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29 Gennaio 2026 - 06:20
Anna Sigismondi
In via Italia 54, a Mazzè, il tempo sembra avere un ritmo diverso. È scandito dal lavoro paziente delle mani, dal gesto ripetuto e preciso dell’ago che attraversa la stoffa. Dentro Elanthia Sartoria la manualità non è solo tecnica: è un modo di pensare, di costruire, di dare forma a qualcosa che nasce prima ancora di essere disegnato. Per Anna Sigismondi, 45 anni, la sartoria non è stata una decisione calcolata, ma una necessità maturata nel tempo.
«È una cosa innata fare sartoria», racconta. «Ho fatto il liceo scientifico al Martinetti, poi tre anni di medicina, ma non ho mai potuto fare a meno di questa manualità». Un’inclinazione che si è trasformata in impresa circa dieci anni fa, quando Anna ha scelto l’indipendenza aprendo il laboratorio a Mazzè, inizialmente insieme a una collega. Un percorso che affonda le radici ancora prima, tra gli scaffali della ferramenta di famiglia, dove ha imparato cosa significa farsi riconoscere per competenza in un ambiente non sempre privo di pregiudizi. La formazione tecnica allo Studiomoda di Chivasso ha completato quel cammino, trasformando l’istinto in metodo.
Il valore del lavoro di Elanthia emerge soprattutto nei momenti in cui una comunità affida a un abito il proprio immaginario collettivo. Anna Sigismondi è diventata negli anni una figura di riferimento per la realizzazione dei costumi legati alle tradizioni del territorio, a partire dalle Ninfe Albaluce e dalla Bela Tolera di Chivasso.
Il nome del brand nasce molto prima dell’attività strutturata. Elanthia prende forma in un periodo di sperimentazione creativa, quando Anna, insieme all’amica Emanuela, realizzava abiti fantasy da portare nei mercatini. Tessuti e cuciture diventavano strumenti per raccontare mondi immaginari. Quando si presentò l’esigenza di affacciarsi alla vendita online su Etsy, serviva un nome che avesse un respiro più ampio. Elanthia riemerse così dalla memoria: un nome ascoltato in sogno anni prima, rimasto sedimentato per affinità e significato. Al di là di ogni possibile richiamo agli universi fantasy o ai giochi di ruolo, per Anna quel nome rappresenta ancora oggi il punto di contatto tra realtà e immaginazione, tra un’amicizia e un lavoro che nel tempo si è consolidato.

Anna Sigismondi con l'amica Cristina Robino

Arianna Invidiato, Ninfa Albaluce 2017

Carola Borgia, Ninfa Albaluce dal 2019 al 2022

Patrizia Actis Dato, Ninfa Albaluce 2022

Anna Sigismondi e Giovanna Bonfante , la Bela Tolera 2019

Giulia Giuliano Albo, Ninfa Albaluce 2024 insieme alla sarta Anna Sigismondi

Anna Sigismondi e Edoardo Gallina, l'Abbà 2019

Arianna Sanna, Ninfa Albaluce 2025

Al carnevale d'Ivrea con "Gli Aranceri del Centro Storico"

Anna Sigismondi con l'attuale Ninfa Albaluce Arianna Sanna
Entrare in sartoria significa anche confrontarsi con una scelta netta di campo sui materiali. Mentre il mercato di massa privilegia fibre sintetiche e produzioni rapide, Anna Sigismondi lavora quasi esclusivamente su tessuti naturali. «Un tailleur di lana da donna o una gonna in pura lana oggi sono difficili da trovare nei negozi», spiega. Da Elanthia la stoffa deve esprimersi pienamente, soprattutto negli abiti pensati per durare e per essere indossati nel tempo, non solo in un’occasione unica.
Tra gli episodi più significativi della sua carriera c’è quello legato alla nomina a Ninfa di Cristina Robino, nel 2016. «Venne a casa mia dicendo che doveva dirmi una cosa importante. Non era un matrimonio, non era un parto. Era la nomina», ricorda Anna. Un segreto che impone riservatezza assoluta. Il vestito venne realizzato in poco più di un mese, lavorando lontano da sguardi indiscreti, nel rispetto rigoroso della tradizione.
Da allora quella fiducia si è rinnovata con Arianna Invidiato, Agnese Pane, Carola Borgia, Patrizia Actis Dato, Giulia Giuliano Albo e con l’attuale Ninfa 2025, Arianna Sanna. Proprio osservando la cura dedicata agli abiti di Carola e Cristina, Giovanna Bonfante, Bela Tolera 2019, ha scelto Elanthia come luogo “sicuro” per la realizzazione del proprio costume: uno spazio fuori Chivasso, lontano da occhi curiosi, dove preservare il valore simbolico della svelata.
Nel lavoro di Anna Sigismondi, la Bela Tolera non è una semplice figura carnevalesca. È il simbolo identitario di Chivasso, una rappresentazione che richiede rigore, equilibrio e rispetto. Un ruolo che trova un parallelo, per dignità e significato, nella Ninfa del Lago di Candia. Tradizioni diverse, ma accomunate dalla funzione di incarnare l’anima di un territorio. Vestire queste figure significa tenere insieme passato e presente, trasformando una persona in un simbolo riconoscibile e coerente.
La sartoria di Elanthia non si limita però all’universo femminile. Di rilievo è stato anche l’intervento sul vestito dell’Abbà Edoardo Gallina, dove l’attenzione storica e l’eleganza maschile si sono intrecciate per restituire alla città un’immagine di grande decoro.
Lo stesso approccio si ritrova nel lavoro svolto per il Carro degli Arancieri, dove l’artigianato deve confrontarsi con la scena pubblica e con la necessità della resistenza. Gli elementi tessili non sono solo decorativi, ma devono sostenere il movimento, la durata e l’impatto visivo della sfilata. Un lavoro spesso invisibile, ma decisivo per la riuscita dell’evento.
Il legame con il territorio resta centrale anche nella scelta dei fornitori. Molti tessuti arrivano da Genta Mara e Figli di Caluso, realtà storica del Canavese. Ma la ricerca porta anche oltre confine: per le tendine della chiesa di Tonengo, Anna ha collaborato con una ditta specializzata in tessuti ecclesiastici nei pressi di Atene. «Le mie zie e le mie nonne cucivano, ma non conoscevano la modellistica», racconta. «Io cerco di unire quella pratica quotidiana alla precisione tecnica».
La storia di Anna Sigismondi dimostra che non è la dimensione del luogo a determinare il valore di un’attività, ma la capacità di entrare in relazione con le persone e con ciò che rappresentano. Chi cerca un abito che racconti una storia, che rispetti i materiali e il tempo, sa che a Mazzè, in via Italia 54, esiste una sartoria dove il lavoro artigianale continua a essere una forma di cultura concreta.
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