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06 Febbraio 2026 - 12:56
Pecco è tornato, ma la Ducati lo perderà davvero?
Tre giorni di test possono non dire tutto, ma a Sepang hanno detto abbastanza per cambiare l’aria attorno a Francesco Bagnaia. Il cronometro lo colloca al quinto posto finale, lontano dal time attack puro, ma il dato è quasi marginale. Quello che conta davvero è il feeling ritrovato con la Ducati GP26, una moto che al primo impatto sembra aver rimesso Pecco nella condizione di guidare con naturalezza, dopo un 2025 vissuto più come una lotta che come una stagione da protagonista.
Il pilota di Chivasso lascia la Malesia con un sorriso che mancava da tempo. Ha completato una simulazione di Sprint, ha portato a termine tutti i compiti assegnati dal box e, soprattutto, ha percepito una moto più sincera rispetto alla GP25, quella che lo aveva messo in difficoltà per mesi. Con il motore congelato, gli sviluppi sono stati necessariamente limitati, ma Ducati ha lavorato sulle aree dove c’era margine: ciclistica, bilanciamento, risposta dell’avantreno. Piccoli interventi che, messi insieme, hanno restituito a Bagnaia una sensazione di controllo che nel 2025 era spesso mancata.
La GP26 non è una rivoluzione, ma un affinamento. Ed è proprio questo che ha convinto Pecco. In Thailandia, nel prossimo test di Buriram, si continuerà a limare dettagli come forcellone e carenatura, con l’obiettivo di consolidare le prestazioni e rendere il pacchetto definitivo. Il progetto, di fatto, è già indirizzato e ora si tratta di rifinirlo senza snaturarlo.
Questo ritrovato ottimismo tecnico si intreccia però con una fase delicata sul piano personale e professionale. A Sepang, Bagnaia ha smesso di evitare il tema mercato. Non lo ha fatto con toni polemici, ma con la consapevolezza di chi sa che il proprio futuro non è più scontato. Le voci su un addio alla Ducati, inizialmente liquidate come indiscrezioni invernali, hanno assunto un peso diverso dopo una stagione 2025 da dimenticare, chiusa al quinto posto mentre dall’altra parte del box Marc Marquez conquistava il titolo mondiale.
Quel campionato ha cambiato molte cose. Bagnaia aveva iniziato l’anno raccogliendo podi, ma è stato presto superato anche da Alex Marquez con la GP24. Con il passare delle gare il rendimento è calato, sono arrivati diversi zero, esclusioni dalla Q2 e una continuità mai trovata. Solo a tratti, come nel GP del Giappone, dove aveva dominato tra pole, Sprint e gara lunga, si era rivisto il Pecco dei giorni migliori. Troppo poco, però, per riequilibrare una stagione che ha finito per pesare anche nelle dinamiche interne al team.

In questo contesto si inserisce la strategia Ducati, sempre più orientata al futuro. L’ipotesi di vedere Pedro Acosta in rosso dal 2027 in poi è diventata concreta, segnale che a Borgo Panigale si sta già pensando al dopo. Bagnaia ne è consapevole e ha iniziato a muoversi di conseguenza. I contatti con Yamaha e Aprilia sarebbero già avviati, mentre resta una certezza: Pecco non accetterà mai un ruolo da comprimario in un team satellite, nemmeno con una moto ufficiale. Nemmeno in VR46.
Per lui il punto non è l’affetto o l’appartenenza, ma l’ambizione. Bagnaia si considera, a ragione, un pilota di vertice e vuole restare in una struttura che gli permetta di lottare per vincere. Il mercato MotoGP si muove in fretta e restare senza una sella competitiva sarebbe un rischio enorme, soprattutto guardando al 2027 e al nuovo ciclo regolamentare. Sistemare il futuro ora significa liberare la testa e arrivare al Mondiale 2026 con un solo obiettivo: correre.
In mezzo a tutto questo, però, c’è un elemento che a Sepang ha fatto notizia quasi quanto le prestazioni in pista: il cambio di mentalità di Bagnaia. A sottolinearlo è stato Davide Tardozzi, team manager della Ducati ufficiale, che ha parlato di un Pecco profondamente diverso rispetto a quello visto nel 2025. Durante l’inverno, dopo quella che è stata la sua stagione più complicata in MotoGP, Bagnaia avrebbe lavorato soprattutto su se stesso.
Secondo Tardozzi, il pilota piemontese è tornato dai mesi di pausa con un atteggiamento che ricordava quello del 2024, l’anno della maturità e della solidità. Più lucido, più determinato, meno appesantito dalle difficoltà recenti. Un Bagnaia che, per la squadra, può tornare a essere un avversario durissimo per chiunque già dalle prime gare.
Anche il bilancio dei test, dal punto di vista Ducati, è stato positivo ma prudente. Sepang è una pista particolare, molto diversa da Buriram, dove inizierà il campionato, e i risultati vanno sempre letti con cautela. In Malesia sono state provate diverse soluzioni: alcune hanno funzionato subito, altre sono state accantonate. L’aspetto più incoraggiante, però, è stato il fatto che tutti i piloti ufficiali abbiano indicato la stessa direzione di sviluppo, fornendo feedback coerenti. Un segnale che rafforza la fiducia della squadra nel percorso intrapreso.
Sul fronte opposto del box, il futuro di Marc Marquez sembra invece vicino a una definizione. Il rinnovo del numero 93 con Ducati è dato ormai come imminente, con piccoli dettagli ancora da sistemare ma la volontà comune di chiudere prima dell’inizio del Mondiale. Una mossa che, di fatto, contribuisce a chiarire ulteriormente il quadro e rende ancora più probabile un cambio di scenario per Bagnaia nel medio periodo.
Il paradosso di Sepang sta tutto qui. Mentre la Ducati 2026 sembra finalmente parlare la lingua di Pecco e restituirgli fiducia, il legame tra pilota e Casa potrebbe essere arrivato alla sua fase finale. Senza strappi, senza drammi, ma con la consapevolezza che in MotoGP nulla è eterno. Bagnaia riparte con una moto che gli piace e una testa più leggera. Il futuro resta aperto, ma una cosa è certa: Pecco è tornato. E con questa mentalità, ovunque correrà, non sarà mai un dettaglio.
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