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06 Febbraio 2026 - 12:45
Fine vita, svolta in Piemonte: sarà la Regione a farsi carico dei farmaci e dei dispositivi per il suicidio medicalmente assistito
Il Piemonte compie un passo formale e operativo sul terreno del fine vita. Da ora in avanti saranno la Regione e il Servizio sanitario regionale a sostenere i costi dei farmaci e dei dispositivi necessari alla somministrazione nel caso di suicidio medicalmente assistito. Lo stabilisce una circolare inviata ieri a tutte le Asl, che fornisce le linee di indirizzo attuative e richiama esplicitamente una recente sentenza della Corte costituzionale.
Il documento arriva dopo settimane di incertezza e a seguito di un caso che aveva sollevato forti polemiche. Protagonista un paziente dell’Asl To4, tra Chivassese e Canavese, che pur avendo ottenuto la validazione dei requisiti previsti dalla legge, si era visto rispondere dall’azienda sanitaria che non era possibile “fornire, prescrivere e consegnare farmaci o sostanze potenzialmente utilizzabili nella procedura di suicidio medicalmente assistito”. Un rimpallo che aveva di fatto bloccato l’iter, lasciando il paziente in una situazione di stallo.
La circolare dell’assessorato regionale alla Sanità chiarisce ora il quadro e affida alle aziende sanitarie un ruolo preciso, superando le ambiguità interpretative. Nel testo vengono richiamate le parole della Consulta, che riconosce «il diritto della persona di ottenere dalle aziende del Servizio sanitario regionale il farmaco, i dispositivi eventualmente occorrenti all'autosomministrazione, nonché l'assistenza sanitaria anche durante l'esecuzione della procedura». La Regione precisa inoltre che «tali principi dovranno essere aggiornati alla luce di eventuali future pronunce della Corte costituzionale o interventi del legislatore nazionale».
Insieme alla circolare è stato trasmesso alle Asl anche un vademecum operativo di quattro pagine, pensato per uniformare le procedure su tutto il territorio piemontese. Il documento definisce tempi, passaggi e competenze, con l’obiettivo di evitare nuovi casi di incertezza o ritardi.

Il percorso previsto è scandito in modo rigoroso. Entro 48 ore dalla ricezione della richiesta da parte del paziente deve essere convocata la commissione di valutazione e deve essere coinvolto il comitato etico territoriale. La commissione è chiamata a verificare la presenza dei requisiti sostanziali previsti dalla normativa, tra cui la condizione clinica irreversibile, la sofferenza ritenuta intollerabile e la piena capacità di autodeterminazione del paziente.
Una volta conclusa l’istruttoria, la commissione trasmette una relazione al comitato etico, che esprime il proprio parere. L’Asl è poi tenuta a comunicare formalmente al paziente l’esito delle valutazioni. In caso di accoglimento della domanda, il caso passa all’équipe sanitaria responsabile della procedura, che dovrà procedere senza indugi, come indicato nel documento regionale.
Il team medico previsto sarà composto da due medici, di cui uno con competenze specifiche in cure palliative, due infermieri e, se ritenuto necessario, anche uno psicologo. Una composizione che punta a garantire assistenza sanitaria, supporto clinico e attenzione agli aspetti psicologici, in una fase estremamente delicata del percorso del paziente.
La scelta della Regione Piemonte segna un punto di equilibrio tra il rispetto delle pronunce della Corte costituzionale e l’assenza, a livello nazionale, di una legge organica sul fine vita. In questo vuoto normativo, le Regioni sono chiamate a tradurre in atti concreti i principi stabiliti dalla Consulta, evitando che i diritti riconosciuti restino solo teorici.
Resta aperto il dibattito politico ed etico su un tema che continua a dividere, ma la circolare chiarisce un punto centrale: quando i requisiti sono accertati, il percorso deve essere garantito dal servizio pubblico, senza scaricare sui pazienti o sulle famiglie il peso economico e organizzativo di una scelta già drammatica.
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