Può bastare un attimo perché la routine si trasformi in emergenza. È quanto accaduto oggi a Collegno, dove la prontezza di tre infermieri del 118, la capacità del sistema di emergenza di “leggere” lo scenario e una catena dei soccorsi ben oliata hanno trasformato un malore improvviso in strada in una concreta possibilità di sopravvivenza.
L’uomo si è accasciato all’improvviso mentre percorreva via Niccolò Tommaseo. Per una coincidenza decisiva, nelle immediate vicinanze si trovavano tre infermieri del 118, fuori servizio. Hanno riconosciuto subito la gravità della situazione e hanno avviato senza esitazioni le manovre rianimatorie, allertando contemporaneamente la Centrale Operativa e richiedendo l’invio di un’ambulanza con infermiere a bordo, come previsto dai protocolli.
Le condizioni del paziente hanno reso necessario anche l’intervento medico. Il punto del malore si trovava a breve distanza dalla base del servizio regionale di elisoccorso: una circostanza che ha consentito una scelta operativa rapida ed efficace. Mentre l’infermiere dell’ambulanza proseguiva la rianimazione con la strumentazione di bordo, l’autista ha raggiunto la base per prelevare l’équipe sanitaria, composta da medico anestesista e infermiere, rientrando in pochi minuti sul posto. Nel frattempo il cuore dell’uomo ha ripreso a battere. Stabilizzato, è stato trasportato all’ospedale di Rivoli, dove è ora ricoverato in terapia intensiva.
Determinante il ruolo della Centrale Operativa 118 di Torino, che ha coordinato le risorse sul territorio e modulato l’intervento in tempo reale. La vicenda riporta al centro un principio fondamentale dell’emergenza sanitaria: nelle crisi cardiache la differenza la fanno i minuti. Riconoscimento precoce, attivazione immediata dei soccorsi, rianimazione tempestiva e un trasferimento rapido verso un centro idoneo compongono quella catena della sopravvivenza che, quando funziona, può ribaltare un destino che sembrava già scritto. A Collegno, l’allineamento tra competenze, protocolli e logistica ha creato quei minuti decisivi.
Resta l’immagine di professionisti che non voltano lo sguardo, di una Centrale Operativa che orchestra e di un territorio capace di accorciare le distanze tra bisogno e risposta. E resta un uomo che oggi è vivo grazie a una sequenza di decisioni giuste, prese al momento giusto.