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La galleria di Monte Basso ancora chiusa, tra promesse di riapertura e un territorio che paga il prezzo dell’attesa

Dopo tre anni di lavori e rinvii, l’ultimazione dell’opera è annunciata tra primavera ed estate, ma Germagnano e le Valli di Lanzo restano sotto pressione

La galleria di Monte Basso

La galleria di Monte Basso ancora chiusa, tra promesse di riapertura e un territorio che paga il prezzo dell’attesa

La galleria di Monte Basso continua a essere uno dei nodi irrisolti più pesanti per la viabilità delle Valli di Lanzo. Chiusa dall’estate del 2023, l’infrastruttura è diventata nel tempo il simbolo di un’attesa che si prolunga, di disagi quotidiani e di un territorio costretto a convivere con traffico, inquinamento e limiti allo sviluppo. La domanda che torna ciclicamente, tra amministratori e cittadini, resta sempre la stessa: quando riaprirà davvero il tunnel?

Nelle ultime settimane si è tornati a parlare di tempi e scadenze. Nel corso di un recente confronto con la Città Metropolitana, è stato chiarito che l’ipotesi di una riapertura provvisoria durante il periodo natalizio, inizialmente prevista per l’8 dicembre, è stata definitivamente accantonata. La scelta, spiegano dai tavoli tecnici, è stata quella di proseguire senza interruzioni con i lavori, evitando aperture parziali che avrebbero comportato ulteriori costi e rallentamenti. Una decisione che sposta l’obiettivo alla primavera del 2026, con una finestra temporale indicata tra maggio e giugno, quando la galleria dovrebbe tornare pienamente percorribile.

Per Germagnano, però, il rinvio non è una questione neutra. Il paese vive da tre anni una situazione che l’amministrazione comunale definisce insostenibile. Il traffico deviato ha trasformato le strade del centro in un corridoio obbligato per auto e mezzi pesanti diretti verso le valli, con effetti evidenti sulla qualità della vita. L’aumento del rumore, l’inquinamento atmosferico, l’usura costante dell’asfalto e della segnaletica sono diventati problemi strutturali, non più emergenze temporanee.

A questo si aggiunge un altro elemento critico: la sicurezza dei pedoni. Da tempo i Comuni di Germagnano e Lanzo sollecitano la realizzazione di marciapiedi di collegamento tra i due centri, un intervento ritenuto essenziale proprio alla luce dell’aumento dei flussi di traffico. Finora, però, le richieste non hanno prodotto risultati concreti e gli enti locali si trovano a valutare soluzioni autonome, pur con risorse limitate, dopo anni di attesa di un confronto operativo con gli enti sovraordinati.

Sul fronte di Lanzo, l’attenzione resta concentrata sulla conclusione dei lavori alla galleria, considerata una priorità per l’intero comprensorio. L’auspicio è che il cantiere possa chiudersi entro pochi mesi, permettendo una riapertura definitiva in vista della stagione estiva. Un passaggio cruciale non solo per il traffico turistico, ma anche per ristabilire un equilibrio nella distribuzione dei flussi veicolari, oggi concentrati in modo anomalo su alcune arterie.

In particolare, la riattivazione della galleria consentirebbe di ripartire il traffico tra la Strada Provinciale 1 e la viabilità verso le valli, alleggerendo la pressione sulla Sp2. Quest’ultima, va detto, ha retto negli ultimi mesi grazie anche al completamento della nuova rotatoria, che ha contribuito a migliorare la fluidità della circolazione. Ma si tratta comunque di una soluzione tampone, che non può sostituire a lungo termine un’infrastruttura strategica come il tunnel di Monte Basso.

La chiusura della galleria ha infatti creato, fin dall’inizio, un vero e proprio collo di bottiglia. Per raggiungere la Val d’Ala e la Val di Viù, l’unico percorso disponibile è rimasto quello attraverso Lanzo e Germagnano, concentrando su un’unica direttrice tutto il traffico delle tre vallate. Nei fine settimana estivi, soprattutto nelle giornate di rientro, la situazione è spesso degenerata in code chilometriche. Non era raro impiegare anche due ore per percorrere pochi chilometri tra Pessinetto e Lanzo, con automobilisti esasperati e residenti bloccati nei propri paesi.

Quella che doveva essere una chiusura temporanea si è così trasformata in un problema strutturale, capace di incidere sull’economia locale, sul turismo e sulla quotidianità dei cittadini. Attività commerciali penalizzate, eventi ridimensionati o annullati, difficoltà logistiche per chi vive e lavora lungo le direttrici interessate: l’effetto domino della galleria chiusa ha superato da tempo i confini del semplice disagio viabilistico.

Oggi, con la prospettiva di una riapertura tra la primavera e l’estate del 2026, il clima resta sospeso tra attesa e scetticismo. Le amministrazioni chiedono certezze, tempi definitivi e un cronoprogramma chiaro. I cittadini, dal canto loro, chiedono che a tre anni dall’inizio dei disagi si arrivi finalmente a una soluzione stabile, senza ulteriori rinvii o aperture parziali destinate a complicare ancora di più la situazione.

La galleria di Monte Basso non è solo un’infrastruttura: è una cerniera fondamentale per la mobilità delle Valli di Lanzo. Finché resterà chiusa, ogni promessa di rilancio turistico o di normalizzazione del traffico rischia di rimanere sulla carta. La partita, ora, si gioca tutta sui prossimi mesi. E il territorio, stanco di aspettare, osserva con attenzione, chiedendo che alle parole seguano finalmente i fatti.

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