Castellamonte non ha bisogno di cartoline patinate. Ha bisogno di marciapiedi puliti. E di cittadini che non trasformino ogni angolo del paese in un bagno a cielo aperto.
A far esplodere l’ennesima polemica social è un post comparso in un gruppo Facebook locale: poche righe, scritte di getto, ma con una rabbia chiarissima. Il tema è sempre quello, banale e insieme scandaloso: deiezioni canine lasciate a terra, “indecenze grandi e piccole”, cicche di sigarette, bottiglie, sporcizia che si accumula ovunque. E non in periferia o in qualche punto nascosto: la segnalazione parla della scuola materna Giraudo, del Vicolo Braida, di piazzale e aiuole di fronte alla banca CRT, di via G. Battisti verso la scuola elementare. Luoghi di passaggio quotidiano, dove camminano bambini, genitori, anziani. Dove si dovrebbe poter passare senza guardare il suolo come fosse un campo minato.
Le foto allegate al post sono più efficaci di qualsiasi indignazione scritta. Si vede un tratto d’asfalto con i segni a terra e, cerchiati, piccoli cumuli lasciati lì come se fosse normale. Nell’altra immagine, sul marciapiede tra muro e strada, altri resti, sempre cerchiati, incastrati tra muschio e umidità. Non serve ingrandire: il messaggio è chiaro. Quella roba è lì perché qualcuno ha deciso di non raccoglierla. Punto.
Nel post originale c’è anche un dettaglio che pesa: non è solo una questione di decoro. È una questione di dignità pubblica. “Anche per chi viene da fuori a visitare il nostro paese, non facciamo una bella figura”, scrive l’autore. Poi aggiunge, con amara ironia: “Anzi la facciamo, una bella figura…”.

Deiezioni canine nella via di Castellamonte
E qui Castellamonte si guarda allo specchio. Perché è facile parlare di turismo, di immagine, di bellezza. È più difficile ammettere che la bellezza si distrugge con gesti piccoli, ripetuti, quotidiani. Una passeggiata con il cane e la scelta di girarsi dall’altra parte. Una cicca buttata in un’aiuola. Una bottiglia lasciata sul bordo del marciapiede. Piccole infrazioni che, sommate, fanno una città più sporca, più trascurata, più triste.
Nei commenti il tono non si abbassa. Anzi. C’è chi allarga il discorso: “È pieno di quelli che portano il cane fuori e se ne fregano della pulizia”. E c’è chi entra nel concreto, come succede sempre quando la rabbia non è teorica ma nasce dall’esperienza diretta: “Io litigo spesso con chi porta i cani nel Vicolo Braida che non raccolgono”. Non è una lamentela generica: è una convivenza che si è rotta, è il vicino contro il vicino, il residente contro l’incivile di turno.
Poi arriva la parola che, in questi casi, torna sempre: telecamere. “Se funziona c’è una telecamera”, scrive qualcuno. E ancora: “Ho chiesto se mettevano una telecamera per poi multare ma non fanno nulla”. Qui il punto diventa politico e amministrativo: perché se l’inciviltà è colpa di chi sporca, il senso di impotenza è colpa di chi dovrebbe controllare e sanzionare. O almeno provarci.
Alla fine, la richiesta è una sola e suona quasi come un ultimatum: “Un po’ di multe ci vorrebbero”. Non per vendetta. Ma per interrompere quella sensazione di “tanto non succede niente” che, in certi paesi, diventa un alibi collettivo. E quando l’alibi diventa cultura, la sporcizia non è più un incidente: diventa un’abitudine.
Castellamonte, oggi, è questa contraddizione: un paese che vuole essere bello, visitabile, rispettato. Ma che ogni giorno si lascia sfuggire pezzi di civiltà sui marciapiedi davanti alle scuole. E se la vergogna finisce in un post Facebook, forse non è perché la gente ama lamentarsi. È perché, semplicemente, non sa più a chi dirlo.