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01 Febbraio 2026 - 10:03
Dal silenzio alla cinepresa: il Castello di Favria riporta alla luce l’eredità dimenticata di Giuseppe Destefanis
È partito sabato 31 gennaio, tra le mura del Castello di Favria, il primo ciak del docufilm Giuseppe Destefanis – un’eredità di pietra e cuore, progetto cinematografico che riporta al centro della scena una figura chiave della storia canavesana e piemontese. Le riprese inaugurali, realizzate alla presenza di cittadini e rappresentanti istituzionali, hanno segnato l’avvio di un lavoro pensato per celebrare il centenario della scomparsa di Giuseppe Destefanis (1861-1926), ingegnere e benefattore che scelse di donare il proprio patrimonio ai più bisognosi, lasciando un segno ancora visibile sul territorio.
Alla giornata inaugurale hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore regionale Andrea Tronzano e il consigliere regionale Mauro Fava, a testimonianza dell’attenzione istituzionale verso un progetto che intreccia memoria storica, identità locale e valorizzazione culturale. Non una semplice rievocazione, ma un’operazione che ambisce a restituire spessore umano e civile a una figura spesso relegata alle note a margine dei libri di storia.

Il docufilm, diretto da Eraldo Enrietti e sostenuto dalla Film Commission Torino Piemonte, si muove sul terreno della docufiction, alternando racconto documentaristico e ricostruzione narrativa. Attraverso diverse location del Canavese e di Torino, attori e ambientazioni daranno volto alle varie fasi della vita di Destefanis, seguendone il percorso professionale, umano e filantropico. L’obiettivo dichiarato è quello di raccontare non solo l’ingegnere, ma l’uomo e il cittadino, capace di trasformare il proprio successo personale in un gesto collettivo di solidarietà.
Le riprese proseguiranno nei prossimi mesi, con l’intento di costruire un racconto stratificato, capace di parlare al presente. In un’epoca in cui il concetto di bene comune appare spesso astratto, la storia di Destefanis torna a interrogare il territorio su cosa significhi davvero lasciare un’eredità, non solo materiale ma anche morale e civica.
Un elemento significativo del progetto sarà l’albo dei sostenitori, che chiuderà i titoli di coda del film. Un gesto simbolico ma coerente con lo spirito dell’opera, pensato per ringraziare pubblicamente la comunità che ha reso possibile la realizzazione del docufilm e che, idealmente, si riconosce in quella tradizione di partecipazione e responsabilità collettiva incarnata da Destefanis.
Il primo ciak girato a Favria non è quindi solo l’inizio di una produzione cinematografica, ma l’avvio di un percorso di riscoperta che rimette al centro una figura capace di unire pietra e cuore, opere concrete e visione sociale, in un racconto che guarda al passato per parlare al futuro del territorio.
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