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08 Febbraio 2026 - 12:05
Strade trasformate in piste? Cresce la paura sulle strade di Torrazza
Paura nella notte a Torrazza. Venerdì 6 febbraio, intorno alle 23.30, una persona di rientro dal lavoro ha rischiato un incidente frontale in via Caduti per la Libertà, a causa di un’auto lanciata a velocità elevatissima lungo l’asse che attraversa il paese.
Secondo il racconto, l’episodio è avvenuto mentre la strada era quasi deserta. Un’auto bianca, comparsa all’improvviso, avrebbe percorso il tratto a una velocità incompatibile con una strada urbana, rendendo concreto il rischio di uno scontro. Pochi secondi, sufficienti a trasformare una sera normale in un momento di terrore.
«Arrivava a una velocità folle, troppo veloce per una strada del genere. Era una macchina bianca, non sono riuscita a vedere la marca, ma correva — credo — a circa 150 chilometri orari per tutta Torrazza», racconta la persona coinvolta. Una stima che, anche al netto dell’emotività, restituisce l’idea di una condotta estremamente pericolosa. «Ho pensato: è finita, ci veniamo addosso».
Il rischio di un frontale è stato reale. Le mani strette al volante, il corpo che reagisce prima del pensiero, il fiato che si blocca. Poi l’auto sparisce nel buio, lasciando solo il rumore del motore e uno spavento che non passa nemmeno una volta arrivati a casa. La paura resta, e con lei la sensazione di non essere al sicuro nemmeno su una strada che si percorre ogni giorno.
Quello di venerdì sera, però, non sarebbe un caso isolato. Negli stessi orari notturni, altri automobilisti e residenti parlano di auto che sfrecciano a velocità altissime, accelerazioni improvvise, rumori che spezzano il silenzio fino a tarda notte. Alcune segnalazioni collocano episodi simili anche intorno alle 2.30, lungo l’asse tra Torrazza e Chivasso. Stessa scena, stesso schema: una strada trattata come una pista.
Il disagio, secondo i racconti raccolti, coinvolgerebbe più persone che percorrono quotidianamente quelle vie per lavoro o per rientrare a casa. E tra le domande che circolano, senza risposte ufficiali, c’è anche quella se si possa trattare di corse clandestine o di comportamenti ripetuti da parte degli stessi soggetti.
C’è chi vede, chi sente, chi ha paura. E c’è anche chi sceglie di non esporsi. Il timore di reazioni, l’incertezza su chi sia alla guida, la sensazione di muoversi in un terreno scivoloso spingono molti a fermarsi al passaparola. «Meglio lasciare stare», «Non si sa mai», «La gente è fuori di testa». Frasi che tornano, dette a mezza voce.
Denunciare non è semplice. Esporsi significa, per qualcuno, attirare attenzioni indesiderate. Così il problema resta sospeso tra il “succede spesso” e il “speriamo non capiti nulla”. Ma qualcosa è già successo, e basta poco perché il prossimo episodio non si risolva con uno spavento.
Al momento non risultano accertamenti ufficiali o contestazioni formali, ma le segnalazioni pongono una questione chiara: sicurezza stradale e controlli nelle ore notturne. La richiesta che emerge è concreta, non polemica: prevenzione, presenza, attenzione.
Raccontare questi fatti non significa accusare, ma rompere il silenzio. Perché una comunità è davvero sicura solo quando i segnali vengono ascoltati prima che diventino cronaca nera.
LA VOCE DEL CANAVESE
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