Cerca

Attualità

Woolrich verso Torino, stop ai trasferimenti forzati: c'è tempo fino al 2027 per quasi 140 lavoratori

L’accordo in Regione congela gli spostamenti, introduce incentivi e ritira la linea dei trasferimenti unilaterali dall'Emilia Romagna dopo mesi di tensione

Woolrich verso Torino, stop ai trasferimenti forzati: c'è tempo fino al 2027 per quasi 140 lavoratori

Torino diventa il perno della nuova geografia industriale di Woolrich Europe, ma senza lo strappo che nei mesi scorsi aveva fatto esplodere la vertenza. L’accordo raggiunto in Regione Emilia-Romagna tra azienda, sindacati e istituzioni congela i trasferimenti fino a marzo 2027, archivia l’ipotesi di spostamenti unilaterali e ridisegna il futuro del gruppo dopo il passaggio sotto il controllo di BasicNet, realtà torinese che ha rilevato il marchio storico dell’abbigliamento.

Il nodo centrale resta proprio Torino, indicata dalla proprietà come sede di riferimento per il futuro assetto aziendale. È lì che, secondo i piani industriali, dovrebbero progressivamente convergere funzioni e attività oggi distribuite tra Bologna e Milano. Ma la strada non sarà obbligata né immediata. L’intesa stabilisce infatti che qualsiasi trasferimento verso il capoluogo piemontese avverrà solo su base volontaria, accompagnato da incentivi economici e da una serie di garanzie pensate per rendere sostenibile una scelta che, per molti lavoratori, comporterebbe un cambiamento radicale di vita.

I numeri delineano la portata della riorganizzazione. I dipendenti coinvolti sono 139, di cui 109 a Bologna e 30 a Milano. Per tutti viene messa sul tavolo una triplice opzione: accettare il trasferimento a Torino con condizioni migliorative rispetto al contratto nazionale, restare nelle sedi attuali fino alla primavera del 2027, oppure scegliere un’uscita volontaria dall’azienda, anch’essa incentivata.

Per chi guarderà a Torino come nuova destinazione professionale, l’accordo prevede la copertura delle spese di trasferimento e un incentivo aggiuntivo, oltre alla possibilità di lavorare due giorni a settimana in smart working, come già previsto dall’integrativo aziendale. Un elemento non secondario, che riconosce le difficoltà logistiche e familiari legate a un trasferimento interregionale e tenta di attenuarne l’impatto.

Il punto politicamente più rilevante, però, è il ritiro dei trasferimenti unilaterali annunciati nei mesi scorsi dalla proprietà. Una mossa che aveva generato forte tensione tra i lavoratori e acceso il confronto sindacale. Ora la linea “prendere o lasciare” è stata formalmente accantonata. A confermarlo sono le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, che parlano di un primo giudizio positivo sull’intesa.

«La positiva chiusura della vertenza conferma l’importanza del ruolo delle organizzazioni sindacali nella tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e sottolinea il contributo delle istituzioni regionali nel garantire la tenuta economica e reddituale delle persone coinvolte», spiegano le sigle, evidenziando come l’accordo consenta di preservare, almeno temporaneamente, professionalità e attività produttive sui territori.

Il mantenimento dei presìdi di Bologna e Milano fino ai primi mesi del 2027 rappresenta uno dei cardini dell’intesa. Non una semplice proroga tecnica, ma una finestra temporale dentro la quale potranno essere valutate soluzioni alternative, ricollocazioni interne e, se necessario, il ricorso a ammortizzatori sociali, che l’azienda si è impegnata a considerare insieme ai sindacati.

Il tavolo della trattativa si è svolto alla presenza dell’assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia, del capo di Gabinetto della Città Metropolitana di Bologna delegato al Lavoro Stefano Mazzetti, oltre ai rappresentanti sindacali e aziendali. Al termine dell’incontro, Paglia e Mazzetti hanno sottolineato come il risultato raggiunto rappresenti un punto di equilibrio in una fase delicata.

«Con un percorso molto lungo di conciliazione, siamo giunti a un accordo che offre tutele alle lavoratrici e ai lavoratori della nostra regione», hanno dichiarato, riconoscendo però che l’operazione si inserisce «in un quadro negativo di riduzione dell’investimento sul territorio di Bologna».

Sul piano politico interviene anche il sindaco di Bologna Matteo Lepore, che lega il futuro occupazionale al destino del marchio. «Da un trasferimento di massa a Torino, prendere o lasciare, si è riusciti ad arrivare a un accordo che permetterà a lavoratrici e lavoratori di scegliere cosa fare del proprio futuro», afferma, aggiungendo un passaggio chiave: «C’è inoltre la garanzia che il marchio Woolrich sopravviverà».

Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore

Torino, in questo scenario, non è solo una destinazione logistica, ma il cuore industriale e strategico del nuovo corso firmato BasicNet. Una centralità che però viene costruita senza forzature immediate, lasciando spazio a decisioni individuali e a un periodo di transizione lungo oltre due anni. Un tempo che servirà a misurare la reale capacità del gruppo di integrare competenze, persone e identità aziendali diverse, evitando che la riorganizzazione si trasformi in una frattura irreversibile.

Il futuro di Woolrich passa dunque da Torino, ma con una clausola fondamentale: nessun trasferimento imposto, nessuna scorciatoia. Una mediazione che, almeno per ora, tiene insieme esigenze industriali e diritti dei lavoratori, rinviando al 2027 il vero banco di prova della nuova Woolrich targata BasicNet.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori