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Più laureate, voti migliori ma stipendi più bassi: il paradosso tutto italiano

Le donne superano gli uomini negli studi, ma restano penalizzate su carriera e retribuzioni; nelle Stem il divario resiste e si allarga con i figli

Laureate più donne che uomini, ma resta il gap sulla carriera

Laureate più donne che uomini, ma resta il gap sulla carriera

Si laureano di più, si laureano meglio e si laureano prima. Eppure guadagnano meno e fanno più fatica nella carriera. È il paradosso che emerge dal Rapporto di genere AlmaLaurea 2026, presentato all’Università di Modena e Reggio Emilia in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza.

Il quadro è chiaro: le donne rappresentano quasi il 60% dei laureati complessivi. Un dato ormai storico, sottolineano gli analisti. Ma la loro presenza diminuisce man mano che si sale nei livelli formativi. Tra i dottori di ricerca, nel 2024, la quota femminile scende al 49,7%.

Non solo numeri. Le laureate ottengono voti mediamente più alti: 104,5 su 110 contro il 102,6 degli uomini. E concludono gli studi nei tempi previsti più spesso dei colleghi maschi: il 60,9% contro il 55,4%.

Eppure, una volta entrate nel mercato del lavoro, le distanze si riaprono. A cinque anni dalla laurea magistrale, considerando tutte le discipline, il tasso di occupazione è dell’88,2% per le donne contro il 91,9% per gli uomini. E sul fronte retributivo il divario è ancora più evidente: gli uomini guadagnano mediamente il 15% in più rispetto alle donne a cinque anni dal titolo.

Il gap si amplia drasticamente in presenza di figli. In quel caso gli uomini arrivano a guadagnare il 34,3% in più delle donne, sempre a cinque anni dalla laurea. Inoltre, i contratti a tempo indeterminato sono più frequenti tra gli uomini (57,8% contro il 52,1%), mentre le donne risultano più esposte ai contratti a termine.

Il Rapporto evidenzia anche una netta segmentazione nei percorsi di studio. Nell’area Educazione e Formazione la presenza femminile supera il 95%. Nelle lauree Stem – Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – la quota femminile è ferma al 41,1%, dato invariato rispetto al 2015. Nei dottorati Stem scende ulteriormente al 36,7%. Nelle altre aree disciplinari di dottorato, invece, le donne superano il 50%.

Anche nelle Stem, però, persistono differenze nel mercato del lavoro. Tra i laureati magistrali Stem del 2019, a cinque anni dal titolo, il tasso di occupazione è elevato ma resta un differenziale di 3,7 punti a favore degli uomini. Le retribuzioni sono più alte rispetto alla media generale: 1.842 euro per le donne e 2.125 euro per gli uomini, con un gap del 15,4%, leggermente più contenuto rispetto al 16,8% del totale.

Un dato in controtendenza riguarda il lavoro autonomo: le donne Stem svolgono più frequentemente attività in proprio rispetto agli uomini, con un differenziale positivo di 3,9 punti.

Il presidente di AlmaLaurea, Ivano Dionigi, non usa mezzi termini: «certificano una realtà discriminatoria tanto nota quanto indecorosa del sistema professionale italiano», con le donne che «scontano una vera e propria discriminazione nel mondo del lavoro». È «evidente», aggiunge, «un deficit di cultura e di giustizia del Paese, che richiede un'azione decisa e congiunta della politica, dell'università e dell'impresa».

Anche la direttrice di AlmaLaurea, Marina Timoteo, sottolinea che i differenziali nei tassi di occupazione e nelle retribuzioni a sfavore delle donne rappresentano una «evidenza» che «si è radicata al punto tale che le donne si dichiarano disposte in misura maggiore degli uomini ad accettare lavori meno retribuiti. Eppure, ragazze e ragazzi vogliono scrivere una storia nuova».

Secondo il Rapporto, sta cambiando anche la visione del lavoro. Le aspettative, comuni a donne e uomini, non sono più legate soltanto alla carriera e al guadagno, ma anche a valori come l’utilità sociale del lavoro svolto.

Il dato, però, resta netto: le donne studiano di più, ottengono risultati migliori e rispettano maggiormente le tempistiche, ma nel passaggio dall’università al lavoro incontrano ancora barriere significative. Un divario che si allarga con la maternità e che, nelle discipline Stem, continua a riflettere una prevalenza maschile consolidata.

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