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30 Gennaio 2026 - 18:59
Quattro finali per Turandot, anche Torino nel progetto globale su Puccini
Quattro Turandot multimediali, quattro finali diversi, un unico grande progetto internazionale che mette insieme musica, tecnologia, ricerca e formazione. Si chiama The Four Turandot – T4T ed è nato nel centenario della morte di Giacomo Puccini, nel 2024, per concludersi nel centenario della prima rappresentazione della sua ultima opera.
Il progetto, vincitore di un bando del Ministero dell’Università e finanziato dal PNRR con fondi europei NextGenerationEU, vede come capofila il Conservatorio di Milano, ma coinvolge un’ampia rete di istituzioni italiane e straniere. Tra queste, in posizione di rilievo, c’è anche il Conservatorio di Torino, chiamato a partecipare a un percorso che unisce didattica avanzata, produzione artistica e sperimentazione multimediale.
Accanto a Milano e Torino, partecipano i Conservatori di Firenze, Modena e Carpi, Piacenza, oltre al Politecnico delle Arti di Bergamo, Naba – Nuova Accademia di Belle Arti e l’Università Statale di Milano. Sul piano internazionale, il progetto coinvolge la Keimyung University di Daegu in Corea del Sud, lo Zhejiang Conservatory of Music di Hangzhou e l’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai in Cina, oltre al Miller Theatre di Augusta negli Stati Uniti. Centrale anche il contributo dell’Archivio Storico Ricordi e di Casa Ricordi, indispensabili per il lavoro musicale e filologico.
Il cuore di T4T è la realizzazione di quattro allestimenti multimediali di Turandot, ciascuno con un finale differente: la versione incompiuta interrotta alla morte di Puccini, le due versioni composte da Franco Alfano e il finale successivo firmato da Luciano Berio. Un confronto artistico e storico che diventa anche esperienza scenica e didattica.
Il lavoro è stato suddiviso tra le diverse istituzioni. Gli studenti di Naba si sono occupati dei costumi per i render virtuali e di parte della scenografia. Il Conservatorio di Piacenza ha curato la progettazione globale, le riprese in 3D e lo sviluppo delle scene virtuali. All’impianto multimediale e all’identità visiva complessiva hanno contribuito anche il Politecnico delle Arti di Bergamo – Conservatorio “Donizetti” e l’Accademia Carrara.
Tutti gli allestimenti hanno la regia di Livia Lanno, Stefania Giorgia Butti e Angela Paradiso. È previsto un doppio cast, selezionato da una giuria di esperti che ha incluso anche interpreti di fama internazionale come Barbara Frittoli. Cantanti, direttori d’orchestra, pianisti collaboratori e artisti si sposteranno da una sede all’altra, trasformando il progetto in un vero laboratorio itinerante.
Il calendario delle rappresentazioni è internazionale. Le prime due recite dell’opera incompiuta andranno in scena al Miller Theatre di Augusta, negli Stati Uniti. Il 27 e 28 febbraio la Sala Verdi del Conservatorio di Milano ospiterà la versione con il finale di Berio, con ingresso libero su prenotazione. Il 12 e 13 marzo sarà la volta della seconda versione di Alfano alla Keimyung University di Daegu, in Corea del Sud. La prima versione di Alfano chiuderà il ciclo il 15 e 16 aprile allo Zhejiang Conservatory of Music di Hangzhou, in Cina.
Parallelamente agli spettacoli, il progetto ha prodotto anche un lavoro di ricerca filologica, reso possibile dalla collaborazione con l’Archivio Ricordi, e una serie di iniziative collaterali. Tra queste, una mostra dedicata a Turandot, allestita a Milano e destinata successivamente a viaggiare in Cina e Corea.
Un’esperienza definita «un lavoro corale» dal direttore di Naba Guido Tattoni, che ha sottolineato la crescita professionale e artistica degli studenti coinvolti. Un risultato che il direttore del Conservatorio di Milano, Massimiliano Baggio, ha giudicato «persino superiore alle aspettative iniziali».
Per Torino, la partecipazione del proprio Conservatorio rappresenta un tassello significativo in un progetto che ridisegna il rapporto tra opera lirica, nuove tecnologie e formazione, portando la tradizione pucciniana dentro una dimensione globale e contemporanea.

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