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01 Febbraio 2026 - 11:58
Ha lasciato alle spalle il cemento, le difficoltà di una vita che non gli apparteneva più e anche qualche ferita che brucia ancora. Renato Lecca ha scelto di voltare pagina davvero, senza mezze misure, riscrivendo da zero il proprio quotidiano. Da qualche mese vive immerso nella natura e ha dato forma a un’idea tanto semplice quanto dirompente: una pensione per cani che rompe con i modelli tradizionali e rimette al centro una parola spesso abusata, ma raramente praticata davvero: libertà.
Qui non esistono gabbie, non ci sono sbarre, box angusti o recinzioni che sanno di rassegnazione. L’idea alla base del progetto è chiara: offrire a chi deve assentarsi, anche per lunghi periodi, la possibilità di lasciare il proprio cane non in una struttura impersonale, ma in una famiglia, in un contesto che somiglia il più possibile a una casa vera. «Lo spirito è quello del contatto con la natura e dell’interazione con gli altri cani» spiega Renato, mentre osserva il branco muoversi libero negli spazi verdi. I cani vivono insieme, condividono il tempo, gli odori, i ritmi. Formano un branco temporaneo, ma autentico, in cui ognuno trova il proprio posto.
Proprio per questo, però, nulla è lasciato al caso. La selezione è rigorosa e necessaria. «Da gennaio accettiamo esclusivamente cani socializzati» precisa. Non si tratta di una scelta di comodo, ma di una responsabilità precisa. «Vogliamo che i nostri ospiti vivano senza stress. Ho provato in passato a gestire cani che dovevano essere separati, ma ho capito che non è questa la vita che voglio offrire loro. Qui devono sentirsi a casa, devono stare bene». Un approccio che ribalta la logica del “tutti dentro, basta pagare” e che mette al primo posto il benessere reale degli animali, non il profitto.
E chi non è ancora pronto? Nessun problema, nessuna porta chiusa. Per i cani non socializzati Renato ha pensato a percorsi di educazione dedicati. «Il mio obiettivo è guidarli passo dopo passo, insegnando loro a condividere spazi, emozioni e momenti con gli altri. Saper stare insieme, alla fine, è il regalo più bello che un proprietario possa fare al proprio cane» racconta. Un lavoro lento, paziente, fatto di osservazione quotidiana e piccoli traguardi conquistati senza forzature.
Arrivare fin qui, però, non è stato affatto semplice. Renato non nasconde nulla e parla del trasferimento come di un evento «traumatizzante». Ricominciare da zero a 44 anni, senza una rete economica solida e senza certezze, è un salto nel vuoto che richiede un coraggio raro. Alle difficoltà materiali si è aggiunto anche il peso dello stigma. «C’è ancora chi mi dice: “Perché non ti trovi un lavoro vero?”» racconta con una punta di amarezza. Come se gestire un branco di cani 24 ore su 24, senza sabati, domeniche o feste, fosse un hobby. «La gente ignora la fatica, l’impegno costante e la responsabilità che questo mestiere comporta. Ricominci da capo, lavori, ti mantieni… e vai avanti».
Al centro di questo piccolo mondo c’è Nerone, un gigante buono che oggi è il perno dell’accoglienza. Socializzato fin da cucciolo, abituato al contatto con altri animali, Nerone soffre la solitudine e ha trasformato questo bisogno in una risorsa preziosa. È lui ad accompagnare i nuovi arrivati, a rassicurarli, a insegnare loro le regole non scritte del branco. Un mediatore naturale, silenzioso ma fondamentale.
Da dicembre, però, Nerone non è più solo. Il branco si è allargato con l’arrivo di Nora, una femmina di cane corso di quasi tre anni con un passato che lascia il segno. «Viveva su un balcone, isolata anche per 10-12 ore al giorno. Per lo stress era arrivata a distruggere la casa» ricorda Renato. Doveva essere uno stallo temporaneo, ma il destino ha preso un’altra strada. Nonostante il momento economicamente difficile e tutte le ragioni che avrebbero suggerito prudenza, ha deciso di seguire l’istinto. «So che non era il momento razionale per prendere un altro cane impegnativo, ma in questi casi si va sempre a sensazione. Nerone meritava una compagna e lei meritava una vita diversa». Oggi Nora corre libera, è serena, e segue Nerone come un’ombra. Un’altra rinascita compiuta.
Se oggi Renato riesce a guardare avanti, è anche grazie a una solidarietà inaspettata. «La comunità di Rivoli si è mossa, ci sono venuti a cercare, ci hanno dato una mano» racconta con gratitudine. Persone sconosciute che hanno offerto aiuto concreto, braccia per il trasloco, sostegno morale nei momenti più duri. Una rete umana che ha dimostrato come, a volte, l’indifferenza possa essere spezzata.
Le sfide restano: la burocrazia da definire, la stabilità economica ancora fragile. Ma il sogno è chiaro. Strutturare meglio la proprietà, creare un piccolo rifugio fatto di amore e dignità, con spazi dedicati anche ai cani in cerca di adozione, per replicare il miracolo di Nora e dare una possibilità a chi rischia di non averne mai avuta una.
Cosa chiede al nuovo anno? «Un po’ più di stabilità, serenità e soprattutto lavoro» risponde senza esitazioni. Nessuna voglia di visibilità. «L’importante è quello che si fa, non la mia faccia». Per Renato Lecca oggi la felicità ha contorni semplici e concreti: la natura, il lavoro quotidiano e le code scodinzolanti di Nerone e Nora che corrono liberi nel prato. Insomma, una vita finalmente coerente con ciò che è.
E, a chiunque volesse aiutare Renato e il suo cane Nerone nel portare avanti questo progetto, può andare su questo link: CLICCA
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La pensione casalinga di Renato


Nora, l'inseparabile compagna di Nerone

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