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09 Febbraio 2026 - 17:54
Azzardo d’Italia: 157 miliardi bruciati, mafie in affari e una legge piemontese che non regge
In Italia il gioco d’azzardo non è più un vizio marginale, né una semplice abitudine da bar o tabaccheria. È un colosso economico che nel solo 2024 ha divorato oltre 157 miliardi di euro, una cifra che da sola basterebbe a finanziare intere manovre economiche. A tentare la sorte sono stati almeno 18 milioni di italiani, una platea enorme che comprende persone di ogni età, condizione sociale e territorio. Ma dentro questo fiume di denaro si annidano anche dipendenze, fragilità sociali e un interesse sempre più strutturato delle organizzazioni criminali.
È questo il quadro che emerge dal dossier Azzardomafie, realizzato dall’associazione Libera, presentato in Commissione Legalità del Consiglio regionale del Piemonte da Maria José Fava, della direzione nazionale. Un lavoro che mette insieme gioco legale e illegale, economia e criminalità organizzata, e che restituisce un’immagine inquietante di un fenomeno ormai sistemico.
I dati sulla dipendenza parlano da soli. In Italia 1,5 milioni di persone sono giocatori patologici, pari al 3% della popolazione maggiorenne, mentre 1,4 milioni si collocano in una fascia di rischio moderato. Numeri che non raccontano solo un problema individuale, ma una vera e propria emergenza sociale, che ha ricadute pesantissime su famiglie, servizi sanitari e comunità locali. Dietro ogni giocatore patologico ci sono spesso debiti, isolamento, perdita del lavoro, relazioni spezzate. Una spirale che il sistema dell’azzardo continua ad alimentare.
Il Piemonte, in questo scenario nazionale, occupa una posizione tutt’altro che marginale. Nel 2024 nella regione si sono giocati oltre 9 miliardi e 501 milioni di euro, una cifra impressionante se rapportata alla popolazione. Il dato più significativo è la spaccatura netta tra gioco fisico e gioco online: 4 miliardi e 250 milioni spesi in sale slot, bar e locali, contro 5 miliardi e 251 milioni sul web. Un sorpasso ormai strutturale, che segna un cambio di paradigma e rende il fenomeno ancora più difficile da controllare.
Tradotta in termini pro capite, la spesa media in Piemonte raggiunge i 2.232 euro all’anno per abitante, bambini compresi, anche se l’azzardo è vietato ai minorenni. Torino è la provincia dove si gioca di più in valore assoluto, con 2 miliardi e 172 milioni di euro, pari a 2.347 euro pro capite. Seguono Alessandria con 278 milioni, Novara con 253 milioni e Asti, dove la spesa per abitante arriva a sfiorare i 3 mila euro. Il Verbano-Cusio-Ossola, invece, detiene un primato ancora più preoccupante: è la provincia che, in rapporto alla popolazione, registra le perdite più alte, pari a 492 euro all’anno per residente.
Numeri che non possono essere letti solo come statistiche economiche. Perché, come sottolinea Libera, il gioco d’azzardo è uno dei settori più appetibili per le mafie. In Piemonte sono stati censiti nove clan attivi nel comparto, rendendo la regione – insieme alla Liguria – quella con il maggior numero di presenze criminali nel Nord Italia. L’obiettivo principale delle organizzazioni criminali è inserirsi nelle attività economiche legali, spiega Fava, per riciclare denaro e controllare il territorio. E il gioco d’azzardo è perfetto allo scopo: un euro investito nell’azzardo produce 8-9 euro di profitto, più di quanto renda la droga, e con rischi di sanzioni decisamente inferiori.
Dentro questo contesto si inserisce il nodo politico e normativo. Il dossier di Libera dedica ampio spazio all’analisi delle leggi regionali di contrasto al gioco d’azzardo patologico. Il giudizio sul Piemonte è severo: la legge regionale n. 19 del 2021 si colloca al penultimo posto in Italia per efficacia complessiva. Salvate alcune misure – il distanziometro di 500 metri dai luoghi sensibili, gli orari di spegnimento delle macchinette, l’istituzione dell’Osservatorio regionale e i fondi per la prevenzione – ma il quadro resta lacunoso.
Secondo Libera, mancano elementi fondamentali: un elenco più ampio di luoghi sensibili, l’estensione delle norme anche alle vecchie licenze, orari di spegnimento più incisivi, incentivi per gli esercizi che rinunciano alle slot e un supporto legale ai Comuni che si trovano a difendere regolamenti più stringenti davanti ai giudici. Richieste che aprono inevitabilmente uno scontro politico.

In Commissione Legalità, il dibattito si è acceso. Davide Zappalà (Fratelli d’Italia) ha difeso l’impianto della legge del 2021, respingendo l’idea che il proibizionismo sia la soluzione. Secondo il consigliere, i dati dimostrerebbero l’esatto contrario delle accuse: il gioco fisico in Piemonte sarebbe crollato del 31,4%, passando dai 4,85 miliardi del 2017 ai 3,65 miliardi del 2023. Un calo che, però, è stato ampiamente compensato dall’esplosione del gioco online, cresciuto di oltre il 400% nello stesso periodo.
