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Abbandonato sotto le bombe in Ucraina, ora è in viaggio verso il Canavese: la storia di Oliver, anche lui vittima della guerra

Il 24 febbraio, quarto anniversario dell’inizio del conflitto, La Memoria Viva vorrebbe partire con un carico simbolico e reale insieme: metà per le persone, metà per gli animali...

Abbandonato sotto le bombe in Ucraina, ora è in viaggio verso il Canavese: la storia di Oliver, anche lui vittima della guerra

Abbandonato sotto le bombe in Ucraina, ora è in viaggio verso il Canavese: la storia di Oliver, anche lui vittima della guerra

Oliver è rimasto fermo davanti a una porta chiusa. Non abbaiava. Non scappava. Aspettava.
Aspettava qualcuno che non sarebbe più tornato.

Nell’insediamento rurale di Oleksiievo-Druzhkivka, regione di Donetsk, l’invasione russa ha fatto quello che fa ovunque passi: ha sradicato vite, case, relazioni. Tra le macerie, però, c’è una categoria di vittime che non entra mai nei bollettini ufficiali: gli animali domestici. Cani e gatti lasciati indietro non per scelta, ma per necessità. Perché quando scappi sotto le bombe, spesso puoi salvare solo te stesso.

Oliver apparteneva a una donna uccisa durante un bombardamento. Dopo la sua morte, una vicina aveva provato a occuparsi di lui. Poi anche quella casa è diventata invivibile. Il 12 e il 13 gennaio 2026, durante un’operazione di evacuazione con furgoni blindati, la donna è stata costretta a scegliere: un solo animale, poco spazio, pochi secondi. Ha portato con sé un gatto. Oliver è rimasto lì. Davanti a quella porta. A fare quello che i cani fanno quando il mondo si spezza: restare fedeli.

In quelle stesse ore, lungo le strade martoriate del Donbass, c’era Roberto Falletti, fondatore dell’associazione La Memoria Viva di Castellamonte. Non era la sua prima missione. Non sarà nemmeno l’ultima. Da quando è iniziata la guerra, l’associazione ha superato le 70 missioni umanitarie, entrando nelle cosiddette zone grigie, evacuando civili fragili, portando aiuti, attraversando territori dove la normalità non esiste più.

Spiega che non aveva notato subito Oliver. Durante le missioni, racconta, si incontrano decine di cani e gatti abbandonati, perché non c’è materialmente la possibilità di occuparsene. Nella fretta delle operazioni di evacuazione non c’è tempo per ragionare, non c’è tempo per fermarsi. Poi arriva la sera, il rientro alla base, una pausa forzata. Ed è lì che gli è tornato in mente quel muso: il cane fermo davanti alla porta di casa chiusa. In quel momento ha deciso che Oliver doveva uscire da quell’inferno.

La guerra in Ucraina non colpisce solo soldati e civili. Colpisce anche chi non può fuggire da solo, chi non capisce perché la casa non è più una casa, perché gli umani non tornano. Migliaia di animali restano intrappolati nelle zone di combattimento. I cani si uniscono in branchi per cercare cibo. La fame e il trauma li rendono imprevedibili. In alcuni casi, le autorità locali sono costrette ad abbattimenti selettivi. Una catena di violenza che nasce dalla guerra e si allarga a tutto ciò che vive.

Oliver è stato messo in salvo. Non subito. Non facilmente. Prima la quarantena. Poi le pratiche. Il passaporto sanitario. I documenti. La burocrazia che, anche in mezzo alla guerra, non concede scorciatoie. A febbraio, se tutto andrà come previsto, raggiungerà il Canavese. Prima tappa: Leopoli, in Polonia, dove una staffetta ucraina lo consegnerà. Ad aspettarlo non ci sarà un canile, ma una casa. Quella di Roberto Falletti.

In quella casa vive già Lulù, una cagnolona salvata da Bachmut, città rasa al suolo e oggi occupata dai russi. Lulù viveva nelle trincee con un militare, poi morto. Il canile non era una soluzione: il trauma era troppo forte. Anche lei rischiava di diventare una vittima silenziosa, una soppressione amministrativa. Anche lei è stata salvata prima che fosse troppo tardi.

Le storie di Oliver e Lulù non sono eccezioni. Sono frammenti di una tragedia più grande. Una tragedia che raramente trova spazio nei racconti di guerra, ma che esiste, si muove, soffre. «Non puoi cambiare il passato di un cane, ma puoi riscriverne il futuro», scrivono i volontari della Memoria Viva. E aggiungono una verità scomoda: chi pensa di salvare un cane, spesso sta salvando prima di tutto sé stesso.

Nell’ultima missione lungo le linee del fronte, i volontari hanno visto un aumento impressionante di animali abbandonati. Troppi per essere ignorati. Troppi per essere gestiti da singoli volontari. Per questo l’associazione ha lanciato un appello alle grandi aziende del settore alimentare per animali, chiedendo un supporto concreto: cibo secco, bancali, un tir capace di arrivare almeno fino a Kharkiv. «Non possiamo far finta di nulla. E non possiamo pensare solo a Oliver», spiegano.

Il 24 febbraio, quarto anniversario dell’inizio del conflitto, La Memoria Viva vorrebbe partire con un carico simbolico e reale insieme: metà per le persone, metà per gli animali. Perché la memoria, se vuole essere viva, deve tradursi in scelte. Anche scomode. Anche non mediatiche.

Ed è qui che la storia di Oliver si intreccia con quella dell’associazione che lo ha salvato. La Memoria Viva non nasce come organizzazione umanitaria tradizionale. Nasce dalla volontà di tenere aperto il legame tra memoria storica e presente, tra le deportazioni del Novecento e le nuove forme di disumanizzazione. Con il tempo, però, la memoria si è fatta strada, camion, furgoni blindati. Si è fatta evacuazione, medicine, generatori, pannoloni, coperte. E oggi si fa anche tutela animale, perché ignorare questa emergenza significa accettare che la guerra decida chi merita di essere salvato e chi no.

La prossima missione partirà il 20 febbraio. Servono generatori elettrici, pannoloni per anziani e bambini, torce, power bank, candele, assorbenti, sapone, detergenti, cibo in scatola, latte, tè, caffè solubile, cibo secco per animali, coperte e abbigliamento pesante. Il punto di raccolta è a Castellamonte, via IV Novembre 10. Non è solo un indirizzo. È una scelta di campo.

Oliver, intanto, aspetta. Non più davanti a una porta chiusa, ma in un luogo sicuro. Il suo futuro non cancellerà il passato. Ma lo renderà sopportabile. E ricorderà a tutti che la guerra non finisce dove smettiamo di guardare.

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