AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
26 Gennaio 2026 - 17:09
Il direttore del Museo del Canavese Marco Cima
Sarà visitabile anche nel mese di febbraio, fino a venerdì 27, la mostra “La Pittura tardo-gotica in Canavese”, allestita a Cuorgnè presso il Museo Archeologico ed inaugurata a metà dicembre. Visitarla è anche un ottimo pretesto per andare a riguardarsi (o a scoprire) una delle opere più importanti che il museo custodisce ed espone in permanenza: il ciclo pittorico di Villa Castelnuovo. Chi lo vede per la prima volta pensa immediatamente al più noto ciclo della Manta: le differenze ci sono ed importanti ma l’occhio dei non esperti coglie di primo acchito soprattutto le affinità.
Quello di Villa, come già detto, è esposto nel museo ma quanti altri affreschi di pregio esistono, sparsi un po’ in tutto il Canavese, da Santa Maria di Vespiolla a San Giacomo di Borgiallo, da San Grato di Canischio a Santa Maria di Spinerano!
La Mostra consente, tramite fotografie e pannelli illustrativi, di farsene un’idea e magari decidere che meritano una visita, anche se non è facile riuscirci visto che si trovano in chiesette e cappelle ubicate al di fuori dei centri abitati. I cicli pittorici di epoca gotica sono una delle grandi sorprese che il territorio canavesano ha riservato ai ricercatori negli ultimi decenni, come aveva sottolineato il direttore del Museo Archeologico Marco Cima il giorno dell’inaugurazione: “E’ un patrimonio molto cresciuto grazie alle tante scoperte: chiese che sembravano spoglie a causa di una mano di bianco data chissà quando hanno svelato cicli pittorici notevolissimi, di fine Trecento o del Quattrocento”. E’ il caso di Santa Croce che sorge sulla Rocca di Sparone: durante il restauro del tetto, a fine Anni Novanta, si svelò l’esistenza di un altro ciclo davvero notevole, del quale si era persa ogni memoria.
Anche quello di Castelnuovo Nigra venne scoperto per caso, nel 1980, a seguito della caduta di un intonaco. A realizzarlo era stato Giacomino da Ivrea, che “molto probabilmente aveva visto la Manta, affrescata pochi anni prima. Riporta lo stesso tema ma interpretandolo a modo suo. lI pittore della Manta era lombardo, aveva vissuto tutta l’evoluzione della pittura italica mentre Giacomino era cresciuto fra le montagne e dipingeva ancora figure ieratiche”.
La fioritura artistica di quel periodo non fu casuale ed avvenne – sono parole di Cima – “in un momento molto difficile per il Canavese, travagliato per settant’anni da una delle più grandi rivoluzioni contadine del Medioevo: quella del Tuchinaggio. La conseguenza fu l’indebolimento delle tante signorie locali e l’affermarsi dei Savoia”. Amedeo VIII, salito al potere dopo una giovinezza difficile e rimasto a capo del ducato per mezzo secolo “era un personaggio singolare, che conduceva una vita contemplativa ma non disdegnava di impugnare le armi quando necessario. Fu l’ultimo degli antipapi (nominato dal Concilio di Losanna con il nome di Felice V) ma capì che era una strada senza futuro e pose fine allo scisma. Si rese conto che a nord delle Alpi non c’era spazio per estendere i territori della casata e guardò verso sud”. Il duca “era un grande amante dell’arte e grazie al suo esempio i signorotti locali cominciarono ad arricchire le proprie dimore con opere che li elevavano rispetto ai loro pari. Naturalmente anche nell’immenso mondo ecclesiastico vennero realizzate grandi opere artistiche”.

Una di queste è il Cristo in legno, a grandezza naturale, proveniente sempre da Sparone. Aveva le braccia mobili, che venivano aperte per metterlo in croce e poi allineate lungo i fianchi dopo la deposizione seguendo il rito pasquale fruttuariense.
Lungo il percorso della mostra è possibile osservare anche oggetti di uso quotidiano appartenenti al museo: una sedia, dei vasi, degli utensili, punte di lancia e dardi per frecce…
La mostra resterà aperta fino al 27 febbraio dal lunedì al venerdì con orario 9 – 16,30. Per informazioni telefonare al n. 0124.651799 o scrivere a segreteria@cesmaonline.org.
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.