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13 Gennaio 2026 - 19:05
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All’alba Parigi appare come una città sospesa. Intorno all’Arco di Trionfo i fari dei trattori fendono la nebbia, i motori diesel rompono il silenzio e le bandiere gialle segnano una presenza che non vuole passare inosservata. I mezzi arrivano dalla Bretagna, dalla Normandia, dall’Alvernia, e su molti cofani campeggia la stessa scritta: No Mercosur. È la rappresentazione plastica della protesta degli agricoltori francesi contro l’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, considerato da una parte consistente del settore agricolo una minaccia diretta alla sopravvivenza economica delle aziende. Martedì 13 gennaio 2026, la mobilitazione torna nel punto più simbolico della capitale dopo giorni di azioni analoghe nei pressi della Tour Eiffel e culmina con l’avvicinamento dei cortei all’Assemblée nationale. Gli organizzatori parlano di circa 350 trattori entrati in città, mentre sullo sfondo incombe una data chiave: il 17 gennaio, quando ad Asunción, in Paraguay, è prevista la firma politica dell’intesa da parte della Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen e dei Paesi sudamericani coinvolti, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.
La protesta nasce da un timore preciso. I sindacati agricoli francesi ritengono che l’accordo apra il mercato europeo a importazioni agricole a basso costo, prodotte in contesti normativi percepiti come meno rigorosi rispetto a quelli imposti agli agricoltori dell’Unione europea. In un settore già segnato dall’aumento dei costi di carburanti, fertilizzanti e mangimi, e da vincoli ambientali sempre più stringenti, l’ingresso di nuovi volumi dall’America Latina viene letto come un ulteriore fattore di compressione dei margini. A guidare la mobilitazione sono la FNSEA (Fédération Nationale des Syndicats d’Exploitants Agricoles) e la Coordination Rurale, due sigle spesso contrapposte ma oggi unite nella contestazione dell’accordo. L’obiettivo dichiarato è portare la pressione dalle strade di Parigi alle sedi decisionali europee, a partire da Strasburgo, dove il Parlamento europeo sarà chiamato a esprimersi.
#HCHInternacionales | Cientos de agricultores franceses, acompañados por casi 350 tractores, marcharon este martes por los Campos Elíseos y se concentraron frente al Parlamento en París para protestar contra el acuerdo comercial entre la Unión Europea y el Mercosur. Los… pic.twitter.com/VuCIm9CM2I
— HCH Televisión Digital (@HCHTelevDigital) January 13, 2026
Sul piano politico, la Francia ha formalizzato la propria contrarietà. L’8 gennaio 2026 il presidente Emmanuel Macron ha annunciato che Parigi voterà contro il testo, una posizione condivisa da Paesi come Irlanda e Polonia e coerente con un’opinione pubblica interna fortemente scettica. Tuttavia, nel sistema di voto a maggioranza qualificata dell’Unione europea, il fronte favorevole composto da Germania, Spagna e, dopo un periodo di esitazione, Italia, ha raccolto consensi sufficienti per far avanzare il dossier. Dopo il rinvio deciso a dicembre, la firma è tornata in calendario per metà gennaio. La partita decisiva, però, si giocherà a Strasburgo, dove il Parlamento europeo ha già mostrato profonde divisioni, tra tentativi di rallentamento procedurale e maggioranze instabili.
Secondo la Commissione europea, l’accordo non rappresenta una liberalizzazione totale del commercio agricolo. I prodotti considerati sensibili entrerebbero con quote limitate e dazi residui, e non a dazio zero. Bruxelles insiste sul fatto che il trattato introduce una clausola di salvaguardia specifica per l’agricoltura, attivabile in caso di aumenti improvvisi delle importazioni. I numeri che alimentano la protesta riguardano, tra l’altro, l’ingresso di 99.000 tonnellate di carne bovina con un dazio del 7,5%, suddivise tra carni fresche e congelate, volumi che la Commissione stima pari a circa l’1,5% della produzione europea. A questi si aggiungono quote per pollame, suino, zucchero, riso, miele ed etanolo, con riduzioni tariffarie progressive e periodi di transizione pluriennali. Bruxelles affianca a queste misure l’impegno politico a intervenire rapidamente a sostegno dei settori colpiti e a utilizzare il cosiddetto freno d’emergenza in caso di shock di mercato.
Hundreds of farmers stand before the National Assembly in Paris, voicing their opposition to the Mercosur agreement. pic.twitter.com/4gn5ruOCMk
— Aprajita Nafs Nefes Ancient Believer (@aprajitanefes) January 13, 2026
Sul fronte sanitario e fitosanitario, la linea ufficiale è che gli standard dell’Unione europea restano invariati. Ogni prodotto importato dovrebbe rispettare le norme europee in materia di tracciabilità, residui di pesticidi e benessere animale. Gli agricoltori francesi, però, contestano quella che definiscono una concorrenza regolatoria squilibrata. Anche a parità di controlli al momento dell’ingresso, i costi di produzione a monte in America Latina resterebbero significativamente più bassi, con effetti diretti sui prezzi finali e sui redditi agricoli europei. È su questo punto che il confronto smette di essere tecnico e diventa eminentemente politico.