Per Zappalà, il problema non sta nelle distanze dai luoghi sensibili o nei limiti alle sale slot, ma nelle nuove abitudini digitali e nella mancanza di una vera educazione ai rischi del gioco, soprattutto su internet. Una lettura che sposta l’attenzione dalla regolamentazione del mercato alla responsabilità individuale degli utenti.
Una visione opposta a quella espressa da Pasquale Coluccio (Movimento 5 Stelle), che parla apertamente di fallimento della legge del 2021. Coluccio rivendica i risultati della normativa del 2016, approvata all’unanimità, che avrebbe ridotto volumi di gioco, perdite economiche e accessi ai Serd. Accusa la Giunta Cirio di aver ignorato sia la proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta da oltre 12 mila firme, sia le richieste del mondo dell’associazionismo. Da qui la presentazione di una nuova proposta di legge per ripristinare quelle regole.
Il confronto, insomma, è tutt’altro che chiuso. Tanto che il presidente della Commissione Legalità, Domenico Rossi, ha proposto di coinvolgere anche la Commissione Sanità e l’assessore competente, per approfondire gli aspetti sanitari e il lavoro svolto finora dall’Osservatorio regionale sul gioco d’azzardo patologico.
Perché, al di là delle contrapposizioni politiche, una cosa appare evidente: il gioco d’azzardo non è solo una questione di libertà individuale o di entrate fiscali. È un fenomeno sociale complesso, che muove miliardi, alimenta le mafie e lascia sul territorio una scia di dipendenze e fragilità. E mentre i numeri continuano a crescere, il rischio è che a pagare il prezzo più alto siano sempre gli stessi. Insomma.
C’è chi parla di legalità a ogni comizio, la sventola come una bandiera buona per tutte le stagioni, e poi quando arriva il momento di sedersi davvero ai tavoli dove si studiano mafie, sfruttamento e criminalità organizzata, la sedia resta vuota. È quanto accaduto questa mattina in Consiglio regionale, durante la riunione della Commissione permanente per la promozione della cultura della legalità e il contrasto ai fenomeni mafiosi. Una seduta tutt’altro che rituale, anzi: una di quelle occasioni in cui la politica dovrebbe dimostrare di esserci, con serietà e continuità.
Il programma dei lavori era tutt’altro che secondario. In Commissione si è svolta l’audizione di Libera Piemonte sul dossier Azzardomafie, un documento che entra nel merito dei legami tra gioco d’azzardo e criminalità organizzata, mostrando come le mafie trovino proprio nell’azzardo uno dei canali più efficaci per riciclare denaro e controllare il territorio. A seguire, un momento di approfondimento altrettanto delicato: lo sfruttamento lavorativo, con particolare attenzione al settore agricolo, affrontato insieme a Legacoop Piemonte e Confcooperative, per parlare di caporalato, abusi e lavoro povero.
Due temi centrali. Due fronti su cui si misura la tenuta democratica di una regione. Eppure, davanti a un’agenda così densa e concreta, la maggioranza di destra ha scelto di non esserci. In Commissione, fanno notare i consiglieri del Gruppo PD, erano presenti solo due consiglieri della maggioranza, a fronte di una nutrita partecipazione delle forze di centrosinistra. Un’assenza che, sottolineano dal Partito Democratico, “parla da sola”.
“Di fronte all’importanza del confronto colpisce, negativamente, la presenza di due soli Consiglieri regionali della maggioranza che contrasta con la nutrita presenza delle minoranze di centrosinistra. Questa assenza parla da sola”, dichiarano i consiglieri del Gruppo PD.
Perché non si tratta di una dimenticanza o di un caso isolato. È una linea politica che si ripete. “La destra brilla ancora una volta per la propria incoerenza: quando si tratta di affrontare veramente, nelle sedi preposte, legalità e sfruttamento evita il confronto e si dimostra distratta e poco presente”, prosegue la nota dei dem.
Il Partito Democratico rivendica una presenza costante e un impegno che non si esaurisce nei comunicati. “Non può esserci sicurezza senza legalità, altrimenti diventa uno slogan vuoto”, sottolineano i consiglieri regionali. “Colpire la malavita organizzata significa garantire la sicurezza ai cittadini dei nostri territori e, soprattutto, alle fasce più fragili della popolazione, come gli anziani”.
Nel mirino c’è anche il gioco d’azzardo, indicato come uno degli strumenti principali con cui le organizzazioni criminali ripuliscono i proventi del traffico di droga e consolidano il controllo sui territori. “Il gioco d’azzardo consente alle mafie di riciclare i proventi del traffico di droga e di tenere sotto controllo i territori, dove esercitano i loro traffici illegali”, rimarcano dal Gruppo PD.
Da qui la rivendicazione politica finale: “Continueremo a essere in prima linea perché la lotta alle mafie e la difesa della dignità del lavoro non possono essere lasciate alla buona volontà di pochi, ma devono diventare una priorità vera della politica piemontese”.
Il resto, le sedie vuote, l’assenza silenziosa e l’imbarazzo di chi preferisce non affrontare certi temi nelle sedi istituzionali, resta agli atti. E racconta molto più di mille slogan. Insomma.
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