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06 Febbraio 2026 - 11:42
Tumore al polmone: dopo 25 anni arriva la notizia che nessuno si aspettava in Europa
Per la prima volta dopo venticinque anni, la curva smette di salire. Non è un crollo, non è una vittoria definitiva, ma è una svolta storica. Nel 2026 il tasso di mortalità per tumore al polmone tra le donne europee si stabilizza, interrompendo una crescita che sembrava inarrestabile. Un risultato che arriva dopo decenni di politiche sanitarie, campagne antifumo, prevenzione e cambiamenti culturali lenti ma profondi. E che conferma, numeri alla mano, che combattere il tabacco salva vite.
La notizia emerge da uno studio coordinato da Carlo La Vecchia, professore ordinario di Statistica Medica ed Epidemiologia all’Università degli Studi di Milano, finanziato dall’AIRC e pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Oncology. I ricercatori hanno elaborato le previsioni sui decessi per cancro nel 2026 nei 27 Paesi dell’Unione Europea, con un focus particolare sul tumore al polmone e sulle differenze di genere. Il risultato, per la popolazione femminile, segna un punto di discontinuità che fino a pochi anni fa sembrava difficile anche solo immaginare.
Secondo le stime, nel 2026 il tasso di mortalità per tumore al polmone tra le donne europee si attesterà a 12,5 decessi ogni 100.000, con un calo di poco superiore al 5% rispetto al periodo 2020-2022. Non si tratta ancora di una discesa netta, ma di un appianamento della curva, un arresto della crescita che per un quarto di secolo aveva continuato a salire senza interruzioni. Un segnale chiaro, che rompe una tendenza consolidata e apre uno spiraglio di ottimismo in uno dei capitoli più drammatici della sanità pubblica europea.
Il tumore al polmone resta infatti una delle principali cause di morte nei Paesi industrializzati. In Italia, da solo, è responsabile di circa 34.000 decessi all’anno. A livello europeo continua a essere la prima causa di morte per cancro, sia tra gli uomini sia tra le donne. Ma mentre nei maschi i tassi di mortalità sono in calo da tempo, tra le donne la traiettoria era stata opposta, riflettendo con anni di ritardo l’ingresso massiccio del fumo nella popolazione femminile a partire dagli anni Settanta e Ottanta.
«Il tumore ai polmoni rimane la principale causa di morte per cancro per entrambi i sessi nell'UE», spiega Carlo La Vecchia, «con tassi di mortalità che continuano a diminuire tra gli uomini, sebbene rimarranno quasi il doppio rispetto ai tassi osservati nelle donne nel 2026. Nella maggior parte dei Paesi, le precedenti tendenze al rialzo dei tassi di mortalità tra le donne sembrano stabilizzarsi, tranne che in Spagna, dove è previsto un aumento, sebbene partendo da un livello di base basso».
La Spagna rappresenta infatti l’eccezione nel quadro complessivamente positivo. Qui, nel 2026, è previsto un aumento del 2,4% delle morti per tumore al polmone tra le donne, con un tasso che arriverà a circa 10 decessi ogni 100.000. Un dato che gli epidemiologi spiegano con una dinamica storica diversa: le donne spagnole hanno iniziato a fumare più tardi rispetto a quelle di altri Paesi europei, e gli effetti del tabacco si stanno manifestando ora. Una traiettoria simile, anche se meno accentuata, riguarda in parte anche l’Italia, dove però il consumo femminile di sigarette non ha mai raggiunto i picchi osservati altrove.
Il miglioramento registrato nel 2026 riguarda soprattutto le donne più giovani, sotto i 64 anni. In questa fascia d’età i tassi di mortalità iniziano a diminuire in modo più evidente, segno che le politiche di prevenzione stanno producendo risultati concreti. Diversa la situazione tra le donne più anziane, dove i decessi continuano a crescere, riflettendo abitudini di fumo consolidate decenni fa e difficili da contrastare a posteriori.

Il messaggio che emerge dallo studio è chiaro: la lotta al fumo funziona, ma richiede tempo. Il tumore al polmone è una malattia che paga un prezzo altissimo ai comportamenti del passato. I cambiamenti di oggi producono effetti misurabili solo dopo molti anni. È per questo che il risultato del 2026 ha un valore simbolico enorme: dimostra che le politiche antifumo, se mantenute nel tempo, riescono a invertire anche le tendenze più radicate.
Le ragioni di questa svolta sono individuate con precisione dai ricercatori. Al centro c’è il controllo del tabacco, accompagnato da un maggiore supporto a chi tenta di smettere di fumare. Il fumo di sigaretta, anche passivo, resta il principale fattore di rischio per il tumore del polmone, ed è coinvolto anche nello sviluppo di molte altre neoplasie, come il tumore del pancreas. Ridurre il numero di fumatori significa quindi incidere su più fronti contemporaneamente.
Come sottolinea Eva Negri, epidemiologa dell’Università di Bologna e coautrice dello studio, «le misure contro il consumo di tabacco hanno evitato milioni di decessi più o meno direttamente correlati al fumo». Secondo le stime, dall’apice del 1988 a oggi, nell’Unione Europea sarebbero state risparmiate circa 7,3 milioni di morti per cancro grazie alla riduzione del tabagismo. Un risultato imponente, spesso sottovalutato nel dibattito pubblico.
Ma lo studio mette in luce anche le disuguaglianze. L’applicazione delle misure antifumo non è stata omogenea in tutta Europa. Le differenze tra Paesi, tra aree urbane e rurali, tra classi sociali e livelli di istruzione restano marcate. Dove le politiche sono state più rigorose e costanti, i risultati sono arrivati prima e in modo più netto. Dove invece le restrizioni sono state timide o discontinue, il prezzo in termini di salute continua a essere alto.
Guardando al quadro complessivo del 2026, i ricercatori prevedono che nell’UE ci saranno circa 1.230.000 decessi per tutti i tipi di tumore. Per la maggior parte delle neoplasie i tassi di mortalità sono in diminuzione, probabilmente grazie a un miglior controllo delle sostanze cancerogene occupazionali e ambientali, oltre ai progressi nella diagnosi e nelle terapie. Tuttavia, non mancano segnali preoccupanti.
Tra le donne, ad esempio, è previsto un aumento dell’1% dei decessi per tumore del pancreas, una patologia ancora difficile da diagnosticare precocemente e spesso legata a fattori di rischio complessi. Crescono anche i decessi femminili per tumore del colon-retto nel Regno Unito e in gran parte dell’Europa settentrionale tra gli under 50, un fenomeno associato alla diffusione di obesità, sovrappeso e diabete. Indicatori che raccontano come, accanto ai successi nella lotta al fumo, emergano nuove sfide legate agli stili di vita.
La stabilizzazione della mortalità per tumore al polmone tra le donne europee non è dunque un punto di arrivo, ma un segnale di direzione. Dimostra che le politiche di prevenzione funzionano, ma anche che basta abbassare la guardia perché le curve tornino a salire. Il fumo resta un nemico potente, capace di colpire a distanza di decenni. E la storia che raccontano i dati del 2026 è, in fondo, una lezione di sanità pubblica: ciò che si fa oggi salva vite domani, ma solo se lo si fa davvero fino in fondo.
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