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Pioggia di fondi sulla montagna canavesana, oltre 600mila euro in arrivo ma ora la vera sfida è non sprecarli

Più di 600mila euro dal Fosmit, tramite la Regione Piemonte, per le Unioni montane del Canavese: interventi su connettività, servizi educativi e sentieristica, scadenze stringenti e la sfida di trasformare i fondi in opportunità durevoli

Pioggia di fondi

Pioggia di fondi sulla montagna canavesana, oltre 600mila euro in arrivo ma ora la vera sfida è non sprecarli

La notizia è di quelle che, sulla carta, fanno ben sperare. Oltre 600mila euro destinati alle Unioni montane del Canavese, risorse pubbliche che arrivano dalla Regione Piemonte con l’obiettivo dichiarato di rafforzare i servizi essenziali, sostenere lo sviluppo socioeconomico e contrastare lo svuotamento progressivo delle terre alte. Ma dietro i numeri, come spesso accade, si nasconde una partita molto più complessa: quella che mette alla prova la capacità dei territori montani di trasformare i finanziamenti in opportunità reali, durature e misurabili.

Il via libera ai contributi arriva con una determinazione dirigenziale regionale datata dicembre 2025, che definisce il riparto di oltre 10 milioni di euro destinati alle Unioni montane piemontesi. Una fetta significativa di queste risorse riguarda direttamente il Canavese, area vasta e frammentata, dove la montagna non è solo paesaggio ma anche fragilità strutturale, isolamento, servizi ridotti e popolazione in costante calo.

I fondi provengono dal Fosmit, il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, istituito con la legge di bilancio 2022 attraverso l’accorpamento di precedenti strumenti di finanziamento. Alla Regione Piemonte, già nel novembre 2024, erano stati riconosciuti circa 23 milioni di euro, una cifra importante che, con la ripartizione progettuale del 2025, si è tradotta in oltre 10 milioni effettivamente assegnati alle Unioni montane. Denaro pubblico vincolato, però, a obiettivi precisi e a tempi altrettanto stringenti.

Il meccanismo non prevede distribuzioni automatiche o contributi a pioggia. Le Unioni montane sono chiamate a presentare proposte progettuali, scegliendo tra tre linee di intervento considerate prioritarie dalla Regione. Da un lato la connettività e la promozione del territorio, dall’altro i servizi educativi e scolastici, infine la manutenzione straordinaria e la segnaletica dei sentieri inseriti nella Rete regionale del patrimonio escursionistico. Un dettaglio tutt’altro che secondario è che almeno l’80% delle risorse dovrà essere concentrato sulle prime due linee, segno evidente di una strategia che punta più sui servizi e sull’accessibilità che sulla sola valorizzazione turistica.

Le Unioni dovranno presentare le schede progetto entro il 16 marzo, indicando con precisione tempi e modalità di realizzazione. I lavori, una volta avviati, dovranno concludersi entro il 31 agosto 2028, una scadenza che non lascia spazio a ritardi cronici o progettazioni vaghe. In gioco non c’è solo il finanziamento, ma anche la credibilità amministrativa di territori che da anni chiedono più attenzione alle istituzioni regionali e nazionali.

Nel dettaglio, il Canavese si presenta come un mosaico di realtà molto diverse tra loro. L’Unione montana Dora Baltea, che comprende Tavagnasco, Quincinetto e Quassolo, potrà contare su 26.827 euro. Una cifra contenuta, che impone scelte mirate e interventi puntuali, senza dispersioni. Più consistente lo stanziamento per l’Unione montana Gran Paradiso, che riunisce Alpette, Ceresole Reale, Locana, Ribordone e Sparone: qui il contributo supera i 183mila euro, una somma che apre scenari più ampi ma che richiede anche una visione condivisa tra Comuni con esigenze molto diverse.

All’Unione montana Mombarone, che comprende Andrate, Carema, Nomaglio e Settimo Vittone, sono stati assegnati 39.835 euro, mentre l’Unione montana Valle Sacra, che include Borgiallo, Castellamonte, Castelnuovo Nigra, Chiesanuova, Cintano e Colleretto Castelnuovo, riceverà 106.418 euro. Importi intermedi, che pongono l’accento su un tema centrale: la capacità di coordinamento tra Comuni piccoli, spesso con strutture amministrative ridotte, chiamati a gestire progetti complessi.

Un contributo di 103.366 euro è destinato all’Unione montana Valchiusella, che coinvolge Issiglio, Valchiusa, Val di Chy, Brosso, Rueglio, Vistrorio, Vidracco e Traversella. Qui il nodo non è solo progettuale, ma profondamente sociale: la Valchiusella è uno dei territori che più soffrono lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione, e ogni intervento sui servizi rischia di essere inefficace se non inserito in una strategia di medio-lungo periodo.

All’Unione montana Alto Canavese, che comprende Forno, Levone, Pratiglione e Rivara, andranno 55.809 euro, mentre l’Unione montana Val Gallenica, con Canischio, Pertusio, Prascorsano, San Colombano Belmonte, Valperga e Cuorgnè, potrà contare su 103.178 euro. In tutti i casi, il contributo regionale potrà coprire fino al 100% delle spese ammissibili, ma resta aperta la possibilità di affiancare cofinanziamenti da parte delle Unioni stesse, dei Comuni o anche di soggetti privati.

Ed è proprio qui che si gioca la partita più delicata. I fondi ci sono, ma non bastano da soli a invertire una tendenza che dura da decenni. Senza una progettazione solida, senza la capacità di trasformare la connettività in opportunità economiche e i servizi scolastici in leve di attrazione per nuove famiglie, il rischio è che questi finanziamenti si esauriscano in interventi tampone, utili nell’immediato ma incapaci di incidere davvero.

La montagna canavesana non chiede assistenzialismo, ma strumenti per restare viva. Questo stanziamento rappresenta una possibilità concreta, forse una delle più significative degli ultimi anni. Ma il tempo delle rivendicazioni lascia ora spazio a quello delle responsabilità. I prossimi mesi diranno se questi oltre 600mila euro saranno ricordati come un’occasione colta o come l’ennesima occasione sprecata.

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