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Cronaca
26 Gennaio 2026 - 09:36
Macabro ritrovamento in strada Fornacino: recuperati resti umani. Si indaga sull'identità
Uno scheletro tra i rovi, in un punto dove di solito non passa nessuno. È cominciata così, venerdì sera, la nuova indagine che scuote la zona industriale di Leinì, lungo un canale di scolo in strada Fornacino 96, a pochi metri dall’azienda Seven. Erano circa le 20 quando un passante ha notato qualcosa di strano, affiorare nella vegetazione: prima un dubbio, poi la certezza. E una telefonata che ha fatto scattare l’allarme.
Il 112 riceve una segnalazione netta, senza giri di parole: «In strada del Fornacino ho trovato lo scheletro di una persona». Pochi minuti dopo, sul posto arrivano i carabinieri della Compagnia di Venaria, con il supporto dei militari di Leinì e dei vigili del fuoco. L’area viene delimitata, i resti recuperati e trasferiti all’ospedale di Ciriè, dove inizierà la parte più delicata: capire chi fosse quella persona e soprattutto che cosa le sia successo.
Per ora, la scena non racconta molto. Anzi: quasi niente. I primi riscontri del medico legale dell’Asl To4 e degli specialisti della scientifica parlano di un ritrovamento difficile da decifrare. Non sarebbe chiaro nemmeno se si tratti di un uomo o di una donna. Intorno alle ossa, e a ciò che resta degli indumenti ormai ridotti a frammenti, non ci sarebbero elementi utili a indirizzare subito le indagini: nessun documento, nessun oggetto, nessun dettaglio capace di dare un nome o una storia.
L’inchiesta è seguita dalla Procura di Ivrea e resta aperta ogni ipotesi, senza esclusioni comode. Anche perché quel punto di campagna, stretto tra capannoni e strade secondarie, non è un luogo che si attraversa a piedi “per caso”. Ed è proprio questo a rendere il quadro più inquieto: il corpo potrebbe essere stato portato lì da qualcuno, magari dopo la morte, e lasciato in un angolo dove il tempo e l’abbandono fanno il resto.
Al momento non risultano denunce di scomparsa recenti in zona, né segnalazioni di persone allontanatesi volontariamente senza fare ritorno. Un vuoto che pesa, perché senza un’identità diventa più difficile anche ricostruire il contesto: da quanto tempo quello scheletro era lì? Il decesso risale a settimane, mesi, anni? E soprattutto: morte naturale o qualcosa di peggio?

Per rispondere serviranno esami approfonditi. Nei prossimi giorni Tac e radiografie potrebbero evidenziare fratture, lesioni o traumi sulle ossa, segnali che aiuterebbero a distinguere tra un malore, un incidente o un’aggressione. Ma è una corsa in salita, perché quando il corpo si riduce a resti, le certezze diventano rare e ogni dettaglio conta come oro.
Il ritrovamento riporta alla memoria episodi recenti, sempre nella stessa area. Ad aprile, sempre a Leinì, venne scoperto un cadavere in avanzato stato di decomposizione dentro un cascinale abbandonato nelle campagne, in via Roveglia Ruffini, al confine con Volpiano. Dopo settimane di accertamenti si arrivò a una conclusione: era un senza fissa dimora, un uomo che aveva trovato riparo tra mura fredde e un camino di fortuna per scaldarsi. E appena pochi giorni fa, nelle campagne di Settimo Torinese, un altro corpo era stato recuperato in fondo a un canale senz’acqua: un clochard di 82 anni, Ennio Calabrese, conosciuto in zona per la sua bicicletta e quella ricerca ostinata di qualcosa da rivendere o di un pasto caldo. Anche lì, probabilmente un malore. Anche lì, nessuno a sentirlo.
Ora però Leinì riparte da zero. Da un mucchio di ossa senza nome e da troppe domande che, per il momento, restano sospese.
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