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26 Gennaio 2026 - 11:55
"Non sono disposta a sacrificare la mia vita per un figlio": Roberta Bruzzone a Verissimo racconta la scelta che rompe ogni tabù
Una scelta personale, profonda, raccontata senza giustificazioni e senza cercare assoluzioni. A Verissimo, Roberta Bruzzone ha parlato apertamente della mancata maternità, affrontando un tema che continua a essere carico di aspettative sociali, giudizi impliciti e domande mai neutre, soprattutto quando a parlarne è una donna.
Le sue parole non cercano l’effetto, ma colpiscono proprio per la loro lucidità: «Io non credo di essere adatta a fare la madre. L’ho sempre pensato; mi piace troppo la vita che conduco e non sono disposta a sacrificare un aspetto così importante». Una dichiarazione netta, che ribalta uno dei luoghi comuni più radicati: l’idea che la maternità sia un destino naturale, quasi obbligato, e che il non volerla debba per forza nascondere un rimpianto o una mancanza.
Bruzzone, criminologa e volto televisivo noto per il suo approccio razionale e diretto, porta la stessa chiarezza anche sul terreno più intimo. Non parla di rinuncia subita, ma di scelta consapevole, maturata nel tempo e mai vissuta come una sottrazione. «È un’esperienza così totalizzante che non mi sono sentita di affrontarla», ha spiegato, riconoscendo il peso e la responsabilità che la maternità comporta, senza edulcorazioni.
Il passaggio forse più significativo del suo racconto riguarda la conoscenza di sé. «Non credevo di avere gli strumenti per gestire la parte mia prevalente», dice Bruzzone, facendo riferimento a una dimensione interiore che ha preferito non forzare. Una frase che sposta il discorso dal piano ideologico a quello umano, lontano sia dalla retorica del sacrificio a tutti i costi sia da quella dell’autorealizzazione a ogni prezzo.
Nel suo intervento non c’è provocazione, ma una forma rara di onestà personale. Bruzzone non rivendica una scelta come bandiera, né la propone come modello. La racconta per quello che è stata: una decisione presa assumendosene il peso, senza demandarla al caso o al tempo che passa. «Ho fatto una scelta di consapevolezza», conclude, chiarendo che la serenità non nasce dall’assenza di dubbi, ma dall’averli affrontati.

Roberta Bruzzone
Il suo racconto si inserisce in un dibattito ancora complesso nel panorama culturale italiano, dove la maternità continua a essere spesso considerata una tappa naturale della vita femminile. Dire di non sentirsi adatte, o semplicemente di non volerla, resta per molte donne un atto difficile da dichiarare pubblicamente. E proprio per questo le parole di Bruzzone hanno avuto risonanza: perché pronunciate senza difese, senza cercare approvazione.
Nel salotto di Silvia Toffanin, la criminologa non ha cercato di spiegare “perché” non essere madre, ma di raccontare come si arriva a una decisione del genere. Un percorso fatto di ascolto di sé, di riconoscimento dei propri limiti e delle proprie priorità. Un messaggio che parla anche a chi ha fatto scelte diverse, ricordando che non esiste una sola strada giusta, ma molte strade possibili.
In un tempo in cui il dibattito pubblico tende spesso a semplificare, il racconto di Roberta Bruzzone restituisce complessità a una scelta che complessa lo è davvero. Senza giudicare, senza cercare legittimazioni esterne, ma rivendicando il diritto – ancora non scontato – di scegliere per sé, anche quando la scelta va contro ciò che ci si aspetta da una donna.
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