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“Torino non è una città violenta”: il commento del cardinal Repole dopo la guerriglia

L’arcivescovo invita a denunciare con fermezza chi ha scatenato gli scontri senza confondere le frange violente con le migliaia di manifestanti pacifici e richiama la città a curare le ferite sociali senza nascondere la sofferenza

“Torino non è una città violenta”: il commento del cardinal Repole dopo la guerriglia

Dopo i disordini di sabato 31 gennaio a Torino, il Cardinal Roberto Repole ha voluto rivolgere un messaggio chiaro alla città, sottolineando la distinzione tra chi manifesta pacificamente e chi sceglie la violenza.

In una nota diffusa dall’arcidiocesi, l’arcivescovo ha esordito ricordando l’identità positiva di Torino:

“Torino non é una città violenta, è una grande capitale della carità e della solidarietà sociale: non può accettare di essere sfigurata in questa sua identità, di essere così manipolata dai cultori della violenza.”

Il riferimento è agli scontri avvenuti durante la manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, dove alcune centinaia di persone si sono staccate dal corteo principale causando violenze in corso Regina Margherita. Ma per Repole, questi episodi non possono oscurare il comportamento pacifico della maggioranza dei partecipanti:

"Bisogna denunciare con forza chi ha scatenato la guerriglia sabato sera e siamo vicini alle vittime e ai feriti, alle forze dell’ordine; contemporaneamente dobbiamo affrontare le radici delle sofferenze del nostro tempo, non confondendo le frange violente con le migliaia di persone che manifestano pacificamente.”

Il cardinale Roberto Repole 

L’arcivescovo invita inoltre le autorità e chi ha responsabilità a non mescolare gli eccessi di pochi con la sofferenza della maggioranza silenziosa:

“Credo che chi ha responsabilità oggi debba compiere proprio lo sforzo di non confondere gli inaccettabili eccessi di alcuni con il sentimento mite della maggioranza e con la sofferenza silenziosa di tanti che vivono la povertà e l’emarginazione.”

Repole ha concluso con un richiamo al dialogo e alla cura delle ferite sociali: “Torino ha sempre saputo chinarsi per curare le ferite prima di punire. Fermeremo la violenza, ma non si dovrà nascondere questa sofferenza e chi lavora per il dialogo.”

Il messaggio del Cardinal Repole mette al centro la responsabilità collettiva e la necessità di distinguere tra violenza e partecipazione civile, sottolineando come Torino resti una città capace di solidarietà e accoglienza anche di fronte a tensioni e conflitti.

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