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03 Febbraio 2026 - 11:33
Una vita di 14 anni spezzata sulla provinciale di San Sebastiano da Po diventa un appello urgente per la sicurezza di tutti
«Quando passi di lì rallenti senza accorgertene. Non per il limite. Perché pensi a lui».
C’è un punto preciso, sulla Strada Provinciale 590 della Val Cerrina, in località l’Abate di San Sebastiano da Po, dove il tempo sembra essersi fermato.
È lì che venerdì 16 gennaio un ragazzo di appena 14 anni, Mark Mariut, ha perso la vita mentre camminava lungo una strada che avrebbe dovuto accompagnarlo, come ogni mattina, verso la normalità. Da quel giorno, nulla è più normale.
Il silenzio che ha avvolto Lauriano, San Sebastiano da Po, Cavagnolo, Monteu da Po e i paesi vicini non è stato un silenzio vuoto. È stato un silenzio carico di domande, di rabbia trattenuta, di lacrime, ma anche di una volontà chiara: Non fermarsi al dolore. Non fermarsi alla commozione. Andare avanti, per Mark, e per tutti coloro che ogni giorno percorrono quella strada, dal piccolo al grande.
Mark era uno studente dell’Istituto Europa Unita di Chivasso. Camminava sul ciglio della strada, con una luce in mano, andando a scuola. Faceva ciò che tanti ragazzi fanno ogni giorno in quel tratto: adattarsi a una strada che non è pensata per chi va a piedi. Lo spazio è poco. Troppo poco.

Per Mark
Da quella tragedia nasce oggi una lettera intensa, lucida e coraggiosa, inviata alla Città Metropolitana di Torino e al Comune di San Sebastiano da Po, firmata da Sergio Sapetti, docente, residente storico del territorio e referente del Gruppo di Controllo di Vicinato di Lauriano-Piazzo, che conta 146 iscritti. Non una lettera di accusa, ma un grido civile, costruito con competenza, esperienza e soprattutto con la consapevolezza di chi quella strada la percorre ogni giorno.
«Ho cercato di scrivere ogni dettaglio, per dare ai decisori un quadro completo di ciò che succede ogni giorno sulla SP590», racconta Sergio. «Non è solo un tratto di strada, è la vita delle persone che ci abitano, che camminano, che lavorano qui».
A fianco di Sergio, come principale supporto legale e organizzativo del CdV di Lauriano-Piazzo, c’è l’avvocato Emmanuele Serlenga, che ha contribuito alla stesura della lettera, garantendo che le segnalazioni e le proposte arrivino agli enti competenti nella forma più chiara e incisiva. «Il nostro obiettivo», spiega Serlenga, «non è colpevolizzare, ma mettere in sicurezza chi ogni giorno rischia, pedoni e automobilisti».
La Provinciale 590 non è una strada qualunque. È un’arteria fondamentale che collega Chivasso a Cavagnolo, la collina al Po, Torino alle province di Vercelli e Asti. Migliaia di veicoli ogni giorno, ma anche pedoni, studenti, ciclisti, lavoratori, famiglie.
E proprio per questo, come sottolinea Sergio, la pericolosità non è teorica, è quotidiana.
«Animali selvatici che attraversano improvvisamente la carreggiata, pedoni e ragazzi costretti a camminare sull’erba, passaggi pedonali sbiaditi», spiega Sergio. «Sorpassi azzardati, spesso multipli, in prossimità di abitazioni, attività commerciali, fermate dei pullman… incidenti frontali che, negli anni, si sono ripetuti sempre negli stessi punti».
Località come il Baraccone, l’Abate di San Sebastiano da Po, la curva del Delfino a Lauriano, fino alla rotonda della Luxottica, tornano nella lettera come nomi tristemente noti a chi vive qui. Luoghi in cui il rischio non è un’eccezione, ma una possibilità concreta ogni giorno.
Sergio scrive: «Ridurre i limiti di velocità non basta, sarebbero adeguati, se fossero rispettati. Serve altro. Serve prevenzione reale».
Tra le proposte avanzate nella lettera, frutto anche delle segnalazioni dei cittadini:
° Marciapiedi sicuri verso le fermate dei pullman;
° Illuminazione adeguata nei tratti abitati;
° Semafori pedonali a chiamata, integrati con rilevatori di velocità;
° Tutor per il controllo della velocità media nei rettilinei più pericolosi.
Non per punire, ma per salvare vite.
Analisi dettagliata del problema basata sull’esperienza concreta:
° Rettilineo dalla rotonda di via Po di Chivasso al Baraccone: rischio di passaggio improvviso di animali selvatici e presenza notturna di pedoni senza strumenti di illuminazione;
° Bar del Baraccone, dove chi rispetta il passaggio pedonale rischia di essere tamponato dalle auto che lo tallonano senza rispettare le distanze di sicurezza;
° Località l’Abate, con abitazioni vicine, fermate dei pullman, attività commerciali e passaggi pedonali distanti dalle case;
° Curva del Delfino a Lauriano, con dosso naturale che inganna la vista;
° Rettilineo verso la rotonda Luxottica, con sorpassi multipli e rischio frontale costante.
Sergio racconta un episodio personale: «Venivo dalla curva del Delfino, in pieno giorno, a 70 km/h. Qualcuno ha iniziato a superarmi sfiorandomi, obbligandomi a frenare e spostarmi sul cordolo perché un terzo automobilista ci stava sorpassando entrambi! Eravamo in tre affiancati sulle due corsie. A duecento metri, altri veicoli arrivavano… pochi istanti di differenza e la tragedia sarebbe stata inevitabile».
E l’avvocato Serlenga aggiunge: «È il momento di trasformare il dolore in azione concreta».
La lettera è un appello chiaro: occorrono interventi concreti e immediati. Per i cittadini. Per gli studenti. Per Mark.
«Le variabili sono tante», continua Sergio, «per tutti, siamo a rischio come pedoni e come automobilisti, ma mettere in condizione più sicura alcuni tratti ormai notoriamente pericolosi, non solo per numero di sinistri ma soprattutto per esperienza personale quotidiana, sarebbe auspicabile».
«Se si ritiene che il costo di intervento sia elevato», scrive Sergio, «ci possiamo chiedere: quanto valgono le vite e la salute di chi abita in quella zona? Vale la pena spendere soldi per loro? E non solo per tutelare loro, ma anche per chi, purtroppo, magari distratto o ignaro del vero pericolo, commette un potenziale “omicidio stradale”».
La risposta è scritta nella citazione con cui Sapetti chiude la sua proposta, firmata non solo come cittadino, ma come educatore, come referente di comunità, come uomo che conosce il prezzo dell’assenza: «Una vita non vale niente, ma niente vale una vita» – André Malraux.
Mark non tornerà. Ma può diventare il punto da cui si cambia strada.
E forse, se da quella Provinciale 590 in località l’Abate di San Sebastiano da Po nasceranno interventi concreti, se qualcuno potrà attraversare in sicurezza, se un altro ragazzo arriverà a scuola, allora sì: la gente non si è fermata. È andata avanti. Per Mark.

Sergio Sapetti, docente, residente storico del territorio e referente del Gruppo di Controllo di Vicinato di Lauriano-Piazzo

Mark Mariut

L’avvocato Emmanuele Serlenga
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