Alla vigilia e nel pieno della manifestazione per Askatasuna, Torino diventa terreno di un duro confronto politico che va oltre la piazza e investe università, sicurezza e alleanze parlamentari. Le reazioni istituzionali e di partito si moltiplicano, con toni netti e senza mediazioni, mentre la città si prepara a gestire cortei, limitazioni alla viabilità e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine.
Dal governo arriva la presa di posizione del ministro dell’Università Anna Maria Bernini, che ha espresso solidarietà alla rettrice Cristina Prandi per l’occupazione di Palazzo Nuovo, una delle sedi simbolo dell’Università di Torino. A margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, Bernini ha rivendicato il diritto allo studio come valore prioritario e ha difeso la linea adottata dall’Ateneo. «Mi sono permessa, senza nessuna polemica, di chiedere che tutte le istituzioni diano la stessa solidarietà e facciano la loro parte di fronte a un’occupazione di questo tipo di un luogo dove il vero diritto è il diritto allo studio, a formarsi, a formare», ha affermato il ministro.
Nel suo intervento, Bernini ha ribadito che la gestione di situazioni come quella torinese spetta in primo luogo alle università, nel rispetto dell’autonomia. «La situazione deve terminare e tutti noi dobbiamo essere solidali non solamente con la rettrice Prandi, che ha preso una decisione giusta, quella di fare un esposto alla prefettura, alla questura e al sindaco, ma anche alla comunità accademica e alla comunità degli studenti», ha aggiunto, sottolineando che «non è il governo che deve prendere provvedimenti» perché «i rettori hanno l’autonomia e la responsabilità di decidere quello che possono e devono fare all’interno dei loro atenei». Una linea di sostegno pieno, che il ministro ha definito coerente con l’azione dell’esecutivo negli ultimi anni.

Sul fronte politico-partitico, lo scontro si sposta invece sul significato e sulle adesioni al corteo. Da Roma arriva la dura dichiarazione della vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli, che definisce «gravissima» la partecipazione annunciata da esponenti di Alleanza Verdi Sinistra alla manifestazione torinese. Per Montaruli, Askatasuna è «un movimento pericoloso» e la scelta di scendere in piazza al suo fianco rappresenta un atto di irresponsabilità politica.
Nel mirino finiscono anche le alleanze del centrosinistra. «Non si comprende come facciano Pd e Renzi ad essere alleati con chi va in piazza al fianco di Askatasuna come fa Avs oggi», afferma la deputata, che parla apertamente di «aderenza ideale ed organizzativa tra alcuni partiti della sinistra e chi si pone contro lo Stato con violenze che hanno portato allo sgombero del centro sociale». Secondo Montaruli, la partecipazione al corteo non sarebbe una semplice espressione di dissenso, ma una scelta di campo che ha conseguenze politiche e simboliche.
Il passaggio più duro riguarda l’impatto sulla città e sulle forze dell’ordine. La manifestazione, osserva Montaruli, «sta costringendo l’impegno di migliaia di agenti delle forze dell’ordine proprio per la pericolosità che si insinua nell’organizzazione». E conclude con una domanda rivolta ai leader del centrosinistra: «Chi oggi accetta di mettersi sotto il cappello di Askatasuna sceglie da che parte stare, quella opposta rispetto agli agenti, ai presidi culturali della città che si vedono violentati dalle intrusioni illegittime, ai cittadini costretti a vedere una Torino immobilizzata e allo Stato. Renzi, Schlein e Conte da che parte stanno?».
Nel frattempo, mentre la città affronta divieti di sosta, deviazioni dei mezzi pubblici e chiusure temporanee di stazioni strategiche, il quadro politico appare sempre più polarizzato. Da un lato il sostegno istituzionale alla rettrice e alla linea della sicurezza negli atenei, dall’altro l’accusa alla sinistra di legittimare, anche solo simbolicamente, una galassia ritenuta antagonista e pericolosa. La manifestazione di Askatasuna diventa così non solo un evento di piazza, ma uno spartiacque politico che segna e amplifica tensioni già profonde, dentro e fuori Torino.