentazione necessaria per confermare l’apertura del Centro Pista. Se il dossier non arriverà nei tempi stabiliti, il Centro potrebbe essere spostato fuori regione.

Non sarebbe un semplice trasferimento logistico. Significherebbe che il Piemonte perderebbe una delle sue eccellenze nella formazione su pista, con ricadute immediate per decine di società e centinaia di ragazzi. E significherebbe che San Francesco vedrebbe svanire un presidio sportivo costruito in quasi tre decenni di attività.

Dietro lo stallo attuale c’è una storia più lunga. In passato l’associazione aveva deciso di rescindere la convenzione di gestione del centro polisportivo con il Comune. Alla base, divergenze sulla visione futura dell’impianto e sulla mancanza di una progettualità a medio e lungo termine. Oggi, però, la priorità è diversa: evitare che la pista si fermi anche solo per una stagione.

La gestione si dice pronta ad accettare una concessione annuale pur di garantire continuità. Una soluzione tampone, in attesa di definire un quadro più stabile. Perché il timore, neanche troppo velato, è che una chiusura anche temporanea possa trasformarsi in definitiva. Le strutture sportive, soprattutto quelle specialistiche come un velodromo, vivono di continuità. Se si interrompe il flusso di attività, di atleti, di eventi, riattivarlo diventa complicato, a volte impossibile.

La partita non è solo burocratica. È una questione di indirizzo politico. A novembre, in un incontro con l’Amministrazione, erano state avanzate alcune proposte sulla visione futura del velodromo. Ora si attende un atto di indirizzo che chiarisca le condizioni per la gestione, così da permettere all’associazione, alla Federazione o ad altri eventuali soggetti interessati di valutare una convenzione a lungo termine.

Il punto centrale resta la responsabilità istituzionale. Senza una decisione chiara, l’impianto resta in una terra di mezzo. E mentre si discute, il calendario federale avanza. La Federazione nazionale ha bisogno di certezze per programmare l’attività dei centri pista. Non può aspettare all’infinito una delibera comunale.

Il Velodromo Francone non è un impianto qualsiasi. In un’epoca in cui molte piste italiane hanno chiuso o faticano a sopravvivere, rappresenta una delle poche realtà attive nel Nord-Ovest. La pista è un settore tecnico, richiede strutture dedicate e personale qualificato. Senza impianti, la disciplina si spegne.

La questione tocca anche il tema più ampio della gestione degli impianti sportivi pubblici. Molti Comuni si trovano a fare i conti con costi di manutenzione elevati e con la necessità di individuare modelli sostenibili. Ma quando in gioco c’è un centro federale riconosciuto, la decisione assume un valore che va oltre i confini comunali.

San Francesco si trova davanti a un bivio: formalizzare una soluzione che garantisca continuità immediata e poi costruire una progettualità più ampia, oppure lasciare che l’incertezza produca effetti irreversibili. Il rischio, per il territorio, è perdere non solo un impianto ma un pezzo di identità sportiva.

Nel frattempo, gli atleti continuano ad allenarsi con il fiato sospeso. Per loro la pista non è una questione amministrativa, ma il luogo dove si misura il tempo, si affinano le traiettorie, si costruiscono sogni. La stagione 2026 dovrebbe essere alle porte. E invece è ancora bloccata da una carta che non c’è.

Il conto alla rovescia è iniziato. Entro poche settimane dovrà arrivare una risposta. Perché nello sport, come nella politica, ci sono momenti in cui rimandare equivale a scegliere. E il Velodromo Francone non può permettersi un altro rinvio.

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