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La Voce degli Animali
09 Febbraio 2026 - 10:32
Perla
È una storia fatta di porte che si chiudono, di responsabilità mancate e di affetto dato senza condizioni quella di Perla, un cagnolino comparso quasi per caso nel Canavese e diventato, giorno dopo giorno, il simbolo di tutti quegli animali che esistono ai margini, mai davvero scelti da nessuno. A raccontarla è Francesca, residente a Spineto, frazione di Castellamonte (Torino), in un lungo e toccante post pubblicato sulla pagina Facebook “SEI DEL CANAVESE SE…”, diventato rapidamente virale.

Tutto comincia il mese scorso, con l’inizio del calore della sua cagnolina Arti. Una condizione particolare, come spiega lei stessa: «Arti è stata sterilizzata, ma purtroppo soffre della sindrome del tessuto ovarico residuo: questo significa che, pur non potendo più avere cuccioli, continuerà ad andare regolarmente in calore come un cane non sterilizzato». È proprio in quei giorni che, come spesso accade, alcuni cani maschi iniziano a girare nella zona. Ed è così che compare lui.
Francesca prova subito a fare la cosa giusta. Pubblica diversi post nei gruppi locali, in particolare a Cuorgnè, per risalire ai proprietari. Dopo un po’ riesce a mettersi in contatto con una coppia che si presenta come “padrona” del cane. «Quando li ho incontrati ho capito che questo cagnolino — che purtroppo loro chiamano Pirla — apparteneva in realtà ai genitori (venuti a mancare l’anno scorso) di uno dei due», scrive. Da quel momento, il quadro diventa chiaro e doloroso: «Da allora il cane è stato praticamente lasciato solo, insieme a un altro cane di taglia molto più grande, nel cortile della casa dei genitori».
Secondo quanto riferito, qualcuno passerebbe ogni giorno a portare il cibo. Ma parlando con i vicini, la realtà sembra diversa. «Di fatto, i cani sono quasi sempre soli». Pirla, che Francesca decide di ribattezzare Perla, ha trovato un punto nella rete per entrare e uscire dal cortile. Ed è così che, poco dopo essere stato ripreso, torna di nuovo davanti a casa sua.
Con Arti in calore, Francesca non può tenerlo in casa la notte. Ma non lo manda via. «All’esterno ho un divano dove Perla ha dormito per tutto il periodo del calore». In quei giorni lo nutre, lo accudisce, gli dà affetto e continua a cercare una soluzione. Precisa però con chiarezza: «Io ho già due cani e non posso assolutamente adottarlo». Quando prova a ricontattare i proprietari per avvisarli che il cane è di nuovo da lei, non riceve risposta. E quando finalmente arriva, è una doccia fredda. «Mi è stato detto che ero una rompiscatole e che, secondo loro, non c’era alcun problema». Di Perla, scrive, «non sembrava importare nulla». Fino alla frase più amara: «Se lo volevo, potevo tenerlo io».
In quel momento riaffiora un ricordo. Una donna che tempo prima si era detta interessata al cane. Francesca la ricontatta, racconta tutta la verità, riceve video della casa, di un grande giardino, di due gatti e di due bambini. «Sembrava davvero la famiglia giusta». Si accordano per incontrarsi. Nel frattempo il calore di Arti finisce e Francesca decide di accompagnare Perla verso questa possibile nuova vita nel modo più responsabile possibile.
Lo porta dal veterinario. Qui emergono altri dettagli che fanno riflettere: assenza totale di microchip, età stimata intorno ai 6 anni, sverminazione, antiparassitario, visita completa e certificato di buona salute. «Perla non ha malattie infettive, sta bene: è semplicemente un cane che è stato tenuto senza le dovute cure, alimentato male e che con ogni probabilità non era mai stato seguito da un veterinario prima». Ma soprattutto, scrive Francesca, «è evidente che non ha ricevuto l’attenzione e l’affetto di cui avrebbe avuto bisogno».

Quando ricontatta la potenziale adottante per darle le buone notizie, succede l’ennesimo colpo: sparisce. Nessuna risposta, solo rimandi, poi il silenzio. «Ho dovuto prendere atto che anche questa possibilità non era reale».
Ed eccoci all’oggi. Perla è ancora lì. «È un cane buono, mite, affettuoso, che cerca il contatto umano e si lega facilmente. Non è aggressivo, non è problematico: è semplicemente un cane che non è mai stato davvero scelto». Sei anni, buona salute, seguito dal veterinario, ma senza una casa vera. Francesca elenca tutto quello che ha fatto per lui, con la sobrietà di chi non cerca applausi: lo ha nutrito, curato, protetto, ha cercato soluzioni serie. Ma ribadisce: «Non posso adottarlo».
L’appello finale è diretto, onesto, senza retorica: «Cerco per Perla una vera adozione, da parte di una persona o di una famiglia consapevole, che non agisca d’impulso ma con il desiderio reale di accoglierlo per sempre». Spiega anche quale sarebbe il contesto ideale: «Non è adatto a vivere in appartamento: l’ideale sarebbe una cascina, una casa con cortile o un ambiente simile dove possa muoversi, esplorare e sentirsi libero». E chiude con una richiesta semplice e potentissima: «Perla merita finalmente una famiglia che le dia amore, attenzione e un posto sicuro dove vivere».
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