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04 Febbraio 2026 - 12:37
Il Canavese recupera un luogo di memoria che racconta il rapporto antico tra comunità e morte
C’è una memoria silenziosa che attraversa i piccoli paesi di montagna, fatta di pietra, di luoghi di passaggio e di riti che oggi sembrano lontani, ma che per secoli hanno scandito la vita delle comunità. A Ronco Canavese questa memoria ha un nome preciso: la cappella votiva conosciuta come “Capitel dli mort”, situata in via Valprato, un edificio che un tempo aveva una funzione tanto semplice quanto carica di significato, quella di posa dei morti prima delle esequie. Ora quel luogo è al centro di un importante progetto di restauro conservativo, promosso dall’Amministrazione comunale insieme all’Associazione Il cuore in Valle Soana – Lo cher en Val Soana.
L’annuncio segna l’avvio di un percorso che non riguarda soltanto il recupero di un manufatto architettonico, ma il tentativo di restituire dignità a un simbolo della memoria collettiva e della tradizione valligiana. La cappella, per generazioni, ha rappresentato uno spazio di attesa, di raccoglimento e di comunità, inserito in un contesto in cui la montagna, le distanze e le stagioni rendevano ogni gesto più lento e più carico di senso.
Il “Capitel dli mort” non era una semplice cappella votiva. In epoche in cui le comunicazioni erano difficili e gli spostamenti complessi, soprattutto nei mesi invernali, questi luoghi avevano una funzione pratica e rituale insieme. Qui venivano deposti i defunti in attesa della sepoltura, diventando punti di riferimento non solo per le famiglie colpite dal lutto, ma per l’intera comunità, che si stringeva attorno a un momento condiviso. Recuperare oggi questo spazio significa quindi riaprire una pagina della storia locale spesso trascurata.
Il progetto nasce dalla sinergia tra il Comune di Ronco Canavese e l’associazione “Il cuore in Valle Soana – Lo cher en Val Soana”, realtà da anni impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale, storico e identitario della valle. L’iter per il restauro è stato avviato con l’obiettivo di intervenire in modo rispettoso, mantenendo l’autenticità dell’edificio e preservandone i materiali, le forme e il significato originario.
Non si tratta di una ricostruzione, ma di un restauro conservativo, pensato per fermare il degrado e restituire leggibilità a un bene che il tempo e gli agenti atmosferici hanno inevitabilmente segnato. Un intervento che guarda alla tutela, ma anche alla possibilità di reinserire la cappella nel tessuto culturale e sociale del paese, come luogo di memoria e testimonianza.
In un territorio come quello della Valle Soana, dove l’identità passa anche attraverso piccoli segni disseminati lungo le strade e i sentieri, il recupero del “Capitel dli mort” assume un valore che va oltre i confini comunali. È un modo per riaffermare il legame con le radici, per raccontare alle nuove generazioni come vivevano e affrontavano la morte le comunità di montagna, in un tempo in cui tutto era più vicino e condiviso.
Il progetto si inserisce in una visione più ampia di valorizzazione del patrimonio locale, che non riguarda solo i grandi edifici o i luoghi più noti, ma anche quelle strutture minori che costituiscono l’ossatura della storia diffusa dei territori alpini. Cappelle votive, piloni, edicole sacre raccontano un rapporto profondo tra uomo, fede, natura e comunità, e la loro perdita rappresenterebbe un impoverimento irreversibile.
L’avvio del restauro è stato accolto come un segnale positivo per Ronco Canavese, che sceglie di investire nella cura della propria storia come elemento di identità e attrattività. Un recupero che parla anche di futuro, perché preservare questi luoghi significa offrire nuove possibilità di conoscenza, di turismo consapevole e di educazione alla memoria.
Il “Capitel dli mort”, da spazio dimenticato, si prepara così a tornare visibile e riconoscibile, non più solo come traccia del passato, ma come testimone di una cultura che ha saputo affrontare anche i momenti più difficili con senso di comunità e rispetto. Un piccolo intervento, ma dal valore simbolico profondo, che racconta come anche nei paesi più piccoli la storia possa essere ancora curata, protetta e restituita alla collettività.
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