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Appalto sotto accusa: protestano le addette alle pulizie dell’ospedale

La UILTuCS Ivrea e Canavese denuncia decisioni unilaterali nell’appalto delle pulizie all’ospedale di San Maurizio Canavese. Convocato un presidio davanti alla struttura e chiesto l’intervento del Prefetto

Stato di agitazione al Fatebenefratelli: ore tagliate, esuberi e scontro con Markas

Frnancesco Sciarra Uil

Stato di agitazione all’ospedale Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese. A proclamarlo sono le lavoratrici e i lavoratori addetti alle pulizie e alla sanificazione, tramite la UILTuCS Ivrea e Canavese, che denuncia senza giri di parole una situazione diventata ormai insostenibile nei rapporti tra MARKAS Srl, azienda titolare dell’appalto, e il personale impiegato all’interno del presidio sanitario.

Alla base della protesta, sfociata nel presidio di lunedì 2 febbraio davanti all’ospedale, c’è la recente decisione dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di esternalizzare alcuni servizi. Una scelta organizzativa che, secondo il sindacato, ha prodotto effetti immediati e pesanti sull’organico storico, composto in larga parte da lavoratrici che da anni garantiscono quotidianamente un servizio essenziale in un luogo delicato come un ospedale.

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Davanti al Fatebenefratelli

Secondo quanto riferito dalla UILTuCS, MARKAS Srl avrebbe infatti comunicato l’esistenza di una non meglio precisata quantità di esuberi tra il personale storicamente impiegato nell’appalto. Una dichiarazione che ha immediatamente aperto uno scenario di forte incertezza occupazionale, alimentando preoccupazione e tensione tra lavoratrici che, fino a oggi, hanno assicurato continuità, professionalità e presenza costante nei reparti, nei corridoi e negli spazi comuni della struttura.

Ma a far esplodere definitivamente la vertenza è un episodio definito dal sindacato emblematico di un metodo ormai inaccettabile. L’azienda avrebbe infatti ridotto unilateralmente del 50 per cento il monte ore di una lavoratrice, senza alcun confronto preventivo, nonostante – sottolinea la UIL – nello stesso appalto continui un ricorso strutturale, costante e programmato a prestazioni straordinarie e supplementari. Un paradosso che il sindacato respinge con decisione: da un lato si tagliano le ore e si parla di esuberi, dall’altro si coprono i servizi facendo ricorso sistematico agli straordinari.

«Riteniamo questo comportamento inaccettabile – scrive la UILTuCS Ivrea e Canavese in una nota – e respingiamo con forza l’atteggiamento con cui MARKAS Srl ritiene di confrontarsi con le Organizzazioni Sindacali che rappresentano i lavoratori grazie ai quali l’azienda fattura utili milionari». Parole dure, che restituiscono la fotografia di un clima ormai deteriorato e di rapporti sindacali profondamente compromessi.

A seguire la vertenza sono in prima linea Ilenia Posa e Francesco Sciarra, della Segreteria territoriale UILTuCS Ivrea e Canavese. I due spiegano come la decisione di proclamare lo stato di agitazione non sia stata presa a cuor leggero, ma rappresenti una risposta obbligata a scelte aziendali ritenute unilaterali, penalizzanti e prive di un reale confronto. «Non si può continuare a scaricare sulle lavoratrici il peso delle riorganizzazioni e delle esternalizzazioni», è il senso della posizione sindacale.

Di fronte a questo scenario, la UILTuCS ha deciso di attivare tutte le procedure formali previste dalla normativa, proclamando lo stato di agitazione del personale e chiedendo la convocazione del Prefetto di Torino, richiamando esplicitamente la legge 146 del 1990 sui servizi pubblici essenziali. Una scelta che tiene insieme due piani: da un lato la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, dall’altro la consapevolezza della delicatezza del servizio svolto, quello di pulizia e sanificazione in un ospedale, fondamentale per la sicurezza e la salute di pazienti, operatori sanitari e cittadini.

La vertenza, però, non si ferma ai cancelli dell’azienda appaltatrice. Il sindacato ha infatti investito formalmente della questione anche il committente, l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio Fatebenefratelli, chiedendo un intervento diretto. Un appello che richiama il ruolo e la responsabilità dell’ente non solo in qualità di committente, ma anche – viene sottolineato – «in virtù del proprio stato morale, sociale e religioso», che dovrebbe tradursi in una particolare attenzione alle condizioni di lavoro di chi opera ogni giorno all’interno della struttura.

«La nostra mobilitazione non è ideologica», ribadiscono Ilenia Posa e Francesco Sciarra, «ma è la conseguenza di decisioni calate dall’alto, che rischiano di far pagare alle lavoratrici il prezzo di scelte organizzative ed economiche». Una vicenda che riporta al centro un tema spesso invisibile: la dignità del lavoro nei servizi esternalizzati, il valore di mansioni considerate marginali solo sulla carta, e il confine sempre più sottile tra efficienza, risparmio e rispetto dei diritti.

Insomma, dietro i corridoi puliti e sanificati di un ospedale, si consuma una battaglia sindacale fatta di ore tagliate, esuberi annunciati e confronto mancato. Una battaglia che ora approda sul tavolo della Prefettura e che lunedì mattina, davanti al Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese, ricorderà una verità semplice ma spesso dimenticata: senza chi pulisce e sanifica, la sanità semplicemente non funziona.

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