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27 Gennaio 2026 - 11:22
Rifiuti fuori controllo a Torino, il Comune punta sull’intelligenza artificiale per arginare abbandoni e degrado urbano
Torino prova a voltare pagina nella lotta contro l’abbandono dei rifiuti e il degrado urbano, guardando a uno strumento che fino a pochi anni fa sembrava lontano dalle pratiche quotidiane della pubblica amministrazione: l’intelligenza artificiale. Il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità una mozione presentata dal consigliere del Partito Democratico Simone Tosto, che impegna l’amministrazione a valutare, in accordo con Amiat, l’introduzione di soluzioni basate sull’IA per supportare il lavoro degli operatori e rendere più efficiente il monitoraggio dei rifiuti abbandonati in città.
L’atto non entra nel dettaglio tecnico delle tecnologie da adottare, ma indica una direzione chiara: utilizzare strumenti innovativi per affrontare un problema cronico che da anni alimenta polemiche, segnalazioni dei cittadini e tensioni politiche. Tra le ipotesi citate figurano il riconoscimento automatizzato dei rifiuti e una pianificazione ottimizzata dei percorsi di raccolta, due ambiti in cui l’IA potrebbe affiancare – e non sostituire – il lavoro umano, migliorando tempi e precisione degli interventi.
Il tema non è marginale. Torino convive da tempo con fenomeni diffusi di abbandono illecito, dalle discariche improvvisate nei quartieri periferici ai sacchi lasciati fuori orario o fuori cassonetto nelle zone centrali. Episodi che incidono sul decoro urbano, sulla percezione di sicurezza e sulla qualità della vita, oltre a generare costi aggiuntivi per la collettività. In questo contesto, l’idea di usare l’IA viene presentata come una possibile svolta, almeno sul piano dell’organizzazione e della prevenzione.
La mozione chiede anche di valutare la creazione di una piattaforma basata su dati storici, capace di analizzare quando e dove si verificano più frequentemente gli abbandoni di rifiuti. Un approccio predittivo che, nelle intenzioni, permetterebbe di anticipare i fenomeni anziché limitarsi a rincorrerli, concentrando risorse e controlli nelle aree più critiche e nei momenti più sensibili.
Nel documento approvato dal Consiglio si sottolinea come «l’introduzione dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione apra un capitolo nuovo e affascinante, ricco di opportunità anche se non privo di sfide». Un passaggio che fotografa bene l’ambivalenza del tema. Da un lato, l’IA promette di rivoluzionare le modalità di erogazione dei servizi pubblici, offrendo una gestione più efficiente e risposte più rapide ai cittadini; dall’altro, solleva interrogativi su costi, privacy, trasparenza e controllo democratico degli strumenti utilizzati.

Il consenso unanime con cui la mozione è stata approvata segnala un terreno condiviso tra maggioranza e opposizione, almeno sul principio. La gestione dei rifiuti è uno dei pochi ambiti in cui le appartenenze politiche tendono a sfumare di fronte alle lamentele quotidiane dei cittadini. Tuttavia, tra l’approvazione di un atto d’indirizzo e la concreta applicazione delle tecnologie esiste un percorso complesso, fatto di sperimentazioni, gare, valutazioni giuridiche e verifiche di efficacia.
Non è la prima volta che Torino guarda all’innovazione tecnologica per affrontare problemi strutturali. Negli anni si è parlato di telecamere, sensori, analisi dei flussi e strumenti digitali per migliorare la raccolta e contrastare i comportamenti illeciti. I risultati, però, sono stati spesso disomogenei, frenati da limiti normativi, difficoltà di integrazione tra sistemi e, soprattutto, da un problema culturale che nessuna tecnologia può risolvere da sola: la mancanza di senso civico.
Ed è proprio su questo punto che si misura la portata reale della proposta. L’IA può aiutare a individuare le aree critiche, ottimizzare i percorsi dei mezzi, segnalare accumuli anomali di rifiuti. Ma non può, da sola, cambiare le abitudini di chi continua ad abbandonare sacchi, ingombranti e materiali speciali in modo illecito. In questo senso, l’innovazione rischia di diventare un palliativo se non è accompagnata da controlli, sanzioni efficaci e campagne di responsabilizzazione.
Un altro nodo riguarda il rapporto con Amiat, chiamata a essere parte attiva del percorso. L’azienda gestisce già una mole significativa di dati, dai calendari di raccolta alle segnalazioni dei cittadini. Integrare soluzioni di intelligenza artificiale significa investire in infrastrutture digitali, formazione del personale e interoperabilità dei sistemi, evitando che l’IA resti una vetrina tecnologica senza ricadute concrete sul servizio.
Sul piano politico, la mozione rappresenta anche un tentativo di spostare il dibattito dalla contrapposizione ideologica alla ricerca di strumenti operativi. Parlare di intelligenza artificiale consente di collocare il tema dei rifiuti in una cornice più ampia, quella della digitalizzazione della pubblica amministrazione, che a livello nazionale ed europeo è indicata come una priorità strategica.
Resta però aperta la questione delle sfide etiche e normative. L’utilizzo di tecnologie di riconoscimento automatizzato, soprattutto se collegate a immagini o dati territoriali, impone attenzione alla tutela della privacy e al rispetto delle regole. Un aspetto che il documento non ignora, ma che dovrà essere affrontato con precisione nella fase di eventuale sperimentazione.
In definitiva, la scelta del Consiglio comunale segna un passaggio politico importante: riconoscere che il problema dei rifiuti a Torino non può essere affrontato solo con gli strumenti tradizionali. L’IA viene proposta come supporto, non come soluzione miracolosa, in un percorso che punta a rendere più intelligente e proattiva la gestione urbana.
La vera sfida sarà trasformare questa apertura in risultati tangibili, evitando che l’intelligenza artificiale resti una promessa sulla carta. Perché una città più pulita non si costruisce solo con algoritmi e piattaforme, ma con un equilibrio tra tecnologia, organizzazione e responsabilità collettiva.
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