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29 Gennaio 2026 - 18:56
Castellamonte, fine di un’epoca. Don Angelo va via e arriva Don João
Come aveva scritto fra Martino già un paio di settimane fa, il 2026 non sarà un anno qualunque per la Diocesi di Ivrea. Sarà un anno di parrocchie che si rendono vacanti, di limiti d’età che arrivano puntuali come un breviario sul leggio, di sacerdoti che salutano e di altri che si preparano a entrare. Tra queste, una spicca più delle altre: Castellamonte. Non una parrocchia qualsiasi, ma una comunità centrale, simbolica, storicamente pesante. E proprio lì, secondo informazioni non ufficiali ma altamente attendibili, si starebbe preparando un cambio che fa rumore.
Don Angelo Bianchi sarebbe pronto a lasciare la guida della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo. Una notizia che, detta così, potrebbe sembrare un fulmine a ciel sereno, ma che in realtà fulmine non è affatto. Don Angelo, classe 1948, ordinato nel 1978, arciprete di Castellamonte e per anni anche vicario foraneo della Vicaria Castellamontese – Valli Orco e Soana, è arrivato al naturale traguardo dei limiti d’età. E, dettaglio non secondario, avrebbe fatto sapere da tempo che gradirebbe che le sue dimissioni fossero accettate senza proroghe, per potersi finalmente godere un meritato riposo. Restando comunque sacerdote, restando comunque a servizio, ma lasciando il timone principale.
Una scelta che fra Martino ha raccontato con il suo consueto stile affilato, sottolineando come questa disponibilità al passo indietro rappresenti una marcata differenza di stile e di signorilità rispetto ad altri casi ben noti nella diocesi. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è all’ex pievano di Pont Canavese, don Aldo Vallero, descritto come ancora oggi piangente e strepitante ai quattro venti per aver perso il suo “regno”, reo – a suo dire – di essere stato sottratto a favore di un successore colpevole di un doppio crimine: essere giovane e ortodosso. Una pagina che molti in diocesi ricordano bene e che rende ancora più evidente il profilo di Don Angelo Bianchi: un parroco che, piaccia o no, ha sempre mostrato misura, senso istituzionale e una certa eleganza nel rapporto con la Chiesa e con il tempo che passa.

il Vescovo di Ivrea
Attenzione però: non si parla di sparizione. Don Angelo, secondo quanto filtra, continuerebbe a occuparsi di alcune frazioni di Castellamonte, mantenendo un presidio pastorale e un legame con il territorio che ha servito per decenni. Una sorta di uscita laterale, non di scena, che evita traumi e consente una transizione morbida.
Ed è qui che entra in scena il possibile successore. Al posto di Don Angelo, sempre secondo le stesse fonti, arriverebbe Don João Gilberto Munante Frias. Un nome che a Castellamonte non è nuovo, e che nella Diocesi di Ivrea è ormai ben conosciuto. Nato nel 1981, ordinato sacerdote nel 2008, Don João rappresenta una generazione diversa di clero: più giovane, meno legata ai riti del potere parrocchiale, più abituata a muoversi tra comunità diverse. È stato vicario parrocchiale proprio a Castellamonte, per poi assumere il ruolo di amministratore parrocchiale a Colleretto Giacosa e Fiorano Canavese. Un curriculum che non profuma di improvvisazione, ma di percorso costruito passo dopo passo.
Il suo eventuale ritorno a Castellamonte, questa volta da parroco, sarebbe tutt’altro che casuale. Sarebbe la classica mossa da manuale di una diocesi che, sotto la guida del vescovo Daniele Salera, sta cercando di gestire il delicato equilibrio tra continuità e rinnovamento, tra figure storiche e nuovi volti, tra parrocchie che cambiano pelle e fedeli che fanno fatica a riconoscersi in una Chiesa sempre meno “stabile” e sempre più mobile.
Va ribadito: nulla è ancora ufficiale. Nessun decreto, nessuna comunicazione formale, nessuna parola detta dal pulpito. Ma chi frequenta certi ambienti sa che, quando le voci sono così precise e ricorrenti, raramente nascono dal nulla. E se davvero Don Angelo Bianchi lascerà senza strappi e senza sceneggiate, e se davvero Don João Gilberto Munante Frias prenderà il suo posto, Castellamonte non assisterà solo a un cambio di parroco. Assisterà a un passaggio di stagione. Con tutto ciò che questo comporta, nel bene e nel male.
Insomma, le campane non hanno ancora suonato ufficialmente. Ma il movimento c’è. E chi conosce la diocesi sa che, spesso, il vero annuncio arriva molto prima del comunicato stampa.
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