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Alberi da sradicare per il bacino? A Montanaro esplode la rivolta: “La natura non si sposta”

Il terreno al centro dello scontro è la particella 53: chi chiede di salvare le piantumazioni Pnrr e chi teme lo stop al progetto anti-alluvione

Alberi da sradicare

Alberi da sradicare per il bacino? A Montanaro esplode la rivolta: “La natura non si sposta”

Gli alberi appena piantati non si toccano. È questo il messaggio, netto, che un gruppo di cittadini di Montanaro ha deciso di lanciare all’amministrazione comunale, avviando una raccolta firme per chiedere che le nuove piantumazioni realizzate nell’ambito del Pnrr restino dove sono.

Al centro della vicenda c’è un terreno comunale identificato al foglio 8, particella 53, inserito tra le aree messe a disposizione per il progetto di forestazione urbana. Una porzione di suolo incolto, secondo i cittadini, adatta alla piantumazione e già in parte interessata dall’intervento. Ora però quegli alberelli rischiano di essere spostati, perché l’area rientra nel perimetro su cui dovrebbe sorgere il discusso bacino di laminazione a protezione del rio Fossasso.

Per i firmatari della richiesta, si tratta di una scelta incomprensibile. Sostengono che la natura non debba pagare eventuali errori burocratici o indicazioni poco precise fornite in passato. Ricordano che, nel settembre 2023, il Comune aveva comunicato a Città Metropolitana l’elenco delle particelle disponibili per la forestazione, includendo anche la 53, ma con la dicitura “solo in parte”, senza specificare con esattezza quale porzione fosse effettivamente destinabile agli alberi.

Da qui il nodo. Parte delle piantumazioni è stata effettuata, poi l’intervento è stato interrotto. Nel frattempo, la Regione ha bloccato temporaneamente l’area perché inserita nel progetto del bacino di laminazione, ancora all’esame dell’ente regionale. Il rischio, secondo alcuni esponenti politici, è che la presenza degli alberi possa compromettere la realizzazione dell’opera idraulica, considerata fondamentale per la mitigazione del rischio alluvione.

Il tema riapre una frattura politica e tecnica che a Montanaro si trascina da oltre un decennio. Da un lato c’è il progetto del bacino di laminazione sostenuto con forza dall’ex sindaco Giovanni Ponchia, dall’altro la vecchia ipotesi del quarto lotto dello scolmatore, inserito in un accordo di programma regionale già nel 2010 e parzialmente finanziato. Due visioni alternative su come proteggere il paese dalle piene, dopo le alluvioni che hanno segnato la memoria collettiva.

I cittadini che si oppongono allo spostamento degli alberi non entrano nel merito tecnico delle opere idrauliche, ma chiedono una cosa precisa: non sacrificare le nuove piantumazioni, realizzate senza costi per il Comune grazie ai fondi Pnrr, su un terreno che – a loro avviso – è idoneo, fatta eccezione per la parte già occupata da una zona boschiva.

Dietro la raccolta firme c’è anche una richiesta di chiarezza. Chi ha indicato esattamente le particelle? Chi ha autorizzato la piantumazione in quell’area? È stato un errore di comunicazione tra Comune e Città Metropolitana o una lettura imprecisa delle indicazioni catastali? Domande che ora tornano con forza nel dibattito pubblico.

Alcuni cittadini hanno consultato documenti e geoportali ufficiali dai quali emergerebbe che la piantumazione sarebbe avvenuta proprio nella porzione di particella oggi contestata. Sarà l’amministrazione a dover verificare tecnicamente la correttezza delle operazioni. Il sindaco attuale ha promesso accertamenti per chiarire responsabilità e passaggi amministrativi.

Intanto, lo scontro si allarga. Per chi sostiene il bacino di laminazione, l’opera rappresenta una garanzia contro nuove emergenze idrauliche. Viene ribadito che senza quell’intervento il paese resterebbe esposto al rischio di future alluvioni. Per i firmatari della petizione, invece, la questione va affrontata con prudenza, valutando soluzioni che non prevedano lo sradicamento degli alberi già messi a dimora.

La vicenda tocca un nervo scoperto: il rapporto tra tutela ambientale e opere di difesa idraulica. Negli anni, sul progetto del bacino sono emerse osservazioni e criticità, anche di carattere ambientale, sollevate dalla Regione. Allo stesso tempo, negli ultimi anni sono state avanzate proposte di interventi complementari e di area vasta, come quelle legate al sistema dei canali e alla gestione delle acque a monte, che potrebbero incidere sulla strategia complessiva di prevenzione.

In questo contesto, gli alberi del Pnrr diventano il simbolo di un equilibrio difficile. Da un lato la forestazione urbana, che punta a migliorare la qualità ambientale e a contrastare i cambiamenti climatici. Dall’altro la sicurezza idraulica, tema sensibile in un territorio che ha già pagato un prezzo alto alle piene.

La raccolta firme rappresenta il tentativo di spostare il confronto su un piano pubblico e partecipato. I cittadini chiedono che prima di prendere decisioni definitive si valuti attentamente la compatibilità tra le piantumazioni e il progetto idraulico, evitando interventi affrettati.

A Montanaro, gli alberi appena piantati sono diventati molto più di un intervento ambientale. Sono il centro di una battaglia che intreccia tecnica, politica e visioni opposte di sviluppo del territorio. E la domanda resta sul tavolo: davvero non esiste una soluzione che salvi sia gli alberi sia la sicurezza del paese?

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