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Stadio Grande Torino, il tempo stringe: entro l’estate il Comune dovrà scegliere il futuro dell’impianto

Con la concessione in scadenza a fine 2026 e le richieste federali alle porte, tutte le ipotesi restano sul tavolo ma la città è chiamata a una decisione strategica

Stadio Grande Torino, il tempo stringe: entro l’estate il Comune dovrà scegliere il futuro dell’impianto

Stadio Grande Torino, il tempo stringe: entro l’estate il Comune dovrà scegliere il futuro dell’impianto

Il futuro dello stadio Grande Torino non può più essere rimandato. La finestra temporale è chiara e delimitata: entro l’estate il Comune dovrà definire un percorso preciso, capace di tenere insieme vincoli amministrativi, scadenze sportive e una prospettiva di lungo periodo. A dirlo senza giri di parole è stato l’assessore allo sport Domenico Carretta, intervenuto in Consiglio comunale rispondendo alle interpellanze dei consiglieri Ferrante De Benedictis di Fratelli d’Italia e Pierlucio Firrao di Torino Bellissima.

Il nodo principale è duplice. Da un lato la scadenza della concessione, fissata alla fine del 2026; dall’altro gli obblighi verso la Federazione, che richiede con largo anticipo l’indicazione e la certificazione degli stadi destinati a ospitare le competizioni delle stagioni future. Due binari che corrono in parallelo e che impongono una scelta non solo tecnica, ma anche politica.

Carretta ha chiarito che, allo stato attuale, tutte le ipotesi sono ancora aperte. La Città conserva piena disponibilità sul ventaglio delle soluzioni possibili: dal partenariato pubblico-privato a una nuova concessione tramite bando, fino alla cessione dei diritti di superficie. Non esiste, almeno per ora, una strada privilegiata, né un interlocutore formalmente avviato. Un passaggio che l’assessore ha voluto rimarcare con nettezza, spiegando che non c’è stata alcuna interlocuzione ufficiale né atti amministrativi rilevanti già impostati.

Un elemento, però, segna un punto fermo: le perizie tecniche sono state completate e consegnate. I loro esiti, già comunicati, rappresentano la base conoscitiva da cui il Comune dovrà partire per costruire eventuali bandi o percorsi di affidamento. È un tassello fondamentale, perché fornisce il quadro oggettivo sul valore, lo stato e le potenzialità dell’impianto, riducendo il margine di improvvisazione in una partita che richiede numeri, dati e sostenibilità economica.

Al centro del ragionamento resta comunque un principio che l’assessore ha definito “fondamentale”: l’utilizzo dello stadio per le competizioni sportive di prima serie. Una clausola non negoziabile, che chiama in causa direttamente il Torino Football Club, la sua permanenza al Grande Torino e il ruolo dell’impianto come casa stabile del calcio di vertice cittadino. Qualunque scelta futura, ha lasciato intendere Carretta, dovrà garantire continuità sportiva e requisiti adeguati ai campionati di massimo livello.

Dai banchi dell’opposizione, però, il clima resta di preoccupazione. I consiglieri interpellanti hanno ribadito il timore che i tempi si accorcino troppo e che manchi una visione di lungo periodo, capace di andare oltre la gestione dell’urgenza. Il rischio, sottolineato in aula, è quello di arrivare a ridosso delle scadenze senza una strategia condivisa, costringendo la città a scelte affrettate su un bene simbolico e infrastrutturale di primo piano.

Il Grande Torino non è solo uno stadio: è un nodo urbano, economico e identitario. Decidere come gestirlo, rinnovarlo o affidarlo significa definire una parte della Torino dei prossimi decenni. L’estate indicata da Carretta non è dunque una scadenza burocratica, ma il momento in cui la città dovrà chiarire che tipo di rapporto intende avere con il suo impianto sportivo più rappresentativo. E questa volta, il calendario non concede rinvii.

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