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Il comune del Canavese scommette sulle nuove famiglie e rinnova il bonus bebè

Un contributo economico ai nuovi nati che racconta una visione di comunità e di sostegno alla genitorialità

Il comune del Canavese

Il comune del Canavese scommette sulle nuove famiglie e rinnova il bonus bebè

A Candia ieri la consigliera con delega alle politiche sociali e alla famiglia, Barbara Rosignoli, ha consegnato il bonus bebè a Elisabetta e Matteo, genitori della piccola Margherita. Un gesto pubblicamente festoso che celebra l’arrivo di una nuova vita e ribadisce l’impegno di un’Amministrazione locale che dal 2020 sostiene questa iniziativa dedicata ai nuovi nati.

Il Comune presenta questo contributo non come un mero gesto simbolico, ma come un segno di vicinanza concreta alle famiglie di Candia. Tuttavia, nonostante l’intento positivo, resta il fatto che un bonus una tantum – se pur benvenuto – resta appunto un simbolo e non basta a fronteggiare le sfide reali che affrontano i genitori nella società odierna.

In Italia, la conciliazione tra lavoro e famiglia è ancora un nodo irrisolto. Il paese registra una bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro rispetto ad altri paesi avanzati, e una bassa natalità: la fertilità italiana si attesta intorno a 1,2 figli per donna, ben al di sotto della media europea, segno di difficoltà sistemiche nel sostenere chi lavora e cresce figli contemporaneamente.

Gran parte delle famiglie italiane si trova ancora a fare “welfare fai da te“. Secondo un’indagine Nomisma, solo il 29% delle famiglie si affida ai servizi pubblici di welfare, mentre il 58% fa affidamento sulla rete familiare – non esattamente una soluzione per chi non può contare su nonni o parenti disponibili.

Questa dipendenza dal sostegno familiare riflette una carenza di servizi pubblici di cura per l’infanzia: la copertura dei posti nei servizi di educazione e cura per la prima infanzia è sotto gli obiettivi europei e varia molto sul territorio, rendendo l’accesso difficile soprattutto per chi vive fuori dalle grandi città o non ha reti informali di supporto.

Il costo e la disponibilità di servizi di cura dei figli sono due dei principali fattori che riducono la partecipazione delle madri al lavoro e ostacolano la possibilità di conciliare vita professionale e familiare.

In questo quadro, un bonus economico una tantum come quello di Candia non è sufficiente da solo. Le famiglie non hanno bisogno solo di un riconoscimento simbolico al momento della nascita, ma di servizi strutturali continuativi: asili nido accessibili e ben diffusi, orari compatibili con l’attività lavorativa, supporti psicologici e consulenziali, e una rete di servizi locali facili da attivare per chi non ha sostegno familiare esteso.

Misure di politica sociale più ampie – come l’Assegno Unico Universale rafforzato, detrazioni fiscali legate alla cura dei figli, e investimenti per ampliare i posti nei servizi di educazione della prima infanzia – mirano a ridurre queste barriere. Tuttavia, sul territorio rimane una distanza tra l’intento delle politiche nazionali e l’effettiva fruizione locale dei servizi.

Il bonus bebè di Candia è dunque un passo positivo nel riconoscere l’importanza della genitorialità e nel creare un clima comunitario di sostegno. Ma per tradurre quel simbolo in un aiuto concreto e continuativo alle famiglie servono servizi pubblici più accessibili, più diffusi e meglio articolati, capaci di garantire che mamma e papà possano essere entrambi lavoratori senza dover rinunciare alla crescita dei figli.

Una comunità che vuole crescere davvero non può limitarsi a celebrare le nascite: deve mettere in rete persone, servizi e strutture perché ogni famiglia abbia accanto un villaggio reale, non solo uno ideale.

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