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06 Febbraio 2026 - 09:23
Valanghe, rischio molto elevato sulle Alpi del Cuneese: allerta per viabilità e zone sopra il limite del bosco
Una situazione delicata e in rapida evoluzione interessa le Alpi del Cuneese nella giornata di venerdì 6 febbraio, dove il pericolo valanghe ha raggiunto livelli molto elevati. Le ultime ore sono state caratterizzate da nevicate diffuse su tutto l’arco alpino piemontese, con accumuli particolarmente significativi nei settori sud-occidentali, dove sopra i 1.500 metri di quota si sono depositati tra 15 e 40 centimetri di neve fresca.
A rendere il quadro ancora più critico è intervenuta una ventilazione moderata, a tratti forte, che ha rimaneggiato il manto nevoso, favorendo la formazione di accumuli eolici instabili. Un fenomeno che aumenta sensibilmente il rischio di distacchi, soprattutto nelle aree già cariche di neve a seguito delle copiose precipitazioni dell’ultimo mese e mezzo.
Le zone più esposte risultano quelle del Monregalese e della Valle Stura di Demonte, nel Cuneese, dove la combinazione tra neve recente, vento e stratificazione complessa del manto ha portato il Centro Funzionale di Arpa Piemonte a emettere un’allerta gialla per possibili valanghe in grado di interessare anche la viabilità. In questi settori, sopra il limite del bosco, il grado di pericolo è in aumento fino al livello 4 – FORTE su una scala di cinque.

Si tratta di una soglia che indica condizioni molto instabili, con possibilità di distacchi spontanei anche di grandi dimensioni e con conseguenze potenzialmente rilevanti. In queste situazioni, le valanghe possono raggiungere il fondovalle, coinvolgere infrastrutture e rendere pericolosi sia gli spostamenti su strada sia le attività in ambiente montano.
Nelle alte valli occidentali e settentrionali del Piemonte il quadro resta comunque preoccupante. Qui il pericolo valanghe si mantiene su livello 3 – MARCATO, che indica una situazione in cui il distacco è possibile già con un debole sovraccarico, come il passaggio di uno sciatore o di un escursionista, soprattutto sui pendii ripidi e nelle zone sottovento.
A complicare ulteriormente lo scenario è atteso un marcato rialzo dello zero termico, previsto in risalita oltre i 2.000 metri di quota. L’aumento delle temperature, combinato con la neve fresca e poco assestata, può favorire una perdita di coesione del manto nevoso, incrementando la probabilità di scivolamenti e distacchi, in particolare nelle ore centrali della giornata.
Il contesto meteorologico e nivologico richiede quindi massima prudenza. Le autorità raccomandano attenzione non solo agli appassionati di sci alpinismo e freeride, ma anche a chi percorre strade di montagna, dove il rischio di valanghe che raggiungono la sede stradale non è escluso. In presenza di un grado 4, molte attività in ambiente innevato vengono considerate fortemente sconsigliate, soprattutto fuori dai comprensori controllati.
Negli ultimi anni, episodi simili hanno dimostrato come condizioni apparentemente favorevoli possano trasformarsi rapidamente in situazioni di pericolo, anche per escursionisti esperti. Il manto nevoso, già abbondante, risulta stratificato in modo complesso, con livelli deboli sepolti sotto la neve recente, un assetto che rende difficile prevedere con precisione il comportamento dei pendii.
L’evoluzione nelle prossime ore dipenderà dall’andamento delle temperature e dall’eventuale cessazione della ventilazione. Nel frattempo, l’invito è a monitorare costantemente gli aggiornamenti ufficiali, evitare le zone più esposte e attenersi alle indicazioni delle autorità locali e dei servizi di protezione civile.
La montagna resta un ambiente affascinante ma fragile, dove le condizioni possono cambiare rapidamente. In giornate come questa, la prudenza non è un eccesso, ma una scelta necessaria.

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