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12 Febbraio 2026 - 09:56
Scontro sul dormitorio, lettera aperta alla sinistra di maggioranza: «Il silenzio è assenso»
La chiusura del dormitorio continua a dividere la politica chivassese. Dopo il duro confronto in Consiglio comunale e il no della maggioranza a riaprire un tavolo istituzionale sul tema, il dibattito si sposta ora fuori dall’aula. Marco Riva Cambrino interviene con una lettera aperta indirizzata al Direttore, entrando nel merito delle posizioni espresse durante la seduta del 10 febbraio e chiamando in causa, in modo diretto, le forze di sinistra che sostengono l’Amministrazione.
Un testo politico, che non si limita alla polemica sul dormitorio ma allarga lo sguardo alla visione di welfare e di comunità che Chivasso intende darsi. Di seguito, la lettera integrale.

Marco Riva Cambrino
Gentile Direttore,
ho letto con attenzione l’articolo sul durissimo scontro in Consiglio Comunale relativo alla chiusura del dormitorio pubblico a Chivasso. Al di là delle tensioni e delle dinamiche d’aula, ciò che emerge con chiarezza è un fatto politico: la maggioranza ha scelto di chiudere, di non aprire un tavolo, di non costruire una prospettiva strutturale sulle politiche sociali.
Ma c’è un punto ancora più grave.
Durante la seduta del 10 febbraio 2026, il capogruppo della lista civica Noi per Chivasso, che siede in maggioranza, ha espresso una posizione inequivocabile: i servizi sociali vengono descritti come un costo; il dormitorio come una spesa da valutare con sospetto; l’emarginazione come una condizione implicitamente riconducibile alla responsabilità individuale più che a quella collettiva.
Non si trattava di una chiacchiera da bar.
Era un intervento istituzionale, in Consiglio Comunale.
E allora mi rivolgo pubblicamente ai dirigenti e ai rappresentanti istituzionali di Sinistra Ecologista, Alleanza Verdi Sinistra, Sinistra Italiana: quale coerenza politica vi lega a questa impostazione? Quale progetto condividete con chi considera il welfare un peso e non un investimento?
Il silenzio, in politica, non è mai neutro.
Il silenzio è assenso.
Se si resta in maggioranza mentre si afferma che i servizi pubblici sono un costo e non una infrastruttura di dignità, allora si accetta quel paradigma. Se si tace mentre si riduce la marginalità a questione individuale, si abbandona la responsabilità pubblica.
Il Socialismo – che per me non è un’etichetta ma un metodo – parte da un principio semplice: la fragilità non è colpa, è una condizione che interpella la comunità. I servizi sociali non sono beneficenza, sono strumenti di emancipazione. Non si limitano a contenere il disagio: costruiscono percorsi di autonomia, reinserimento, integrazione.
Una città che ambisce a essere riferimento territoriale non può chiudere i tavoli e ritrarsi davanti alla complessità. Deve programmare, investire, strutturare. Deve dotarsi di servizi di bassa soglia permanenti, di percorsi di abitare supportato, di progetti di inclusione lavorativa. Deve trasformare l’emergenza in progetto.
Se invece si sceglie di considerare tutto questo una voce di spesa sacrificabile, allora non si sta amministrando: si sta arretrando culturalmente.
Le manifestazioni, le parole altisonanti, le dichiarazioni di principio valgono poco se non trovano traduzione nelle scelte concrete di governo locale. La coerenza si misura nei voti e nei silenzi, non nei comunicati.
Chivasso merita una politica che abbia il coraggio di assumersi responsabilità, non di galleggiare per conservare equilibri.
Merita amministratori che considerino la dignità una priorità di bilancio, non un capitolo opzionale.
Il Socialismo non chiede il permesso.
Costruisce diritti, organizza solidarietà, rende la libertà materiale e non retorica.
Il resto è gestione del presente senza visione del futuro.
Marco Riva Cambrino - Socialista
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