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30 Gennaio 2026 - 15:54
La serranda abbassata del cinema Lux, nel pieno centro di Torino, è diventata in pochi giorni un simbolo. Non solo di una chiusura improvvisa, ma di un clima di attenzione crescente, quasi febbrile, attorno alla sicurezza dei locali aperti al pubblico. La decisione è arrivata dalla Commissione provinciale di vigilanza, al termine dei controlli a tappeto disposti dal prefetto Donato Cafagna dopo il devastante incendio del bar “Le Constellation” a Crans-Montana, in Svizzera. Un rogo che ha riacceso l’allarme su impianti, capienze, vie di fuga e, più in generale, su quanto siano realmente sicuri i luoghi del divertimento e della cultura.
Sul sito ufficiale del Lux, storica sala incastonata nella Galleria San Federico, compare un messaggio essenziale, quasi asciutto: «Siamo chiusi per motivi tecnici non dipendenti dalla nostra volontà». Nessun dettaglio in più. Dalla proprietà, almeno per ora, non sono arrivati commenti. Le ragioni precise dello stop non sono state rese pubbliche, ma il perimetro dei controlli è chiaro ed è lo stesso che in queste settimane sta interessando decine di locali tra Torino e le località turistiche.

Le verifiche disposte dalla Prefettura si stanno concentrando sulla sicurezza antincendio, sulla manutenzione e sull’efficienza degli impianti, sulla funzionalità delle uscite di sicurezza, sulle compartimentazioni, sul rispetto delle norme relative alla capienza e sulle licenze. Un’attenzione particolare è rivolta anche ai materiali utilizzati negli ambienti chiusi e alle potenziali fonti di rischio, come l’uso di elementi facilmente infiammabili. Un quadro che, pur senza indicazioni ufficiali sul caso specifico del Lux, spiega il contesto nel quale è maturata la chiusura.
Il cinema Lux non è un locale qualsiasi. È una sala storica, un pezzo di memoria collettiva torinese, frequentata per decenni da generazioni di spettatori. Proprio per questo la notizia della chiusura ha colpito più di altre, riportando alla mente il ricordo di una ferita che a Torino non si è mai davvero rimarginata: quella del cinema Statuto.
Era il 13 febbraio 1983 quando un incendio, partito durante una proiezione pomeridiana, causò la morte di 64 persone. Una tragedia che segnò la città in modo indelebile e che cambiò per sempre la normativa italiana sulla sicurezza nei cinema e nei locali pubblici. Da allora, le regole si fecero più stringenti: obblighi severi sulle uscite di emergenza, limiti rigorosi di capienza, controlli periodici sugli impianti elettrici e antincendio. Il nome del cinema Statuto divenne sinonimo di una lezione pagata a un prezzo altissimo, una lezione che ancora oggi guida le decisioni delle autorità.
È impossibile non vedere un filo diretto tra quella tragedia e l’attuale stagione di controlli. Ogni verifica, ogni chiusura temporanea, ogni sospensione di licenza porta con sé l’eco di quella sera di quarant’anni fa. E il caso del Lux, per il suo valore simbolico, lo rende evidente più di altri.
Nelle ultime settimane, infatti, i provvedimenti si sono moltiplicati. La Questura di Torino ha disposto la sospensione della licenza per sette giorni, il 16 gennaio, per la discoteca Tabata di Sestriere, a causa del sovraffollamento. A Torino, il Master Club è stato interessato da controlli congiunti di Polizia, Carabinieri NAS e Guardia di Finanza, che hanno riscontrato irregolarità nelle aree cucina e bar. A Sestriere, la Torre Rossa è stata chiusa per violazioni in materia antincendio, mentre per la Torre Bianca sono state imposte limitazioni legate a carenze nel sistema antincendio e nelle luci di emergenza. Un mosaico di interventi che racconta un’azione coordinata e trasversale, non episodica.
In questo scenario, la chiusura del cinema Lux assume un peso ulteriore. Non è solo la sospensione di un’attività, ma l’interruzione temporanea di una storia lunga quasi un secolo. Il Lux nasce infatti nel cuore del Novecento, in una Torino che stava scoprendo il cinema come forma di intrattenimento popolare e raffinato allo stesso tempo. Inserito in una galleria elegante, frequentata dalla borghesia cittadina, il Lux si è distinto negli anni per una programmazione attenta, capace di coniugare film d’autore e grandi titoli, diventando un punto di riferimento culturale nel centro cittadino.
Per decenni, varcare le sue porte ha significato entrare in uno spazio riconoscibile, quasi familiare, lontano dall’anonimato dei multiplex. Un luogo che ha attraversato trasformazioni tecnologiche, dal passaggio alla proiezione digitale ai cambiamenti nelle abitudini del pubblico, senza perdere del tutto la propria identità. Proprio per questo, oggi, la sua chiusura solleva interrogativi che vanno oltre il singolo provvedimento amministrativo.

La comunicazione pubblicata dal Lux una settimana fa
La sicurezza, dopo lo Statuto, non è mai stata un dettaglio per Torino. È una responsabilità collettiva, un confine che non può essere negoziato. Ma è anche vero che ogni serranda abbassata nel centro storico racconta una fragilità più ampia, quella di un tessuto culturale che fatica a reggere l’urto di normative sempre più severe, costi elevati e mutamenti profondi nel modo di vivere il cinema.
Il Lux, oggi, è fermo. In attesa che le verifiche facciano il loro corso e che, eventualmente, vengano effettuati gli interventi necessari. Il messaggio sul sito parla di motivi tecnici, non dipendenti dalla volontà della gestione. Una formula prudente, che lascia spazio a molte ipotesi ma non aggiunge nulla di ufficiale.
Resta il dato di fatto: dopo il rogo di Crans-Montana, la macchina dei controlli si è rimessa in moto con decisione. E Torino, città che porta ancora addosso la cicatrice del cinema Statuto, osserva con attenzione. Perché ogni chiusura è anche un promemoria. E ogni sala che spegne le luci, anche solo per un periodo, riporta alla memoria quanto sottile sia il confine tra intrattenimento e tragedia, tra normalità e allarme.
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