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17 Gennaio 2026 - 17:14
Dal Texas al Canavese: il viaggio di Elizabeth sulle tracce di Guido Gozzano, suo antenato
Dal Texas al Canavese seguendo un filo sottile fatto di nomi, date, documenti ingialliti e domande rimaste aperte per secoli. Elizabeth Dunn, 37 anni, infermiera statunitense specializzata in politiche sanitarie, è tornata in Italia per ricostruire la storia della propria famiglia. Non un viaggio turistico, ma il punto di arrivo di una ricerca durata anni, che oggi conta oltre 2.000 nomi e attraversa più di tre secoli di storia.
La sua famiglia mantiene legami tra Italia e Stati Uniti da circa 120 anni. Un rapporto mai interrotto, fatto di partenze, ritorni temporanei e nuove migrazioni.
«Mio nonno nacque in West Virginia nel 1910», racconta Elizabeth. «Tornò in Italia a soli due anni, prima di rientrare negli Stati Uniti come sarto e come soldato durante la Seconda Guerra Mondiale. Sono cresciuta con genitori che hanno sempre dato un valore molto forte alle nostre radici, anche quando sembravano lontane».
Nel corso della sua ricerca genealogica, Elizabeth ha ricostruito una rete familiare ampia e complessa, che ha resistito a guerre, crisi economiche, cambiamenti politici e lunghi periodi di separazione. Un lavoro meticoloso, fatto di archivi, registri parrocchiali, atti di nascita e di morte, ma anche di contatti con parenti mai conosciuti prima.
Tra i legami emersi c’è quello con Pietro Micca, l’eroe torinese del 1706, attraverso il ramo materno dei Martinazzo, originari della Valle Cervo. Micca è ricordato per il gesto che contribuì a salvare Torino dall’assedio francese, facendo esplodere le polveri nelle gallerie della Cittadella. Una figura che, a distanza di oltre tre secoli, continua a essere parte integrante della memoria cittadina e della storia piemontese.
I Martinazzo erano storicamente scalpellini. In una valle difficile, segnata da un territorio impervio e da risorse limitate, la lavorazione della pietra divenne per generazioni una forma di sopravvivenza. Un mestiere duro, trasmesso di padre in figlio, che permise a molte famiglie non solo di restare, ma anche di partire. Le competenze acquisite in Valle Cervo accompagnarono l’emigrazione, diventando un patrimonio portato oltre confine.
Nel 2006, Elizabeth e sua madre parteciparono a un raduno internazionale della famiglia Martinazzo a Garibaldi, in Brasile. In quell’occasione si ritrovarono parenti provenienti da Italia, Francia, Argentina e Brasile. Persone cresciute in continenti diversi, con lingue e abitudini differenti, ma legate da una storia comune. Un incontro che ha dato un volto concreto a una genealogia fino a quel momento fatta soprattutto di documenti.
Le ricerche più recenti hanno poi portato a un’altra scoperta significativa: il legame con Guido Gozzano, poeta e figura centrale del movimento crepuscolare, risultato essere cugino di terzo grado. Il rapporto tra Gozzano e il Canavese è noto e documentato, e il suo nome continua a essere presente nel territorio attraverso scuole e istituti scolastici.
La ricostruzione genealogica è passata anche attraverso raduni organizzati dal ricercatore monferrino Armano Gozzano, autore di uno studio sulla genealogia della famiglia, presentato ad Agliè nel 2018. A curare quell’incontro fu Carlo Burdet, storico e genealogista torinese, considerato uno dei principali studiosi della figura del poeta. Anche una zia di Elizabeth, residente a Pecetto, ha partecipato a questi appuntamenti, contribuendo a mantenere vivo il legame familiare.

L'annuncio che documenta l'evento avvenuto ad Agliè

Il convegno per onorare la gerarchia della famiglia Gozzano

L'intervento della Zia di Elizabeth

La disposizione del luogo adibito al dibattito

Un gruppo unito per Gozzano

Foto di gruppo presso la Chiesa di Agliè

Il lavoro di un gruppo di italiani nel West Virginia per costruire una casa negli anni dell'emigrazione

La nonna di Elizabeth Dunn insieme a sua sorella nei vecchi quartieri di Torino

Elizabeth con suo nonno a Riabella nel 1994
Alla rete di parentele si aggiunge anche Luigi Longo, dirigente della Resistenza e segretario del PCI, cugino di terzo grado a distanza di due generazioni. Una figura che ha attraversato alcuni dei momenti più complessi della storia politica italiana del Novecento e che rappresenta un altro punto di contatto tra la vicenda familiare e la storia collettiva.
Accanto alle scoperte, però, restano anche le zone d’ombra. Ogni ricerca genealogica, prima o poi, incontra un vuoto difficile da colmare. Per Elizabeth questo vuoto ha il nome di Eurosia Liberata Acerbe, poi conosciuta come Rosa, sua trisnonna.
Nata nel 1818 all’Istituto Provinciale di Maternità di Torino, Eurosia fu lasciata lì dalla madre subito dopo il parto. Un gesto che oggi appare distante, ma che racconta molto delle condizioni sociali dell’epoca. Elizabeth si interroga su quella scelta, cercando di immaginare le difficoltà, la povertà e l’isolamento che portarono una donna a separarsi dalla propria figlia.
Affidata inizialmente a una balia a Vialfrè e successivamente cresciuta ad Agliè sotto la tutela di un sacerdote, Eurosia visse negli anni immediatamente successivi all’epoca napoleonica, un periodo segnato da instabilità economica e profonde trasformazioni sociali. La sua è una storia silenziosa, come quella di molte donne dell’Ottocento, rimasta ai margini dei grandi eventi ma centrale nella vita quotidiana delle comunità.
Il legame con il Canavese si rafforza attraverso il marito di Eurosia, Pietro Galletti, figlio di Bernardino, nato a San Giorgio Canavese nel 1812. Proprio su questo ramo si concentra oggi una delle ricerche ancora aperte.
«Sto cercando di capire se il cognome originario registrato a San Giorgio fosse Galletti o Galletto», spiega Elizabeth. «Può sembrare un dettaglio minimo, ma per chi fa ricerca storica è decisivo. Da quella vocale dipende la possibilità di risalire a un mio antenato, Giorgio, nato intorno al 1700. Ho scritto anche sulla pagina Facebook di San Giorgio: è un tentativo diretto, ma è l’unico modo per andare avanti».
L’appello è rivolto ai cittadini di San Giorgio Canavese, agli archivi locali, alla memoria tramandata nelle famiglie. Ogni informazione può aiutare a chiudere un passaggio rimasto sospeso per secoli. Non si tratta solo di completare un albero genealogico, ma di ricucire un legame tra chi è rimasto e chi, partendo, ha portato con sé un pezzo di Canavese nel mondo. Un legame che oggi, dopo generazioni, torna a cercare risposte proprio da dove tutto è iniziato.
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