La mappa bancaria del Piemonte si sta svuotando, anno dopo anno, e i numeri raccontano una trasformazione che non è più soltanto economica, ma sempre più sociale. La desertificazione bancaria avanza, lasciando interi territori senza sportelli e privando una parte crescente della popolazione dell’accesso diretto ai servizi finanziari di base. A fotografare la situazione è l’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, aggiornato al 31 dicembre 2025, che parla di una regione dove la presenza delle banche si ritira mentre aumentano cittadini e imprese costretti a fare a meno di un presidio fisico.
Secondo i dati diffusi, in Piemonte vivono oggi 669 mila persone in comuni completamente privi di banche. Un numero impressionante, cresciuto di 36 mila unità in appena dodici mesi. Ancora più significativo è il dato storico: dal 2015 a oggi, oltre la metà della popolazione piemontese è stata progressivamente privata dell’accesso agli sportelli bancari sul proprio territorio. Non si tratta di una tendenza marginale o limitata alle aree più periferiche, ma di un fenomeno strutturale che attraversa l’intera regione.
Il quadro territoriale restituisce un Piemonte profondamente diseguale. Su 1.180 comuni, soltanto 191 possono contare su più sportelli bancari, mentre 213 hanno una sola filiale, spesso destinata a diventare l’ultima prima della chiusura definitiva. Altri 226 comuni hanno perso l’unico sportello a partire dal 2015 e ben 550 risultano senza banche già da dieci anni. In molte realtà locali, soprattutto nei centri più piccoli e nelle aree interne, la filiale bancaria non era soltanto un luogo per operazioni finanziarie, ma un punto di riferimento per famiglie, anziani e piccole attività.
Il fenomeno colpisce duramente anche il tessuto produttivo. Sono infatti 47 mila le imprese che hanno sede in comuni privi di sportelli bancari, con un incremento di 2.700 aziende nell’ultimo anno. Per molte di queste realtà, in particolare artigiani, commercianti e piccole imprese, l’assenza di una banca sul territorio significa maggiore difficoltà nell’accesso al credito, nei rapporti quotidiani con il sistema finanziario e nella gestione ordinaria dell’attività.
Le principali responsabilità, secondo il sindacato, ricadono sulle grandi banche, che continuano a ridurre la propria presenza fisica. Dal 2015 Intesa Sanpaolo ha chiuso 77 filiali in comuni piemontesi rimasti completamente scoperti, mentre Unicredit ne ha chiuse 41. Tagli che rispondono a logiche di razionalizzazione dei costi e di spinta verso il digitale, ma che producono effetti profondi sui territori e sulle fasce di popolazione meno attrezzate per affrontare la transizione.
Per First Cisl Piemonte, la desertificazione bancaria non è più una prospettiva futura, ma una realtà consolidata. I segretari regionali Luca Mellano e Luca Caretti sottolineano come dietro le statistiche ci siano persone e imprese che si ritrovano isolate, senza interlocutori per la gestione dei risparmi, per una consulenza o per chiedere un finanziamento. Il rischio, evidenziano, è quello di un progressivo indebolimento del Sistema Piemonte, con territori sempre meno attrattivi e comunità private di un servizio essenziale.
L’allarme lanciato dal sindacato non è soltanto una denuncia, ma anche una richiesta di responsabilità. Viene sollecitato un confronto urgente tra istituzioni, banche e parti sociali per fermare l’emorragia di chiusure e individuare soluzioni che garantiscano almeno un livello minimo di presidio finanziario, soprattutto nelle aree più fragili. In gioco non c’è solo l’efficienza del sistema bancario, ma la coesione sociale e la possibilità, per cittadini e imprese, di non essere tagliati fuori dai servizi fondamentali.
Il tema assume una dimensione nazionale nelle parole del segretario generale First Cisl, Riccardo Colombani, che richiama il concetto di responsabilità sociale degli istituti di credito. Le banche che vogliono essere considerate tali, viene sottolineato, devono dimostrarlo con i fatti: attraverso la riapertura di filiali dove possibile oppure investendo seriamente in educazione digitale gratuita, soprattutto per la clientela anziana e per chi ha meno dimestichezza con gli strumenti online. L’alternativa, secondo il sindacato, è una combinazione delle due strade, per evitare che la digitalizzazione si trasformi in un nuovo fattore di esclusione.
La fuga delle banche dal Piemonte non è dunque solo una questione di numeri, ma un segnale di squilibrio che rischia di accentuare il divario tra centri urbani e territori periferici. Senza un intervento coordinato, la desertificazione bancaria potrebbe diventare un acceleratore di spopolamento, fragilità economica e isolamento sociale, lasciando intere comunità senza l’“ossigeno finanziario” necessario per vivere e crescere.
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