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18 Gennaio 2026 - 12:58
Mark Ricard Mariut
Ci sono persone che, senza accorgersene, lasciano un segno profondo nella vita di chi le incontra.
Mark Ricard Mariut, 14 anni, morto venerdì in un drammatico incidente stradale mentre andava a scuola,era una di queste. La sua risata cristallina, gli occhi pieni di curiosità e la capacità di trasmettere gioia a chi gli stava intorno lo rendevano unico, un piccolo sole capace di illuminare ogni cuore.
Non è facile parlare di Mark senza sentire il peso della tragedia, ma è proprio così: Mark è ancora qui, e resterà per sempre in ogni gesto di leggerezza e in ogni ricordo che ha saputo lasciare. In questi giorni si parla molto dell’incidente lungo la strada provinciale, delle responsabilità e del dolore, ma troppo poco di chi Mark fosse davvero: l’angelo che vive tra noi, il ragazzo che incarnava la vita in ogni suo gesto.

Mark Mariut
Mark Mariut, ragazzo di origine rumena, era residente a San Sebastiano da Po, provincia di Torino, aveva 14 anni e a marzo avrebbe compiuto 15. Socievole e solare, amava stare con gli amici, correre, scherzare e riusciva a far sentire chiunque speciale solo con la sua presenza. Non era solo un ragazzo spensierato: amava parlare di futuro, di sogni concreti, di come avrebbe voluto festeggiare i 18 anni, della voglia di prendere il patentino e dei tanti desideri che coltivava. Pensieri semplici, pieni di entusiasmo, perfetti per un ragazzo della sua età che guardava il mondo con curiosità e speranza.
Era anche un alunno intelligente e sveglio, capace di risolvere problemi sia a scuola che nella vita. Ci teneva a raggiungere risultati positivi, prima di tutto per sé stesso e poi per rendere orgogliosa la sua famiglia. Amava la vita e la viveva pienamente, rispettandola e attribuendo valore a ogni cosa. Un rispetto che gli veniva trasmesso giorno dopo giorno dal papà, con pazienza, impegno, esempio e amore profondo. Questi valori lo hanno accompagnato in ogni passo, rendendolo il ragazzo che tutti ricordano.
Mark aveva le idee chiare sul suo futuro. La sua passione più grande erano le automobili: frequentava l’Istituto Europa Unita di Chivasso, indirizzo meccanica, con il sogno di lavorare nel mondo dei motori. Una passione che coltivava da sempre, conoscendo e descrivendo le auto con una naturalezza quasi innata. Nel tempo libero amava fare lunghe passeggiate in bicicletta con gli amici, correre all’aria aperta e godersi i momenti preziosi con zii e cugini. Non si abbatteva mai: affrontava la vita con il sorriso, come se nulla potesse spegnerlo.
Il suo insegnante di sostegno, Antonio Maisano, lo ricorda così: “Un ragazzo d’oro… Parlare di Mark al passato è ancora impossibile. Era un ragazzo così pieno di vita, così luminoso, che pensarci solo al passato sembra ingiusto. Si può parlare di lui al presente, perché in qualche modo, anche se in un’altra dimensione, Mark è Mark, e sarà sempre con noi.”
Mark era supportato dalla figura dell’insegnante di sostegno perché aveva bisogno di un supporto per incanalare le emozioni, ma spesso, come in molti casi, era lui a sostenere gli altri, perché con i giusti strumenti si diventa capaci di gestire sé stessi: “Dietro ogni sorriso e ogni gesto di allegria, c’era un ragazzo capace di grandi profondità: Mark non solo imparava a gestire le proprie emozioni, ma, con naturalezza, riusciva a sostenere chi gli stava accanto.”
Poi c’è stata la tragedia. Venerdì 16 gennaio 2026, Mark stava percorrendo a piedi la strada provinciale SP 590, in località Abate, nel comune di San Sebastiano da Po, in provincia di Torino per andare a scuola, come faceva ogni mattina. In un tratto privo di marciapiedi e illuminazione adeguata, una Mercedes Classe E lo ha travolto, proiettandolo contro il parabrezza e poi sull’asfalto. Nonostante l’intervento immediato dei soccorritori e il trasporto in codice rosso all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, le ferite erano troppo gravi. Mark è morto nel tardo pomeriggio, lasciando un vuoto enorme tra familiari, amici e compagni di scuola.
La sua morte ha scosso profondamente la comunità, ma ciò che resta è il ricordo di un ragazzo generoso, curioso, solare, capace di trasmettere gioia e leggerezza solo con la sua presenza. La tragedia ha anche riacceso il dibattito sulla sicurezza della SP 590, con richieste di interventi concreti per evitare altre tragedie.
Mark non è più qui con il corpo, ma la sua luce continua a brillare. Ogni risata condivisa, ogni gesto di gentilezza e ogni sogno che custodiva resta vivo nelle persone che lo hanno incontrato.

Mark Ricard Mariut
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