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03 Febbraio 2026 - 16:28
La protesta
Dopo la proclamazione dello stato di agitazione e il presidio sindacale davanti all’ospedale Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese, arriva la presa di posizione ufficiale di Markas, l’azienda titolare dell’appalto per le pulizie e la sanificazione del presidio sanitario. Una replica che punta a ridimensionare l’allarme occupazionale emerso nelle ultime ore e che l’azienda definisce, senza mezzi termini, il risultato di "informazioni imprecise e di allarmismi ingiustificati".
Markas chiarisce innanzitutto quello che considera un punto fermo della vicenda: l’appalto delle pulizie e della sanificazione dell’ospedale Fatebenefratelli resta pienamente operativo e non prevede alcun taglio di personale. Nessun esubero, nessuna riduzione dell’organico e nessun lavoratore lasciato a casa per quanto riguarda il servizio che l’azienda continua a gestire all’interno della struttura sanitaria. Le attività – sottolinea la società – proseguono regolarmente, garantendo continuità, presidio quotidiano e standard di servizio ritenuti essenziali in un contesto delicato come quello ospedaliero.
Diversa, invece, è la situazione che riguarda le cucine dell’ospedale, un ambito che Markas non gestisce più. In questo caso l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio Fatebenefratelli ha affidato l’appalto a una nuova società, incaricata della gestione complessiva del servizio: dalla preparazione dei pasti fino alla pulizia degli spazi cucina. È all’interno di questo perimetro – precisa Markas – che si è determinata la condizione di esubero per alcune lavoratrici e alcuni lavoratori che in precedenza operavano nelle pulizie della cucina.
Secondo le regole che disciplinano i cambi di appalto, spiega l’azienda, il soggetto subentrante è tenuto a garantire la priorità occupazionale al personale già impiegato, proprio per tutelare la continuità del lavoro e limitare gli effetti sociali delle esternalizzazioni. Gli esuberi, quindi, non riguarderebbero il servizio di pulizia e sanificazione ospedaliera tuttora in capo a Markas, ma esclusivamente il servizio cucina, oggi affidato a un’altra società. Una distinzione che l’azienda ritiene essenziale per comprendere correttamente la vicenda e per evitare che vengano attribuite a Markas responsabilità non più riconducibili al suo perimetro contrattuale.
Nonostante questo, Markas rivendica una scelta che definisce di responsabilità sociale. Pur non avendo più obblighi diretti su quell’appalto, l’azienda afferma di essersi comunque attivata per evitare ricadute occupazionali, inserendo due lavoratori in altri appalti Markas situati nelle vicinanze dell’ospedale. Una soluzione che, nelle intenzioni della società, rappresenta un intervento concreto per non lasciare indietro nessuno.
«Noi non lasciamo a casa nessuno. Anzi, cerchiamo soluzioni», è il messaggio che Markas affida alla propria nota ufficiale. L’obiettivo dichiarato è di proteggere i lavoratori, fare chiarezza e garantire serenità, evitando che la diffusione di notizie parziali o non corrette alimenti paure e tensioni in un contesto già segnato da forti preoccupazioni.

Epperò, alla versione fornita dall’azienda, si aggiunge un elemento pesantissimo, messo nero su bianco dalla UILTuCS Ivrea e Canavese in una comunicazione ufficiale inviata all’Ordine Ospedaliero Fatebenefratelli il 3 febbraio 2026, che riporta la vertenza su un piano ancora più delicato.
Il sindacato denuncia infatti il trasferimento forzato di una lavoratrice disabile, riconosciuta ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 104/92, verso un altro appalto Markas a oltre 20 chilometri di distanza dal presidio di San Maurizio Canavese. Un provvedimento che la UILTuCS definisce senza mezzi termini contrario alle normative di legge a tutela delle persone con disabilità e l’ennesimo sopruso, tale da collocare l’azienda fuori dal perimetro legale e da quello delle corrette relazioni sindacali.
Nella lettera, firmata dal segretario generale Francesco Sciarra, il sindacato chiama direttamente in causa anche il committente, richiamando gli obblighi di vigilanza sul rispetto delle disposizioni di legge da parte dei fornitori di servizi e invocando persino i principi etici, morali, sociali e religiosi che dovrebbero ispirare la missione dell’Ordine Ospedaliero.
La richiesta è chiara: intervenire affinché venga ripristinato il rapporto di lavoro della lavoratrice presso il presidio di San Maurizio, nel pieno rispetto del contratto individuale, valutando anche l’eventuale utilizzo delle clausole rescissorie previste nel capitolato d’appalto in presenza di gravi inadempienze.
Particolarmente drammatico il passaggio finale della comunicazione sindacale, che documenta le conseguenze immediate del provvedimento: la lavoratrice, alla ricezione della comunicazione di trasferimento, è stata colta da un malore, tanto da dover ricorrere a cure immediate all’interno dello stesso ospedale Fatebenefratelli e successivamente trasportata in ambulanza al Pronto soccorso dell’ospedale di Ciriè.
Un episodio che rende evidente come, accanto alle rassicurazioni aziendali e alle parole d’ordine sulla “serenità”, esistano atti concreti che il sindacato contesta come illegittimi e lesivi dei diritti fondamentali, soprattutto nei confronti delle lavoratrici più fragili.
Insomma, la vertenza Markas al Fatebenefratelli non si esaurisce in una disputa tecnica sugli appalti, ma si arricchisce di un capitolo che chiama in causa direttamente il rispetto delle tutele più elementari, la dignità del lavoro e la responsabilità sociale di chi opera all’interno di un presidio sanitario. Una vicenda che, ora, difficilmente potrà essere archiviata come semplice “allarmismo”.
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