Il riaccendersi della protesta è legato anche al contesto degli ultimi mesi. Dopo il compromesso politico raggiunto nel dicembre 2024, la Commissione europea ha lavorato per consolidare il consenso tra i 27 Stati membri, rafforzando i meccanismi di monitoraggio e allegando chiarimenti interpretativi sulle clausole ambientali. A dicembre 2025, di fronte alle crescenti tensioni sociali, la firma è stata rinviata a gennaio. Nel frattempo, l’agricoltura è tornata al centro del dibattito pubblico, complice la volatilità dei prezzi, l’aumento dei costi energetici rispetto al periodo pre-2022 e i timori legati a nuove malattie zootecniche. In Francia, l’allarme per la lumpy skin disease ha colpito diversi allevamenti e portato a decisioni sanitarie drastiche, come l’esclusione dei bovini dalla prossima Fiera internazionale dell’Agricoltura di Parigi, alimentando frustrazione e perdite economiche. In questo scenario, il Mercosur è diventato il catalizzatore di un malessere più ampio.
Le mobilitazioni non riguardano solo la Francia. In diversi Paesi europei si sono registrate iniziative analoghe, segnale che la contestazione intercetta un disagio diffuso fatto di redditività ridotta, burocrazia percepita come opprimente e squilibri nelle regole del commercio globale. Il governo francese ha promesso misure di sostegno aggiuntive, ribadendo l’intenzione di utilizzare ogni margine istituzionale per limitare l’impatto dell’accordo, ma l’iter europeo prosegue.
A Strasburgo, il percorso parlamentare resta incerto. Nell’ottobre 2025 una maggioranza di 269 eurodeputati ha respinto un passaggio politico favorevole all’intesa, un segnale che ha evidenziato la fragilità del consenso. Un successivo tentativo di deferire l’accordo alla Corte di giustizia dell’Unione europea è stato bloccato per ragioni procedurali, ma ha confermato l’esistenza di un fronte determinato a ostacolare il trattato. Se la firma del 17 gennaioverrà confermata, i gruppi politici dovranno assumere posizioni definitive, tra chi sottolinea il valore geopolitico dell’accordo in chiave di competizione con Cina e Stati Uniti e chi insiste sulla tutela dell’agricoltura europea, del Green Deal e degli standard produttivi.
Secondo la Commissione europea, il Mercosur offrirebbe all’Europa l’accesso a un mercato potenziale di oltre 700 milioni di persone, con benefici per l’export di beni industriali, servizi e appalti pubblici. I settori industriali, dall’automotive alla chimica, vedrebbero una progressiva riduzione dei dazi in un arco temporale fino a dieci anni. Per l’agricoltura francese, invece, anche quote considerate limitate vengono percepite come una pressione aggiuntiva in una fase di forte fragilità economica. La distanza tra le parti resta netta: per Bruxelles, le salvaguardie sono sufficienti a contenere l’impatto; per i sindacati agricoli, non garantiscono una reale reciprocità delle regole lungo l’intera filiera produttiva.
Il confronto si estende anche ai capitoli ambientali. L’accordo richiama l’Accordo di Parigi sul clima e include impegni sulla sostenibilità, ma i contrari chiedono vincoli più stringenti su deforestazione, uso dei pesticidi e meccanismi sanzionatori realmente efficaci. Il tema centrale è la fiducia nei controlli e nella loro capacità di garantire che ciò che entra nel mercato europeo rispetti effettivamente le regole comuni. Un dossier complesso, destinato a tornare al centro del dibattito nelle commissioni competenti del Parlamento europeo.
L’immagine dei trattori schierati attorno all’Arco di Trionfo racconta più di una semplice protesta settoriale. Segnala una frattura profonda tra politica commerciale europea e consenso sociale, e pone una questione di metodo oltre che di merito. Gli accordi internazionali, per reggere, devono essere spiegati nei dettagli, con dati verificabili e strumenti di tutela credibili. Il reddito agricolo, in questo quadro, non può essere considerato una variabile secondaria. Nei prossimi giorni, tra Parigi, Bruxelles e Asunción, l’Unione europea sarà chiamata a una scelta che inciderà sul suo modello economico e sulla relazione tra istituzioni e mondo agricolo. I cartelli alzati all’alba sugli Champs-Élysées lo riassumono senza slogan complessi: senza agricoltori, il futuro diventa una promessa vuota.
Fonti
Commissione europea
Parlamento europeo
FNSEA
Coordination Rurale
Presidenza della Repubblica francese
Consiglio dell’Unione europea
Dati ufficiali Unione europea sul trattato UE–Mercosur
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