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Calcio
24 Gennaio 2026 - 18:10
Foto profilo Instagram Baroni
Lo show del Como continua, anzi si amplifica, trasformandosi in una vera e propria lezione di calcio. Al Sinigaglia finisce 6-0 per i lariani contro un Torino travolto, frastornato e incapace di reagire, in una serata che certifica senza appello il momento opposto vissuto dalle due squadre. Da una parte l’entusiasmo, la qualità e l’organizzazione del Como di Cesc Fabregas, dall’altra lo smarrimento di un Torino alla quarta sconfitta consecutiva, sempre più in difficoltà tecnica e mentale.
Il risultato è di quelli che pesano come un macigno: un tennistico 6-0 che permette ai lariani di volare momentaneamente al quinto posto in classifica, scavalcando la Juventus e portandosi a sole tre lunghezze dal Napoli terzo. Un balzo che alimenta sogni impensabili a inizio stagione e che racconta meglio di qualsiasi analisi il percorso di crescita della squadra affacciata sul lago.
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La partita, di fatto, si chiude già nei primi quindici minuti. Il Como parte a ritmo altissimo, pressa, domina il possesso e colpisce con precisione chirurgica. Douvikas apre le danze, Baturina raddoppia poco dopo, mettendo immediatamente in discesa una gara che il Torino non riesce mai davvero a giocare. I granata appaiono lenti, fragili, incapaci di reggere l’intensità e la qualità degli avversari.
Nella ripresa il copione non cambia, anzi diventa ancora più impietoso. Il Como continua a spingere, gestendo il pallone con personalità e lucidità, mentre il Torino affonda. Arriva il rigore trasformato da Da Cunha, poi ancora Douvikas, prima che Kuhn e Caqueret arrotondino un punteggio già pesantissimo, trasformando la serata del Sinigaglia in una festa totale per il pubblico di casa.
Dopo il 5-1 dell’andata, arriva così il 6-0 del ritorno: un parziale complessivo di 11-1 che fotografa alla perfezione il divario attuale tra le due squadre. Per il Torino si tratta della quarta sconfitta consecutiva, l’ottava nelle ultime undici partite e l’undicesimo ko stagionale. Numeri allarmanti, aggravati dal dato offensivo: terza gara di fila senza segnare e ben tre partite con cinque o più gol subiti, considerando anche il 5-0 incassato dall’Inter alla prima giornata.
Il dato più preoccupante riguarda però la fase difensiva: 39 gol subiti in 22 giornate, una statistica che consegna ai granata la poco invidiabile palma di peggior retroguardia del campionato. Un segnale evidente di una crisi profonda, che va oltre il singolo risultato.
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Inevitabile, a quel punto, la reazione della tifoseria. Già sul 5-0 la curva granata smette di cantare, mentre al fischio finale una cinquantina di tifosi sale sulle barriere per chiedere un confronto diretto con la squadra. Un dialogo breve, teso, carico di rabbia e frustrazione, che si chiude con i giocatori diretti negli spogliatoi tra i cori durissimi degli ultrà: “avete rotto il c…” e “andate a lavorare”. Segnali evidenti di una frattura sempre più profonda.
La classifica, intanto, inizia a fare paura. Il terzultimo posto dista ora solo sei punti e la lotta salvezza rischia di trasformarsi in un incubo se il trend non verrà invertito in fretta. Anche la posizione di Marco Baroni appare sempre più delicata, anche se il tecnico prova a tenere il timone dritto: “Mi prendo io la responsabilità di questa sconfitta. Abbiamo trovato una squadra superiore anche fisicamente. In questo momento difficile conosco una sola strada: stare più compatti, più uniti e lavorare a testa bassa. È l’unica via”, ha spiegato a Dazn.
Sul fronte opposto, invece, il Como continua a stupire e a sognare. La Champions League non è più un’utopia, almeno per una notte, anche se Fabregas predica calma e lucidità: “Si fa fatica a non guardare la classifica? Solo per chi non ha le idee chiare. Io sono tranquillo. Sappiamo chi siamo e da dove arriviamo. Umiltà, serenità e piedi per terra: dobbiamo continuare a migliorare”.
E intanto, sulle rive del lago, il sogno continua a prendere forma.
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