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30 Gennaio 2026 - 14:09
Palazzo Nuovo chiude per il corteo di Askatasuna, l’Università sospende le attività per motivi di sicurezza
Il terzo giorno di occupazione di Palazzo Nuovo si chiude con una decisione netta da parte dell’Università di Torino. A partire dalle 16 di oggi, venerdì 30 gennaio, tutte le attività nell’edificio delle facoltà umanistiche vengono sospese, mentre sabato Palazzo Nuovo resterà completamente chiuso. Una scelta maturata alla vigilia del raduno e del corteo nazionale per Askatasuna, attesi in città, e comunicata ufficialmente alla comunità accademica dalla rettrice Cristina Prandi.
La motivazione indicata dall’Ateneo richiama direttamente la necessità di «tutelare la sicurezza delle persone e degli spazi», in un contesto considerato particolarmente delicato sia per la situazione interna all’edificio sia per il clima cittadino annunciato per il fine settimana. La sospensione anticipata delle attività e la chiusura totale del sabato rappresentano il punto più alto delle misure di cautela adottate finora dall’Università dall’inizio dell’occupazione.
La linea scelta dalla rettrice Cristina Prandi punta a ridurre al minimo i fattori di rischio attraverso strumenti preventivi. Non si tratta soltanto di un atto amministrativo, ma di una presa di responsabilità verso studenti, docenti e personale, chiamati a fare i conti con una fase straordinaria che intreccia mobilitazione studentesca, gestione degli spazi universitari e una manifestazione annunciata come molto partecipata. La formula individuata — sospensione progressiva oggi e chiusura domani — viene letta come un tentativo di governare una situazione complessa senza interventi traumatici, mettendo al centro la tutela dell’incolumità e dell’integrità delle strutture.
Gli effetti della decisione sono immediati. Dalle 16 di oggi vengono interrotte le attività didattiche e i servizi, mentre per l’intera giornata di sabato l’accesso a Palazzo Nuovo sarà interdetto. Una misura temporanea che incide sull’ordinario funzionamento dell’edificio e richiede un adattamento da parte della comunità universitaria, chiamata a fare i conti con una gestione emergenziale degli spazi in una fase di alta tensione.
Nel linguaggio della governance accademica, la scelta equivale a una vera e propria pausa di sicurezza. Svuotare l’edificio, ridurre le presenze e limitare le occasioni di contatto diretto viene considerato il modo più efficace per prevenire criticità in un momento in cui la pressione sugli spazi pubblici e universitari è elevata. È una decisione che non entra nel merito delle ragioni della protesta, ma ne riconosce la portata organizzativa e il potenziale impatto sul contesto cittadino.
Con Palazzo Nuovo chiuso sabato, l’attenzione dell’Ateneo resta ora concentrata sull’evoluzione dell’occupazione e sullo svolgimento del raduno e del corteo per Askatasuna. La linea dichiarata resta quella della prevenzione, con l’obiettivo di garantire condizioni di sicurezza accettabili senza interrompere definitivamente il confronto. Le prossime ore saranno decisive per capire se la misura basterà a contenere le tensioni e a traghettare l’Università oltre un fine settimana annunciato come particolarmente sensibile.

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