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Consiglio comunale di Lauriano, polemica sulla stesura dei verbali. Ferrero: "Così sembra che si sia parlato d'altro"

Il consigliere di maggioranza contesta omissioni e chiede una risposta al primo Consiglio utile

Consiglio comunale di Lauriano, polemica sulla stesura dei verbali. Ferrero: "Così sembra che si sia parlato d'altro"

Consiglio comunale di Lauriano, polemica sulla stesura dei verbali. Ferrero: "Così sembra che si sia parlato d'altro"

A Lauriano la polemica entra nei verbali. Il consigliere comunale Riccardo Ferrero, esponente della maggioranza, ha presentato un’interrogazione formale indirizzata al segretario comunale per chiedere chiarimenti su come vengono redatti i resoconti delle sedute del Consiglio.

L’oggetto è diretto: “Verbali sedute consiliari”. Ferrero mette nero su bianco un dubbio che, a suo dire, circola da tempo: la sensazione che i verbali non siano sempre aderenti a quanto effettivamente detto in aula. In particolare, nel documento si fa riferimento agli ultimi consigli comunali, quelli che — come ricorda lo stesso consigliere — vengono anche audioregistrati, e che quindi permetterebbero un confronto puntuale tra registrazione e testo ufficiale.

Nell’interrogazione Ferrero chiede al segretario comunale di spiegare in modo chiaro e sintetico quale procedura venga seguita nella stesura dei verbali e con quali criteri vengano riportati gli interventi dei consiglieri. Il punto politico è tutto qui: non solo la forma del resoconto, ma la sostanza di ciò che resta agli atti.

Riccardo Ferrero consigliere comunale di maggioranza

Il consigliere sottolinea infatti che si sarebbe creata “la sensazione” di verbali scritti in modo non conforme alle reali cose dette, senza tenere conto di quanto dichiarato durante gli interventi dei singoli consiglieri. E aggiunge un elemento concreto, legato a un episodio avvenuto nei mesi scorsi: “Non è stato fatto alcun cenno a quanto detto nei miei confronti a luglio, quando in Consiglio sono state usate parole come ‘argomentazioni abiette’. Nel Consiglio successivo, su mia richiesta, il presidente del Consiglio ha affermato che l’aggettivo ‘abietto’ non rientra nel suo vocabolario e non fa parte del suo modo di esprimersi”, spiega Ferrero.

Secondo il consigliere, su quella vicenda non ci sarebbe stata nemmeno una presa di posizione da parte del segretario comunale: “Il segretario non ha accennato minimamente a queste uscite, a meno che non lo faccia nei prossimi Consigli”. Un silenzio che, nella lettura di Ferrero, rafforzerebbe l’idea di un verbale che finisce per “smussare” o addirittura cancellare i passaggi più controversi.

Da qui la conclusione più netta: “È come se avessimo parlato d’altro. Lo può testimoniare la registrazione e lo possono confermare anche i presenti”. Un’affermazione che porta la questione su un terreno delicato: quello della memoria ufficiale del Consiglio comunale e della corrispondenza tra quanto pronunciato in aula e quanto riportato negli atti.

Nella parte finale del documento, Ferrero richiama anche un riferimento normativo: l’articolo 479 del Codice Penale, relativo al falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. Un passaggio che suona come un avvertimento: i verbali non sono una semplice “sintesi”, ma un atto ufficiale che deve rappresentare fedelmente quanto accade in Consiglio.

Ferrero chiede che la risposta venga data oralmente al primo Consiglio utile, portando così la questione direttamente in aula, davanti a maggioranza, minoranza e cittadini. Ora la palla passa al segretario comunale e all’amministrazione: spiegare come si scrivono i verbali, e soprattutto se — a Lauriano — ciò che viene detto in Consiglio resta davvero agli atti per com’è stato pronunciato.

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