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30 Gennaio 2026 - 22:51
Angelo Foletto
Il Teatro Regio di Torino ha scelto il linguaggio che Angelo Foletto conosceva meglio, quello della musica, per ricordare una figura che per oltre quarant’anni ha segnato in profondità il modo di raccontare, interpretare e comprendere il mondo dei suoni. Il concerto in programma questa sera, diretto da Wayne Marshall, è stato dedicato alla sua memoria, trasformandosi in un momento di omaggio sobrio ma denso di significati, all’altezza di una personalità che ha attraversato decenni di vita musicale italiana con rigore, curiosità e una rara capacità di dialogo.
Foletto è stato molto più di un critico. È stato un interprete della musica come fatto culturale e civile, come spazio di confronto e crescita collettiva. Dal 1978 firma storica di Repubblica, ha accompagnato generazioni di lettori nella scoperta dell’opera, del concerto sinfonico, delle nuove tendenze della scena contemporanea, senza mai cedere alla semplificazione o all’autoreferenzialità. Il suo sguardo era sempre rivolto tanto alla partitura quanto al contesto, convinto che la musica non potesse essere separata dal tempo in cui nasce e viene ascoltata.
Nel corso della sua carriera Foletto ha ricoperto ruoli centrali nel mondo della critica musicale italiana. È stato presidente dell’Associazione Nazionale Critici Musicali e, per anni, guida autorevole della giuria del Premio della Critica Musicale “Franco Abbiati”, contribuendo a costruirne il prestigio e l’autorevolezza. Un lavoro svolto con equilibrio e indipendenza di giudizio, sempre attento a valorizzare la qualità artistica e la ricerca, anche quando meno allineate ai circuiti più consolidati.

Accanto alla scrittura, Foletto ha portato avanti con continuità un’intensa attività di divulgazione e insegnamento. Voce riconoscibile e amatissima ai microfoni di Radio3, ha saputo tradurre la complessità della musica colta in un racconto accessibile ma mai banale, mantenendo intatta la profondità dell’analisi. Allo stesso tempo, ha condiviso il proprio sapere come docente di Storia della musica al Conservatorio di Milano, formando nuove generazioni di musicisti e studiosi, e come relatore in seminari e incontri alla Scuola Holden di Torino, luogo simbolo della contaminazione tra saperi e linguaggi.
Proprio Torino rappresenta uno dei nodi più significativi del suo percorso. Non solo per il legame con la Holden, ma anche per il rapporto costante con il Teatro Regio, che nel tempo ha trovato in Foletto un interlocutore attento, critico e partecipe. Un rapporto fatto di ascolto reciproco, di confronto pubblico, di momenti di approfondimento che andavano oltre la recensione e si trasformavano in occasione di crescita per il pubblico e per l’istituzione stessa.
Nel ricordarlo, il Regio ha sottolineato una cifra che ha attraversato tutta la sua attività. «Ha saputo coniugare rigore intellettuale e grande capacità comunicativa, accompagnando generazioni di lettori nella comprensione delle opere, dei protagonisti e delle trasformazioni della scena musicale italiana e internazionale», si legge nella nota del teatro. Un giudizio che coglie il cuore del suo metodo: la convinzione che il sapere non debba mai essere esibito come barriera, ma condiviso come strumento.
Il ricordo si fa ancora più intenso quando si guarda alla dimensione umana. «È difficile dimenticare il contributo culturale e umano, la curiosità e il rigore che lo hanno visto protagonista della vita musicale internazionale, e la brillantezza con cui è stato disponibile a momenti di incontro, dialogo e approfondimento proposti dal nostro Teatro», sottolinea ancora il Regio. Parole che restituiscono l’immagine di un intellettuale mai distante, sempre pronto al confronto, capace di ascoltare e di mettere in discussione le proprie certezze.
Il concerto diretto da Wayne Marshall, in questo senso, non è stato soltanto un tributo formale, ma un gesto coerente con l’eredità di Foletto. Un modo per riaffermare il valore della musica come esperienza condivisa, come spazio di riflessione e di emozione, come terreno in cui il pensiero critico può e deve continuare a esercitarsi.
Angelo Foletto lascia un vuoto profondo nel giornalismo culturale italiano, ma anche una traccia chiara. Il suo esempio continua a interrogare chi oggi racconta la musica: sulla responsabilità delle parole, sulla necessità dello studio, sulla capacità di parlare a pubblici diversi senza rinunciare alla complessità. Torino, con il suo Teatro Regio, lo ha ricordato nel modo più naturale e forse più fedele: lasciando che fosse la musica, ancora una volta, a parlare per lui.
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