A più di due anni dall’incidente della Freccia Tricolore all’aeroporto di Caselle, che nel settembre 2023 costò la vita a una bambina di cinque anni, nulla sarebbe cambiato sul fronte della sicurezza. Nessun protocollo nuovo, nessuna misura preventiva, nessuna risposta ufficiale. È una denuncia durissima quella contenuta nella lettera aperta inviata alle istituzioni da Giuseppa Cassaniti Mastrojeni, presidente dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada, che parla apertamente di un’occasione mancata e di un rischio che resta intatto.
Cassaniti Mastrojeni ricorda come la tragedia non abbia prodotto effetti concreti. Il velivolo delle Frecce Tricolori, in fase di decollo, precipitò finendo contro un’auto in transito nei pressi dello scalo torinese, uccidendo la piccola e ferendo i familiari. Un evento che, secondo l’associazione, avrebbe dovuto aprire un confronto immediato su misure di prevenzione lungo le infrastrutture viarie adiacenti agli aeroporti, soprattutto durante operazioni delicate come decollo e atterraggio.
A rafforzare l’amarezza è il silenzio istituzionale. L’Aifvs segnala di non aver mai ricevuto, ad oggi, alcun riscontro ufficiale dalla Procura di Ivrea sull’esposto presentato il 9 ottobre 2023 dall’avvocato Devis Ceccato, corredato dalla nomina del perito Leopoldo Comparin. Un vuoto che, secondo la presidente, pesa come una responsabilità collettiva, perché impedisce di trasformare una tragedia in uno strumento di prevenzione.

La posizione dell’associazione è chiara: non si tratta di cercare colpevoli, ma di evitare che accada di nuovo. Cassaniti Mastrojeni insiste sul fatto che l’obiettivo non è giudiziario ma civile e preventivo, e chiede l’adozione di protocolli chiari, operativi e vincolanti. In particolare, viene indicata come non più rinviabile l’introduzione di sistemi automatici di blocco temporaneo del traffico stradale in prossimità degli aeroporti durante le fasi di volo più critiche, attraverso impianti semaforici dedicati o dispositivi tecnologici di sicurezza.
L’assenza di interventi concreti, sottolinea l’associazione, rappresenta oggi un rischio inaccettabile. La morte di una bambina, scrive Cassaniti Mastrojeni, non può restare un fatto isolato archiviato nel silenzio. Senza un dibattito pubblico e senza decisioni operative, la tragedia di Caselle rischia di restare una ferita aperta e, soprattutto, un precedente non elaborato.
Il messaggio finale è un monito che va oltre il singolo caso: la sicurezza stradale e quella aeronautica non possono viaggiare su binari separati quando condividono gli stessi spazi. Ignorarlo significa accettare che il prezzo più alto continui a essere pagato dalle vittime innocenti.